Luni Editrice: Il sogno di Gutenberg
Storia confidenziale del «Polifilo». Il libro più bello del Rinascimento
Giovanni Pozzi
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 64
L’Hypnerotomachia Poliphili – ovvero la “lotta onirico-amorosa di Polifilo”, e meglio conosciuto semplicemente come il Polifilo – è universalmente considerato il più bel libro del Rinascimento e insieme il Sacro Graal dei bibliofili. La ricerca sapienziale dell’eroe Polifilo, ammaliato dalla purezza incarnata dalla ninfa Polia, diviene un’esaltazione estetica del Rinascimento eternato in minute e sontuose descrizioni di palazzi, giardini, dipinti, sculture, emblemi. Il Polifilo venne pubblicato da Aldo Manuzio il Vecchio sul finire del mese di dicembre nel 1499, ed è considerato il capolavoro inarrivabile della sua officina, un gioiello dell’arte tipografica soprattutto per le splendide xilografie nate dalla mano di un maestro ancora oggi rimasto anonimo, ma paragonabili, per la potenza del tratto, a quelle del Mantegna. L’autore del testo è stato rivelato in Francesco Colonna, un dotto e turbolento frate domenicano inventore di una lingua che mescola italiano-latino- greco. Queste e molte altre scoperte si devono a Giovanni Pozzi che al Polifilo, ai suoi molti misteri, come alle sue indecifrabili allegorie, ha dedicato molti anni di studi eruditi e di ricerche filologiche. In questa Storia confidenziale del Polifilo egli riesce a raccogliere tutta la magia del Polifilo, a rifarne in breve la storia e il mito. Aiutato dalle xilografie, qui copiosamente riprodotte, Pozzi compie un viaggio iniziatico e al contempo intimo, promettendo ai propri lettori un insperato premio finale: “i venticinque volonterosi che sapranno percorrere a fianco di Polifilo e Polia l’estenuante viaggio, vi scopriranno non solo dei mirabilia architettonici e linguistici, ma un libro essenziale al contesto della cultura veneta del Quattrocento”.
L'invenzione del dizionario
Émile Littré
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 112
“Davvero quando vidi l’ammasso di materiale del mio dizionario così imponente davanti a me, lo rimirai estaticamente, perché in quel mucchio di foglietti possedevo il meglio delle autorità in fatto di lingua classica e tutta la storia della lingua francese”. Così Émile Littré ricorda la prima apparizione del suo Dizionario della lingua francese, il leggendario Littré. Universalmente considerato il miglior lessico francese di sempre, fu un’immane impresa lessicografica che L’invenzione del mio dizionario narra come un’avventura. Nel 1841 l’editore Louis Hachette affidava a Littré la realizzazione di un nuovo dizionario di cui l’ultimo volume sarà impresso solo nel 1872. Nel lungo intervallo di tempo Littré compose più di quattrocentomila pagine, mentre imperversava la Guerra franco-prussiana e la Comune. Al di là del taglio memorialistico, L’invenzione del mio dizionario non è il piedistallo eretto da Littré alla propria gloria di lessicografo, ma il resoconto di un lavoro titanico, a tratti eroico, e insieme una sorta di ricetta dello scrivere, utile a chiunque usi la penna. Composta nel 1880, anni dopo il celebre dizionario, L’invenzione è anche un’importante chiave di accesso all’uomo Littré; non a caso gli editori moderni la ricompresero subito entro quell’imponente forziere di parole quasi ne fosse il segreto passepartout. Essendo oggi il Littré uno dei pochi lessici autenticamente classici, in quanto fissa ed eterna il francese del Grand Siècle, L’invenzione è stata tradotta in tutte le maggiori lingue europee e viene qui presentata per la prima volta in italiano. Per meglio illustrare l’autore e la sua opera si offre anche un Glossario Littré che è una raccolta di notizie, giudizi, aneddoti, curiosità dalla “A alla Z”.
Tolkien e Il Signore degli anelli
Velania La Mendola
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 144
The Lord of the Rings di J.R.R. Tolkien esce in Gran Bretagna tra il 1954 e il 1955, un capolavoro destinato a diventare uno dei libri più letti al mondo. Come racconta l’autrice attraverso carte d’archivio, documenti e testimonianze, la sua storia editoriale è tribolata e piena di colpi di scena, in madre patria ma soprattutto in Italia. Nel nostro Paese arriva ben sedici anni dopo la prima pubblicazione, soltanto nel 1970 – dopo due rifiuti della Mondadori e un tentativo fallito della Astrolabio – grazie a Rusconi Libri e a un gruppo di lavoro che dietro la fiaba intravede un genio letterario. Quando finalmente l’impresa è compiuta, il libro prende però percorsi inaspettati: mentre in America gli hippies con corone di fiori inneggiano alla Terra di Mezzo e al ritorno alla natura, evocando gli Hobbit stampati su jeans e magliette, in Italia le piccole ed eroiche creature tolkeniane si ritrovano in camicia nera tra le file di estrema destra. Questo libro racconta i protagonisti dietro le quinte dell’editoria, la genesi della pubblicazione (la prima traduzione poi completamente rivista da Quirino Principe, le molte prove di copertina di Piero Crida, l’intervento di Elémire Zolla con Rusconi e l’allora direttore editoriale Alfredo Cattabiani, i dibattiti seguiti alle pubblicazioni, i contesti culturali nei quali si sono sviluppate queste estremizzazioni. È la storia di un capolavoro che ha ridato linfa letteraria alla fiaba e ha inventato il fantasy; un’opera che è stata disprezzata, ideologizzata, strumentalizzata, fuorviata, ma soprattutto è stata ed è tuttora molto amata da chi conta soprattutto per uno scrittore: i lettori. Come è stato scritto: «il mondo si divide in due: quelli che hanno già letto Il Signore degli Anelli e quelli che si accingono a farlo».
Il giornalismo a Milano. Dalle origini al novecento
Francesco Cazzamini-Mussi
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 624
Milano è, storicamente, la capitale dell'editoria italiana, delle grandi famiglie editoriali, dei quotidiani e dei rotocalchi, delle grandi tirature; qui si sono costruite le più importanti vicende editoriali degli ultimi secoli e quasi tutti i grandi della letteratura hanno lasciato un segno dell'amore che avevano maturato per questa strana città “sull'acqua”. Francesco Cazzamini Mussi con "Il Giornalismo a Milano" entra minuziosamente nella storia del giornalismo con una narrazione viva e vibrante e propone una prospettiva diversa del giornalismo da quella ufficiale della storia di cinque secoli, dal Quattrocento all'inizio del Novecento. L'autore, grazie alle sue approfondite ricerche, racconta non solo il conosciuto, ma il “dietro le quinte”, i pettegolezzi, le manie, gli amori e gli odi, le invidie e i successi, vale a dire la storia raccontata dai testimoni oculari, i giornalisti – o meglio i letterati che si davano in prestito al giornalismo nascente – e le testate che si succedevano in un fluire continuo tra eventi politici, censure, imposizioni, cambi di regime, diktat del potente di turno. Dai primi timidi fogli stampati a Milano per incoraggiamento di Ludovico il Moro, alle gazzette e bollettini secenteschi, attraverso le vicende di testate celebri quali Il Caffè o Il Conciliatore, ogni epoca ha avuto i suoi giornali e giornalisti che ne hanno raccontato e commentato gli avvenimenti. Soprattutto tra Settecento e Ottocento è suggestivo incontrare, tra le pieghe delle vicende delle varie testate più o meno celebri, i grandi nomi della letteratura e della politica italiana di quei secoli: Verri, Berchet, Beccaria, di Breme, Visconti, Monti, Pellico, Confalonieri, Tenca, Cantù, Leopardi, Archinto, Dal Verme, Imbonati, Foscolo, Manzoni… solo per citarne alcuni; fino ad arrivare alla grande avventura del Corriere della Sera di Torelli Viollier e senza dimenticare le sensazionali incursioni di grandi nomi stranieri come M.me de Staël e Balzac. Ne "Il Giornalismo a Milano" si passa di sorpresa in sorpresa e si rivive “in presa diretta”, dalle parole dei testimoni oculari, la storia politica e sociale di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Prefazione di Piergiorgio Lucioni.
Patatrac. Dizionario onomatopeico-rumorista della lingua italiana
Marco Lanterna
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 256
L’onomatopea è massicciamente utilizzata nel fumetto, nella pubblicità, nella canzone, nel linguaggio giovanile e graffitaro e anche nell’arte, ma fino a questo momento non aveva ancora in italiano un “proprio” dizionario. Questo è avvenuto perché l’imitazione dei rumori mediante il linguaggio è una specie di cenerentola della lingua italiana: nei grandi dizionari si perde tra le migliaia di voci, i grandi scrittori l’aborrono, per le persone comuni è una “bambinata”, mentre la scrittura tecnica nemmeno sospetta che esista. Eppure non fu sempre così: l’onomatopea ebbe una breve, ma intensa, stagione letteraria ai primi del Novecento, con Pascoli, Palazzeschi, Marinetti e il Futurismo. Filosofi e linguisti da sempre la guardano come una delle possibili matrici del linguaggio, nonché fonte di arricchimento delle lingue, mentre l’imitazione onomatopeica dei versi animali ne fa forse l’ultima lingua di Re Salomone. Per traslato l’onomatopea accomuna tutti i popoli, è trasversale alla comprensione del linguaggio e insieme ai gesti è forse l’unica vera lingua che permette un dialogo universale. Questo dizionario enciclopedico – il primo della lingua italiana interamente dedicato all’onomatopea – registra circa 1000 voci (oltre a nomi, idee, curiosità) nel tentativo di mapparne il vasto impero: dell’onomatopea esalta la qualità letteraria attraverso citazioni d’autore, e la ricchezza fonetica spesso inavvertita, serbando vero brio nelle definizioni, mai accademiche o pedanti, ma illuminanti per i continui parallelismi e collegamenti tra pensiero, azione e parola. Mentre nelle altre nazioni esistono dizionari onomatopeici, l’Italia – che è stata un modello con il Vocabolario della Crusca – vi giunge ultima. Un divario che PATATRAC vuole colmare, facendo finalmente calzare a quella riottosa cenerentola la sua scarpetta di regina.
L'utile e il futile. Tutti gli scritti di bibliofilia
Roberto Palazzi
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 656
Semplice lettore, cacciatore di libri, redattore editoriale, commesso di libreria, libraio antiquario, scrittore e persino editore, Roberto Palazzi è stato uno dei maggiori conoscitori dell'universo libro. Raccogliere in un volume tutti i suoi scritti, editi e inediti, lungo un quarto di secolo dagli anni Settanta fino al 2002, anno della sua scomparsa, ha permesso ai curatori Mauro Chiabrando e Lucio Gambetti di ordinarli per generi e tematiche, mettendo finalmente a disposizione di studiosi e appassionati una imprescindibile fonte di notizie e indagini immune da pedante erudizione. Fedeli al registro dell'ironia e della leggerezza, i lavori di Palazzi rivelano ancora oggi una immutata freschezza, il cui segreto consiste nell'affrontare anche ciò che appare futile e frivolo con la stessa dignità con cui sono trattati i temi dell'alta cultura.
Con Montale a Stoccolma
Domenico Porzio
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 96
Fra i "documenti" più illuminanti e al tempo stesso divertenti grazie ai quali possiamo ricostruire un'immagine vera e completa di quello che è stato il più grande poeta italiano del '900, merita il posto d'onore questo "diario" di Domenico Porzio (accompagnatore ufficiale del poeta insieme alla fedele Gina Tiossi), che uscì quasi clandestinamente nel 1976. In queste "memorie" dei preparativi e del viaggio stesso per la cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la letteratura nel dicembre del 1975, scopriamo che Montale, pur assolvendo scrupolosamente a tutte le formalità e agli impegni richiesti dal prestigioso riconoscimento, non può frenare la sua verve ironica e dissacratrice riducendo tutto a una scena da Operetta, genere da lui amatissimo. Porzio ci riporta le numerose battute del poeta, spiritose, geniali, pungenti e a volte perfide, i giudizi e le considerazioni che riguardano ogni genere di argomenti, dai suoi colleghi poeti (come Saba, veramente irriso), ai pronostici sui futuri vincitori del Premio Nobel, agli strutturalisti, al big bang, ai problemi linguistici, all'omosessualità e ad altro ancora, un momento indimenticabile del più vero Montale: da una parte c'è tutto il suo gusto per la beffa e la provocazione, dall'altro la sua indifferenza per l'imbarazzo che suscita. Emergono così, come se anche noi lo avessimo accompagnato in quel viaggio, i tratti più tipici del suo carattere, le sue piccole manie, il suo atteggiamento ironico nei confronti di tutto ciò che si presenta come solenne o presuntuoso. Un grande della letteratura vis à vis con il lettore, la scoperta del Montale uomo oltre il genio della poesia.
Gabriele D'Annunzio
Henry James
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 80
Ciò che James apprezza in D’Annunzio è il suo modo curioso, vario, esplorativo, sempre vivace e sempre attivo, di adoperare il linguaggio come mezzo di comunicazione e di rappresentazione, come ben si può vedere leggendo uno stralcio preso dal libro qui presentato: «D’Annunzio sembra supremamente formato per soddisfare; così prontamente infatti troviamo in lui, come figura letteraria, la più alta espressione della realtà estetica che la nostra situazione non era riuscita finora a rendere possibile. Egli ha il merito immediato di darci, con il continuo e coerente sbocciare delle sue opere, la misura delle nostre manchevolezze in quella direzione, ossia le nostre timidezze, povertà, fallimenti. Egli getta sulla coscienza estetica una luce più diretta e sicura di quanto le sia giunta, a mio avviso, nella nostra epoca, da qualsiasi altro lato; se opportunamente interrogato, potrà chiarire molti misteri, dare molte spiegazioni alla nostra mala sorte. D’Annunzio parte coll’immenso vantaggio di godere di un beneficio ricevuto per grazia e non con fatica, di rivendicarlo per ragioni diverse dal sudore della fronte e dalle aspirazioni della sua cultura. Egli dimostra con la sua opera l’influenza di cose che hanno avuto il tempo di essere date per scontate. La bellezza a ogni costo è cosa vecchia per lui; arte, forma e stile come scopo di una vita superiore sono una componente ovvia; si può dire insomma che, grazie a questi istinti e abilità trasmessi e fermamente radicati in lui, il suo sviluppo individuale cominci dove finisce la lotta di chi si limita, sia pure con impegno, alla ricerca».
Del romanzo
François Mauriac
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 48
L’autore di romanzi è simile a Dio, lo imita, lo scimmiotta: un’affermazione forte per un autore, come Mauriac, profondamente intriso di cattolicesimo “vecchia maniera”. Eppure ne è convinto. Anche il romanziere, come Dio, crea persone, traccia i loro destini, semina il loro percorso di vita di avvenimenti belli e drammatici, appunto come un “deus ex machina” che provoca e risolve situazioni. Ma – e qui è la fondamentale differenza – se Dio è eterno, il romanziere non lo è. Lo sono, invece, i suoi personaggi, che gli sopravvivono tra i lettori, di generazione in generazione. O, almeno, questo è il sogno di ogni romanziere: che i suoi personaggi gli sopravvivano a lungo. Non è sempre così, perché non tutti i letterati che si cimentano con il romanzo hanno ricevuto alla nascita il dono di quella che Mauriac chiama “ispirazione divina”. Ma non per questo è lecito dichiarare che il romanzo è un genere in declino. Così Mauriac si inserisce nel dibattito, vivo dopo la Grande Guerra, sul destino del romanzo, genere letterario che non sembra più adatto a un pubblico disincantato e duramente provato dall’impatto con la realtà aspra della guerra. Il romanzo si salverà – sembra concludere – se «…studiando l’uomo, restiamo sinceri. Noi ci votiamo alla scoperta interiore. Non dissimuleremo nulla di ciò che avremo visto. Faremo nostra quella grande parola di un romanziere russo […] “Ho seguito la vita nella sua realtà, non nei sogni dell’immaginazione, e sono così arrivato a Colui che è la sorgente della Vita”».
Il viaggiatore meravigliato. Italiani a spasso per l'Italia (1700-2000)
Luca Clerici
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 576
"Il viaggiatore meravigliato" si distingue da tutte le altre antologie di resoconti di viaggio per la scelta originale di concentrarsi non sugli stranieri in visita nel Bel Paese né sugli italiani all’estero, ma sugli italiani che corrono su e giù per la Penisola raccontando il loro grande o piccolo tour, dal Settecento a fine millennio. Queste testimonianze in presa diretta descrivono il Paese reale e invitano così a rivedere l’idea di una netta contrapposizione fra Nord e Sud, mettono in evidenza alcune caratteristiche della mentalità diffusa (la vocazione campanilistica legata a una forte resistenza ai processi di modernizzazione), e smentiscono luoghi comuni molto radicati, come la convinzione popolare che gli italiani viaggino solo al di là delle Alpi. Diversissimi per estrazione socio-culturale, interessi, motivazioni della partenza e itinerari, questi traveller nostrani alla scoperta dell’Italia prima e dopo l’Unità la raccontano in mille modi, regalandoci non poche sorprese. Ecco pagine perdute di grandi autori (la visita al cimitero di Livorno di Giorgio Caproni, di una struggente semplicità appartata), immagini memorabili (il mare di Corrado Alvaro che esplode di azzurro all’orizzonte dopo l’abbacinante bianco delle cave di marmo di Carrara, un guizzo in una sola riga), parole che rimangono impresse come quelle di Don Tempesta che rimbombano nella grotta a Polignano a Mare descritta da Antonio Baldini. E poi personaggi indimenticabili: la “scostumata puttanella” di Bacchelli che con la sua istintiva dignità simboleggia la nobile Serenissima dopo Caporetto, e la pescivendola di Sestri Levante descritta da Monelli. Ma questi sono pochi esempi, e solo novecenteschi: ognuno potrà scegliersi le sue emozioni, e rivedere con occhi nuovi i luoghi a lui più cari.
Consigli ai giovani scrittori
Charles Baudelaire
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 48
Come essere d’aiuto ai tanti giovani intellettuali, artisti, scrittori, che – in un sistema in cui tutto deve essere monetizzato e garantire un profitto, quale è quello dei tempi di Baudelaire – sono ormai a rischio? Charles Baudelaire, come scrive Anna Pensante nell’Introduzione, «è stato sempre consapevole della realtà del suo tempo, osservatore senza ipocrisie della società a cavallo della Seconda repubblica e fino alla fine del Secondo Impero (1852-1870), in cui lo sviluppo industriale, la trasformazione di Parigi, l’ascesa della borghesia di capitali e il predominio della finanza prefigurano le origini dell’odierno capitalismo». Lucido conoscitore delle leggi e delle logiche del sistema di produzione editoriale e culturale del suo tempo, nel quale gli aspiranti scrittori, giornalisti, poeti si moltiplicano e devono cercare di ritagliarsi uno spazio nell’industria culturale dell’epoca, Baudelaire scrive per loro, ma anche per se stesso, questi consigli e questi suggerimenti per meglio destreggiarsi e per non naufragare tra le molte situazioni di rischio e i molti inciampi: la gestione dei compensi, la reazione alle critiche e alle stroncature, il metodo di lavoro quotidiano, la prudenza e l’avvedutezza nei rapporti con le donne, le amanti, così come con i creditori. Un vademecum che non sente il peso del tempo ma che è di una grande attualità per chi pensa di intraprendere la dura vita dello scrittore.
Edgar Allan Poe. La sua vita e le sue opere
Charles Baudelaire
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2023
pagine: 64
Nel 1847 Charles Baudelaire scopre Edgar Allan Poe: è una folgorazione. Ne diverrà il traduttore e primo vero divulgatore in tutta Europa tanto da scrivere in una lettera «Occorre cioè desidero che Edgar Allan Poe, che non è gran cosa in America, diventi un grande uomo per la Francia». Nel 1852, tre anni esatti dopo la tragica fine di Poe, pubblicando su la “Revue de Paris” il saggio che qui viene proposto in una nuova traduzione, il ventunenne Charles Baudelaire manifesta apertamente tutto il suo entusiasmo per la scoperta del grande poeta americano. Fin da questo primo articolo traspare una vera e propria profonda immedesimazione con Poe, come se Baudelaire avesse trovato in lui, finalmente, «un artista da poter chiamare mon semblable, mon frère…», come scrive Anna Pensante nell’Introduzione. Cosa accomuna i due grandi poeti? Sono entrambi attratti dall’occulto e dal bizzarro, sono devastati da una profonda solitudine e attratti dai paradisi artificiali, sono ossessionati dalla morte e provano repulsione per la poesia moralizzatrice. Entrambi hanno vissuto anni travagliati, hanno conosciuto la povertà, l’alcol, gli amori infelici, l’ostilità della famiglia; hanno dovuto lottare per affermarsi, per far riconoscere il loro genio e sono stati sottovalutati. Infine - ma Baudelaire allora non poteva certamente immaginarlo – hanno entrambi avuto un fine vita tragico e denso di sofferenza.

