Filosofia
Lezioni di Basilea e scritti filologici 1869-1878. Opere di Friedrich Nietzsche. Volume Vol. 2/2
Friedrich Nietzsche
Libro: Libro rilegato
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 1148
«Possiamo dunque immaginarci il lettore greco al tempo di Isocrate, un lettore lento che sorseggia una frase dopo l'altra con occhio e orecchio pazienti, capace di degustare uno scritto come un vino pregiato, sentendo tutta l'arte dell'autore; un lettore per il quale scrivere è ancora un piacere, una persona che non va stordita, ubriacata o tirata per i capelli, ma che possiede davvero la naturale disposizione d'animo del lettore ... Silenzioso, attento, libero da preoccupazioni, sereno, un uomo che ha ancora tempo». Edizione italiana condotta sul testo critico originale stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.
Aurora
Friedrich Nietzsche
Libro: Libro in brossura
editore: Rusconi Libri
anno edizione: 2025
pagine: 336
Aurora (1881) segna un momento cruciale nel pensiero di Nietzsche, in cui intraprende una critica sistematica della morale tradizionale e delle sue radici religiose, liberando la propria filosofia dai pregiudizi morali e dai falsi dogmi. Con un magistrale stile aforistico, Nietzsche esplora i grandi temi della sua maturità filosofica, quali la genealogia dei valori moderni, il cristianesimo, la décadence, la cattiva coscienza, il libero arbitrio e l’influenza della cultura occidentale. L’opera enfatizza l’importanza di un risveglio intellettuale e conduce una spietata analisi dei valori su cui si fonda la tradizione, rivelando le radici psicologiche e storiche di concetti considerati assoluti e invitando a superare le illusioni morali in vista della libertà.
Performance. Un itinerario filosofico e storico-artistico
Giacomo Fronzi
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2025
pagine: 452
La parola performance è oggi onnipresente: la si incontra nella tecnologia, nello sport, nel management, nello spettacolo e persino nelle neuroscienze, quasi sempre in relazione al concetto di prestazione. Ma il campo del performativo è molto più vasto e complesso, tanto da poter essere indagato da prospettive differenti – inclusa quella filosofica, finora tendenzialmente trascurata. Giacomo Fronzi ci guida in questa esplorazione, mostrando come il performativo sia una dimensione che abitiamo costantemente, anche al di fuori delle pratiche artistiche che più l’hanno elaborata: teatro, arte performativa, musica e danza. Attraverso queste quattro tradizioni, l’autore ricostruisce anche i momenti chiave che hanno dato forma a quella che viene chiamata “svolta performativa”. Analisi filosofica e ricostruzione storico-artistica si combinano così in un percorso originale e dinamico nel multiforme e stupefacente universo della performance. Prefazione di Massimo Donà.
Esistenza e coesistenza
Eugen Fink
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni ETS
anno edizione: 2025
pagine: 276
"Esistenza e coesistenza", pubblicato postumo per la prima volta nel 1987, raccoglie le lezioni di un corso universitario tenuto da Eugen Fink per la prima volta nel 1952-53 all’Università di Friburgo. Al centro dell’argomentazione si trova la possibilità di un nuovo accesso fenomenologico alla comunità. Fink mostra come la relazione tra esseri umani si fondi su una forma di coesistenza, ossia un “essere-l’u-no-conl’altro”, che prescinde da condizioni psicologiche e sociali, ma precede anche ogni forma rappresentativa basantesi sulla soggettività moderna. La comunità trova la propria istituzione invece nel prendere parte quotidianamente ai significati simbolici di cose che accompagnano la nostra esistenza nel mondo, come la bara, la culla e il tavolo. L’utilizzo quotidiano di tali oggetti rimanda continuamente ai fenomeni fondamentali dell’esistenza umana, con un nesso implicito con la “vita” cosmica degli enti, tra ciò che si dà alla presenza e ciò che invece presente non lo è più. Tali argomentazioni condurranno Fink a una concezione della comunità lontana da ogni analogia con i gruppi di animali (branco, stormo, gregge), ma anche a una presa di distanza da ogni idealità comunitaria definita esclusivamente secondo una concezione spirituale dell’umanità.
Verso un nuovo Manifesto
Theodor W. Adorno, Max Horkheimer
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2025
pagine: 192
«Tutti sanno che il mondo di oggi è l’inferno» afferma Theodor W. Adorno nel 1939, mentre il patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica getta un’ombra cupa sul futuro e l’Europa precipita verso la guerra. Nel 1956 – l’anno in cui Chrušcëv denuncia i crimini di Stalin, la rivolta d’Ungheria è soffocata nel sangue e il Partito Comunista di Germania viene sciolto – Max Horkheimer prosegue l’amara diagnosi: «Il mondo è impazzito. L’intera storia dell’umanità non è altro che una falena attratta dalla luce, destinata inevitabilmente a bruciarsi». Eppure, proprio in questi momenti di buio, i due filosofi si ritrovano per discutere la stesura di un nuovo Manifesto, ispirato a quello del Partito Comunista. Rileggono Marx, per mostrare «che è possibile essere comunisti e al tempo stesso condannare i russi». Riflettono sulla storia come promessa di salvezza o come catastrofe, in un dialogo ideale con Walter Benjamin. Con uno slancio quasi teologico arrivano persino a ipotizzare che «andrà tutto bene». Ma a chi rivolgersi? Quale linguaggio adottare? Come ricucire il legame spezzato tra teoria e prassi? Tra aforismi, battute e intuizioni visionarie, i due francofortesi continuano a cercare una risposta, fino ad accarezzare l’idea di un appello per la fondazione di un nuovo partito. Le loro conversazioni del 1939 e del 1956 sono qui raccolte e tradotte per la prima volta in italiano, accompagnate da un ampio saggio di Nicola Emery che ne ricostruisce la genesi e ne illumina i temi centrali.
La filosofia di fronte al genocidio. Conversazione su Gaza
Étienne Balibar
Libro: Libro in brossura
editore: Cronopio
anno edizione: 2025
pagine: 94
“Mi definisco ‘ebreo’ perché sono sconvolto dall’idea che i significati morali e persino religiosi, e per via di conseguenza filosofici, portati nella storia dall’ebraismo – dalla parola dei Profeti di Israele fino al discorso di quei rinnegati o eretici che hanno alimentato la mia formazione intellettuale (Montaigne, Spinoza, Marx, Rosa Luxemburg, Freud, Kafka, Benjamin, Arendt, Simone Weil, Derrida, che è stato mio professore) – potrebbero d’ora in poi essere associati, per molto tempo e persino per sempre, non più alla resistenza alle persecuzioni e alla ricerca dell’autonomia intellettuale, all’imperativo della moralità e della giustizia e alla discussione sui suoi mezzi (tra cui la rivoluzione), ma all’oppressione e allo sterminio di un altro popolo sotto il patrocinio di questo ‘nome’. Penso che l’onore del ‘nome ebraico’ debba essere difeso da questa infamia e che sia necessario esprimere una rivolta”.
Chi può essere mangiato? Filosofia, etica e immaginario della carne coltivata
Libro: Libro in brossura
editore: Accademia University Press
anno edizione: 2025
pagine: 152
Mangiare carne non è mai stato un gesto neutro. Dall’antichità ai giorni nostri, scegliere chi può essere sacrificato per nutrirsi significa interrogarsi sul confine tra umano e non umano, sulla violenza implicita nei nostri consumi e sul valore morale della vita. Oggi, la carne coltivata – carne reale, ma ottenuta a partire da cellule animali che si riproducono in laboratorio, senza allevamenti né macellazione – ripropone in forme inedite queste antiche domande. Questo volume affronta il tema da una prospettiva ampia e interdisciplinare: filosofia, bioetica, ecologia, diritto, economia e linguistica si intrecciano per esplorare le implicazioni materiali e simboliche di un’alimentazione “senza morte”. È ancora carne, quella che non proviene da un animale vivo? È naturale o artificiale? Reale o contraffatta? E se un giorno potessimo coltivare carne umana, sarebbe immorale mangiarla? La riflessione sulla filosofia, l’etica e l’immaginario della carne coltivata ci invita così a ripensare il cibo come gesto culturale e morale, a interrogare la gerarchia dei corpi commestibili e a riflettere su quale idea di umanità si esprima nelle nostre scelte alimentari.
L'ultimo mediatore. Due studi su Giuliano
Maria Carmen De Vita
Libro: Libro in brossura
editore: Ist. Italiano Studi Filosofici
anno edizione: 2025
pagine: 248
Pochi sono a tutt’oggi i manuali di filosofia che riservano spazio alla figura dell’imperatore Giuliano, l’“Apostata”, ultimo eroe del paganesimo, personaggio-simbolo del dibattito culturale e religioso del IV secolo. I due studi qui presentati hanno lo scopo di precisare la portata filosofica del suo progetto di restauratio: non un “sogno” impossibile, ma un tentativo concreto di reagire all’ascesa della nuova religione all’interno della società postcostantiniana. Pienamente immerso nei suoi tempi e forte della sua esperienza di ex-cristiano, Giuliano individua con lucidità, nelle critiche del Contra Galilaeos, i punti deboli della teologia degli avversari; vi oppone, poi, nei Discorsi, la superiorità di un’ideologia ellenica ispirata al neoplatonismo di Giamblico, capace di offrire un fondamento metafisico al ruolo del princeps.
A proposito del senso della vita
Vito Mancuso
Libro: Libro in brossura
editore: Garzanti
anno edizione: 2025
pagine: 112
Sappiamo alla perfezione cosa vogliamo avere - ricchezza, piacere, potere - ma non sappiamo più chi vogliamo essere . Nella grave crisi in cui siamo immersi, necessitiamo continuamente di avversari per definire le nostre identità, e spesso ci scopriamo nemici addirittura di noi stessi, in una sorta di permanente guerra interiore. La filosofia di Vito Mancuso è un'àncora preziosa in questi tempi difficili: rinnovando in noi il desiderio di antiche riflessioni, ci indica la strada per risalire alle radici profonde della nostra coscienza, e ci insegna come il senso e la direzione della nostra vita su questa Terra vadano ricostruiti a piccoli passi, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di trovarci al cospetto di qualcosa di più importante di noi stessi. Solo così sapremo entrare in armonia con la logica che determina il nostro cammino e amare quella semplicità naturale dentro di noi che è il vero segreto per una vita degna, una vita che vale la pena vivere, una vita autentica.
Lo zen e l'arte del tiro con l'arco
Eugen Herrigel
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2025
pagine: 112
Nessun altro libro ha permesso la comprensione dello Zen e ha fatto conoscere l’essenza stessa delle discipline marziali giapponesi a noi Occidentali, favorendone di fatto la diffusione, come Lo Zen e l’Arte del tiro con l’arco. Herrigel, filosofo tedesco invitato negli anni Venti del secolo scorso a insegnare filosofia in Giappone, volendo conoscere chi avrebbe potuto guidarlo alla “scoperta” dello Zen, viene indirizzato al Grande Maestro Awa. Studiando i gesti del Maestro – la postura, il controllo del respiro, la tensione della corda, il “lasciar andare” – Herrigel apprende come “il gesto tecnico” perde efficacia quando . guidato da un soggetto intenzionale: l’“io che vuole colpire” rappresenta l’ostacolo principale, e l’abilità emerge solo quando l’arciere si svuota di scopo, permettendo al tiro di compiersi senza intervento dell’ego, scoprendo che non si tratta di una semplice tecnica, ma di un percorso di trasformazione interiore fondato sull’esperienza diretta, sull’annullamento dell’ego e sulla piena adesione al momento presente. Questa nuova edizione, tradotta con attenzione filologica ma soprattutto con grande conoscenza dello Zen e dell’arte del tiro con l’arco, restituisce la voce originale di Herrigel con maggiore precisione e profondità, mantenendo la struttura argomentativa del testo, mettendo in luce il movimento circolare con cui l’autore descrive la dissoluzione della volontù: dalla ripetizione estenuante degli esercizi, all’attesa silenziosa in cui il maestro richiede un abbandono radicale, fino alla comprensione finale che “l’arciere, l’arco e il bersaglio sono uno”. A impreziosire il volume viene presentato al lettore italiano per la prima volta in traduzione l’inedito lungo articolo del 1936 pubblicato da Herrigel sulla rivista Nippon. Zeitschrift für Japanologie con il titolo Lo Zen e l’arte cavalleresca del tiro con l’arco; in questo notevolissimo documento, che illumina ulteriormente il percorso intellettuale dell’autore e la genesi delle sue intuizioni più celebri, Herrigel approfondisce il nesso tra disciplina marziale e formazione etico-spirituale, chiarendo la dimensione “cavalleresca” del kyūdō come educazione dell’intenzione e del carattere ed è, a tutti gli effetti, il vero precursore del volume pubblicato successivamente. Ne emerge un Herrigel più complesso, attento tanto alla pratica quanto alla sua interpretazione simbolica, capace di trasformare un’arte marziale in una meditazione sul rapporto tra gesto, consapevolezza e trascendenza.
Inno a Sophia. Simposio di voci inascoltate
Ferdinando Carrozza Schettino
Libro: Libro in brossura
editore: Pluriversum
anno edizione: 2025
pagine: 154
Nel XXI secolo pensiamo di poter accedere facilmente a tutta la conoscenza prodotta dall’uomo, eppure è esistito un lato nascosto della filosofia, un pensiero non dominante che per secoli ha operato nell’ombra. Si tratta di donne spesso costrette al silenzio o a esprimersi sussurrando, vittime di pregiudizi per il loro coraggio nell’esporsi. Si riuniscono in un simposio, fuori dal tempo e fuori dallo spazio, invitate dalla misteriosa figura di Sophia, filosofe dall’India vedica all’Europa Medievale, dalla Grecia arcaica al Rinascimento veneziano. Il loro fine è restituire, attraverso sottili argomentazioni, la vera natura della filosofia e dell’armonia.
Lavoro e modernità. Un saggio filosofico
Sergio Labate
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni ETS
anno edizione: 2025
pagine: 216
La generazione che ci ha preceduto affidava al lavoro il compito di emanciparsi, mentre quella che ci segue è costretta a non vedere nel lavoro che una forma di oppressione. Questo libro propone un'interpretazione ontologica del lavoro umano, che serve a comprendere la profondità della riduzione antropologica contenuta nel lavoro come dispositivo moderno. L'invenzione del lavoro moderno ha infatti origine dall'esercizio filosofico e politico della critica, ma finisce però col riprodurre ciò che critica. Per uscire da stati di minorità che non riconosce più come legittimi, l'uomo moderno ne inventa uno del tutto nuovo: quello in cui il lavoro è allo stesso tempo necessario e libero, in cui la schiavitù viene abolita eppure la servitù volontaria diventa la misura di tutti i rapporti. Questa tensione tra due contrari definisce l'eccezionalità del lavoratore moderno: che affida all'atto stesso della sua alienazione anche il riconoscimento della propria dignità. La tesi di questo saggio è che ciò che sta accadendo adesso non è che il brutale scioglimento dell'ambiguo intreccio che il lavoro moderno ha inventato e ha cercato disperatamente di mantenere in stato di quiete. Sarà ancora la democrazia del lavoro a poterci liberare? Oppure dobbiamo definitivamente congedarci dalla modernità? Il libro è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire la genealogia filosofica del lavoro e il suo rapporto con quell'esperimento filosofico ormai quasi dismesso che abbiamo definito per tanto tempo "democrazia".

