ABE
Abecedario di Salerno: famiglie, quartieri e genealogia del 1700 per ricostruire un albero genealogico dei salernitani alla portata di tutti
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 298
È una guida storica strepitosa con le note di Cuttrera e la storia magica che filtra dalla penna di Bascetta. C'è tutto il 1700: nomi, cognomi, indirizzi, prole e paternità di ogni singola famiglia. Vediamo gli argomenti: il Banco della Pietà e il Banco dei Poveri di Napoli, Come fare un testamento dal notaio, La riforma dei Tribunali: l'avvocato dei poveri, la fiera di San Matteo. Ma il cuore del volume è rappresentato dalla descrizione singolare di famiglie e quartieri di una città racchiusa da quattro porte con S. Marrismo e S. Lorenzo extra mura. Ecco i capitoli: Ascoltati tutti i capifamiglia, tranne una decina di assenti; Solo 22 famiglie di vedove ricche e povere, e due vergini; Extra: Castello e Torre Gentile e Distretto di S.Massimo; S.Maria dei Carmelitani nell'ex Piano S.Lorenzo; Il territorio di Sant'Apollinare e i Palazzi di via Canali- Parrocchia S.Maria d'Alimundo al Monte e Casa Prignano; S.Angelo dei Marronibus e S.Bartolomeo in Plano Montis; Due parrocchie sotto S.Maria delle Grazie dei gerosolomitani; S.Gregorio, S.Margherita, S.Eufemia e Santa Giovannella; S.Pietro à Camerellis dei Crociferi di S.Cleto e S.Ciriaco; Le Piazze di fuori: S.Agostino in S.Lorenzo e le confraternite; Palazzo Candia a S.Anna, S.Lorenzo e conservatorio vecchio; Conservatorio nuovo: ex Chiesa Annunziatella ai Canali. Salerno corpo: dentro le mura con 4 porte da capodipiazza, le strade e le parrocchie; Capodipiazza e Piazza, Cassavetere, S.Matteo e gli slarghi Dentro la Città: Dogana, Botteghelle, Mercadanti, Fontana; La Galera alla Strada de' Mercadandi; S.Francesco di Paola e d'Assisi, Celestini e Verginiani; La Chiesa Arcipretale con la Mensa. Seguono le chiese antiche e commende alla marina gli apostoli e torre s. Lucia de giudaica: Conservatorio Ospedale dell'A.G.P. alla Dogana Vecchia;Trasferimento a Via dei Canali nel Convento di S.M. della Mercede; Domenicani e Oratorio a Porta S.Maria-S.Domenico (Rosario); Cannabariis e Grisonte con S.Maria Pietà a Portanova (S.Benedetto); S.Maria della Pietà alias l'Oratorio di S.Maria Piccola dei Calzolai; SS.Martiri Crispiniani a S.Giovanni a Mare dei maltesi di Capua; Distretto Parrocchia di S.Trofimena e S.Maria dei Barbuti; Terenziani in S.Giovanni à Mare dei Capuani (S.Maria o S.Anna); Oratorio Regio del Salvatore di Drapperia a Dogana Vecchia; Il SS. trasferito in S.Salvatore de Fundaco a Dogana Nuova; Distretto Parrocchia di S.Maria ossia S.Lucia de Giudaica; Santa Maria presso la Torre di S.Lucia de Giudaica;S.Maria de Ruganova, altra chiesa presso Torre Santa Lucia. Infine vi sono le Confraternite, Oratori e Benefici fra 153 religiosi e pochi beneficiari laici: La Mensa e i 40 luoghi pii per 1500 famiglie salernitane; I benefici dei ricchi su altari e cappelle e i monti frumentari; I monti frumentari di Don Carlo Gaeta e della Carità; Oratori: S.Pietro in Vinculis (1500), Assunta e S.Martino; Confraternite dell'Avvocata e del Soccorso fatte chiese; S.Maria della Stella e S.Croce per Torrione e luoghi pii; 110 Forestieri: Chiese e ricchi possessori con beni in Salerno; Il forestiere più ricco è il Principe di Avellino; 14 non residenti senza dichiarazione e 34 Signorotti di Cava; Benefici nel Duomo da S.Mango, Acquamela e Aiello- La Commenda di Malta del Cavaliere Antinori; Beni pii di ecclesiastici e chiese forestiere come Faiano; Beni salernitani dei religiosi di Novi, Nocera, Roma, Solofra; Altri 79 da Cava, 100 da Napoli, 65 da S.Severino, 30 da Nocera. Il volume termina con una appendice che è il sunto di Salerno e Casali sul 1755, a suo tempo estratto dal Catasto Onciario da B. del Bufalo. Insomma un libro che è l'abecedario dei Salernitani e per i Salernitani, ma anche per chiunque voglia riscoprire usi, costumi, mestieri e ricchezze dei propri avi.
Abecedario avellinese: volti e nomi fra '800 e '900. La città prima e dopo il 1861
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 146
Prima di Pasqua, secondo tradizione, il Re lavò i piedi ad una decina di poveri, senza che nulla facesse presagire il peggio, mentre il 2 aprile 1860 i deputati di quattro dei sei stati dell'Italia si riunirono a Torino tranne le Due Sicilie e la Chiesa. Mancava un mese al primo tracollo, quando il 3 aprile, l'altro zio, il Conte di Siracusa Leopoldo Borbone, gli inviò una missiva che lo invitava a consolidare la politica estera adeguandosi ai tempi. Parole inascoltate, quelle del fratello del padre che preferiva essere salutato "colla bandiera allo stemma dei Savoia e non col borbonico professandosi suddito di S.M. Vittorio Emanuele II, solo Re degno di regnare sull'Italia". Così dirà all'Ammiraglio piemontese Pellion di Persano, nel ricevere, in cambio del suo tradimento, il titolo di Luogotenente della Toscana. L'ultimatum a Franceschiello avvenne ad aprile, mentre le spie piemontesi erano già in Sicilia a fomentare i liberali promettendo una anomala autonomia previa annessione al Regno sabaudo. Anche gli insurrezionali di Avellino e Benevento, nati fra i banchi del liceo, erano pronti. Ma divennero sempre più mazziniani che garibaldini, sentendosi chiamati alla giusta causa della rivolution, anticipando sul campo la discussione politica post-unitaria che darà vita ad una miriade di giornali locali. Questo libro spiega perché la questione dell'annessione al Piemonte fu un fatto di famiglia, un miserabile equivoco fra zio e nipote.
Abecedario degli avellinesi: famiglie e ricerche genealogiche sul 1700. Ricostruire un albero genealogico è alla portata di tutti. Con documenti tratti dai rogiti dell'archivio di stato di Avellino e Napoli
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 294
È una guida storica salernitana strepitosa con le note di Cuttrera e la storia magica che filtra dalla penna di Bascetta. C'è tutto il 1700: nomi, cognomi, indirizzi, prole e paternità di ogni singola famiglia. Risalire ai vestiti femminili per antonomasia che le donne della Valle Beneventana si tramandavano di madre in figlia attraverso la dote non è impresa facile. Possiamo però dire, alla luce delle ricerche effettuate presso gli Archivi di Stato di Napoli e di Avellino, di aver reperito, fra i volumi notarili conservati, sebbene spesso illeggibili, la raccolta di alcuni atti che si sono rivelati utili per il paragone fra i paesi della Montagna di Montefusco e del Partenio, prendendo a campione la centralità di Torrioni e di Pietrastornina, sedi di primari notai del Principato Ultra. Ricerca che potrebbe risultare non vana in un confronto fra i paesi di sopra e di sotto le due Montagne che dividono Avellino da Benevento e che frenano un'idea iniziale di similitudini storiche che non accompagnano le due valli. Stando a questi pochi, ma preziosi fogli, è stato quindi possibile capire come fossero fatti gli abiti, quelli che oggi chiameremmo costumi tradizionali, che le donne da marito, quelle definite vergini in capillis dopo i dodici anni, poi chiamate "zite" se i tempi si allungavano, portavano in dote nel giorno del matrimonio. Fin dal 1674 si conosceva il secreto del Signor Principe della Pietra Sturnina acciò partorisca subito una donna, svelato e tramandato dal notaio Gaita di Montefusco alle popolazioni della Montagna. Egli stesso suggerisce: se scrive il seguente; et potendosile la donna inghiuttire sarebbe meglio, ò vero si la lega così la donna, et vi la ponghi sopra del ventre che partorirà; et a Deus. Questa la filastrocca da recitare al momento opportuno: Anna peperit Mariam, Maria peperit Salvearem creature exi foras, quia Christy te vocat, Christy veghat, Christy venit, Christi imperat, Christi xe ab omni molo defendat. Amem. Ma il notaio aveva sperimentato anche un rimedio contro il freddo, quello che stavolta chiama secreto per la quartena Deus. Bastava bere un ottimo bicchiere di vino greco con della polvere di ventricello di gallina essiccato. Se l'esperimento falliva una prima e seconda volta lo si poteva ripetere una terza volta che sicuramente sarebbe riuscito. Garantito dal notaio Giordano di Montefusco: Dal ventre della gallina la pelle di dentro lo ventricello si secca, et si ne fà polve pestata, et poi se ne dà quanto copre un' tre cavalli al patiente dentro d'un bicchiero di greco perfetto, et si la dà all'hora quando il patiente sa conosce che sta per venire il freddo seu patere; et sì conoscendo che habbia colpito alla prima; seguiti per tre volte, è exeperimentato. Però non tutti i notai della Montagna furono così creduloni. Anzi, dagli rogiti dei notai della famiglia Leo stanziati in Torrioni, non traspare nessun commento, solo atti. Ma andiamo per ordine e vediamo, al di là del parto, quali fossero le condizioni per prender moglie e come vestiva la sposa nel distretto della Valle Beneventana e della Montagna di Montefusco. Il volume termina con una appendice che è il sunto di Avellino e Casali sul 1742-55, a suo tempo estratto da due diversi Catasti Onciari da B. del Bufalo e A. Bascetta. Insomma un libro che è l'abecedario degli Avellinesi e per gli Avellinesi, ma anche per chiunque voglia riscoprire usi, costumi, mestieri e ricchezze dei propri avi.
Cronache dei tempi miei. Volume Vol. 4
Loyse De Rosa, Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 148
«Non ha dato un titolo al suo libro, ma credo che se l'avesse fatto, Loise De Rosa, avrebbe intitolato il testo alla maniera napoletana di «mo, ve conto». Era il modo antico, dei nostri avi cittadini del Regno di Napoli, di richiamare l'attenzione dei presenti, perché si stava per dire qualcosa di interessante, di importante. In questi ultimi anni è stata riservata maggiore attenzione alle "cronache" degli scrittori napoletani del XV e XVI secolo. Pochi anni fa De Caprio sottolineava "il nesso fra contesti, tradizioni culturali e scelte linguistiche delle cronache in volgare". Grazie a questi contributi, possono essere individuati "alcuni temi storiografici centrali per quanti, tra Cinque- e Seicento, affidano alla scrittura storica il compito d'illustrare le ragioni della preminenza sociale e politica dei ceti provinciali: il mito delle origini greco-romane e l'attenzione al Sacro, che si declina come interesse per la fondazione eroica delle città, per il culto dei santi protettori, per le istituzioni religiose". C'è qualcosa di più in questo desiderio di raccontare le vicende a cui si è assistito o di cui rimane ricordo nella tradizione culturale. Nel XV e XVI secolo in tutti i centri abitati del Regno si concordano tra gli abitanti e il feudatario dei regolamenti della vita cittadina, regolarmente sottoscritti davanti a notaio. Sono gli Statuti o i Capitoli Municipali, con cui vengono concordati i criteri di convivenza tra le famiglie, il rispetto dei loro beni materiali e la tutela dell'ambiente. Se si concorda qualcosa, vuol dire che ai contraenti si riconosce la "persona giuridica", cioè titolarità di diritti e obblighi. Nel suo racconto Loise De Rosa attinge da un patrimonio di eventi che la tradizione popolare aveva elaborato. Prendiamo la storia dell'amore tra Alfonso d'Aragona e la bella Lucrezia d'Alagno. Dato che la storia non è menzionata nei documenti storici fino a quando essa non sarà comprovata, gli studiosi moderni continuano a discutere la natura storica di Rahel e il suo rapporto con il re. Qualche considerazione a proposito della "traduzione" in italiano del testo di De Rosa che è in "espressione" napoletana. Ho seguito quanto dice V. Nabokov sulle traduzione di un testo in altra lingua diversa da quella originaria. Ho lasciato, per quanto ho potuto, l'andamento stilistico dell'originale. "Nabokov perfezionò la sua teoria sulla traduzione letterale: precisione lessicale senza alcun compromesso a vantaggio della fluidità e dell'approssimazione metrica o stilistica. Nabokov espose le sue idee nella prefazione a Invito a una decapitazione." La fedeltà dell'autore ha la precedenza, per quanto bizzarro sia il risultato Vive le pétant e abbasso i sempliciotti, i quali pensano che tutto vada bene se viene reso lo spirito". La traduzione doveva aiutare a leggere l'originale, non a sostituirlo. Benché, a differenza del romanzo realistico, i racconti dell'oralità popolare appartengano all'ambito dell'improvvisazione, i più interessanti autori contemporanei creano l'impressione dell'improvvisazione ogni volta che, inevitabilmente, fanno uso del linguaggio colloquiale". Il testo in volgare è stato lasciato così come nell'originale, cioè senza segni di interpunzione ma solo con la divisione in paragrafi. Per chi ha letto l'Ulisse di Joice risulterà più agevole la lettura. È un poco come se De Rosa avesse anticipato il monologo interiore. Il lettore, però, partecipa all'opera dello scrittore, perché ne interpreta l'andamento della lettura e i momenti di pausa.» (V. I.)
Il marchese di Pietrastornina: il 1799 di Francesco Federici
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 145
. Il libro esce dopo un'altra pubblicazione su Nicola Mazzola di Durazzano, a cura del preside Virgilio Iandiorio, e si propone di dare vita ad una intera collana tematica sui dodici eroi finiti sul patibolo per aver sposato le idee di Donna Eleonora Pimentel Fonseca. La famiglia Federici ha dato un notevole contributo alla storia d'Italia e autorevoli rappresentanti di questa nobile stirpe furono sicuramente gli altiliesi Vincenzo e Francesco Federici, padre e figlio detti dei Capobianco, processati dalla Gran Corte Criminale speciale di Cosenza con l'accusa di "attentati e cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato". Sembrava una omonimia, in realtà Francesco Federici era proprio "antico maresciallo, uomo di genio, che all'elevatezza de' talenti militari aggiungeva le cognizioni politiche, e che morì con la massima presenza di spirito" di cui parla Francesco Lomonaco, come patriota napoletano, nel Rapporto fatto al cittadino Carnot Ministro della Guerra facendolo scoprire di Pietrastornina. Questo militare, infatti, nacque proprio nel piccolo paese del Partenio, in quanto figlio di una Pietrastorninese, o forse a Napoli per essere poi allattato nella casa palazziata che portava il suo nome al rione San Rocco da una nutrice del paese, come era usanza dei nobili napoletani. In ogni caso è evidente che si tratta del Maresciallo Francesco Federici, le cui origini sono ancora discussi dagli storici, ma ch'ebbe sicuramente per titolo quello di Marchese di Pietrastornina e, per madre, una donna del posto: Gelsomina Minucci. Federici restò comunque in qualche modo legato a questo piccolo paese dell'avellinese, allora ricadente (così come Avellino) nella giurisdizione beneventana, in quanto la sede giudiziaria del Principato Ulteriore, essendo la città capitale di Benevento nello Stato della Chiesa, era considerata quella del carcere di Montefusco, castello più prossimo all'enclave.
Don Ferrante e la campagna D'Africa del 1535: Principe di Salerno e Conte di Sarno alla conquista di Tunisi sotto Carlo V
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 112
In origine non fu che un orfanello. Poi crebbe con la fidanzatina del Cilento e divenne Principe di Salerno a casa del Conte di Capaccio. Era stato abbandonato dalla madre, ma ebbe lo zio per tutore. Don Ferrantino ebbe già moglie, quando si sposò con la figlia del padrino a soli 9 anni ed ebbe per Signoria la Città di Salerno, quando la Provincia fu affidata a Fieramosca. Questi gli argomenti del testo: - Padrone di mezzo Principato fin da piccolo - I Salernitani traslocano alla Giudecca di S.Lucia- A Salerno il Principino, al reame il Reuccio Carlo V- Guelfi e ghibellini durante l'interregno spagnolo- L'invasione francese e l'assedio in Costiera- La flotta "Andrea D'Oria" getta l'ancora a Cetara- La Battaglia del 28 maggio a Capo d'Orso- Napoli invasa dai Francesi, uccisi dalla lebbra- Il Viceré Principe d'Orange perseguita i ribelli- Le Terre dei ribelli date ai Gonzaga: i Ducati- Il Parlamento invia Ferrante all'incoronazione- Governatore nel Principato e poeta a Sorrento- Un nemico in casa: il Viceré Pedro da Toledo- I contrasti con Toledo padre-padrone antisemita- Saccheggi dei Barbari a Cetraro, Costa e Sperlonga- Via Barbarossa da Tunisi, muore il Conte di Sarno- L'Imperatore torna e visita i feudi dei Sanseverino- Carlo V ospite di Ferrante corteggia la Principessa
Stralci di rogiti beneventani: fiere, rendite, sposalizi, testamenti e omicidi nel 1700, fra Sabato e Calore, da Montefusco a Pietradefusi
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 156
I panni colorati lavorati sono pregio, distinzione. Significativi a tal proposito sono in testamenti, come le ultime volontà dettate dall'uomo "seduto sulla sedia di paglia". Dettagli questi non da trascurare. L'occhio notarile è anche attento così al contesto, al vissuto. I testamenti rivelano l'atteggiamento dell'essere umano di fronte alla morte, insieme ai culti del territorio. Nel testamento di I capitoli matrimoniali così dei notai del Principato ci restituiscono una società i costumi, i modi di essere, le singolari tradizioni locali, insieme alla dote e al "notamento dei panni". Certamente una funzione significativa, che segnala la differenza e il valore dell'oggetto, viene affidata alla varietà cromatica e alla sapiente lavorazione del manufatto. Nell'elenco delle "robbe" c'è un "vestito con struscio giallo nuovo, altro vestito sottanetto di damasco rosso di color amaranto nuovo, un busto di pioppo ricamato novigno". A questo punto occorre precisare che lo studio dell'autore è abbastanza ampio e passa alla descrizione degli edifici sacri e, in modo particolare, di Apice, dove c'è la chiesa di s.Bartolomeo, "coverta di embrici", intonacata, imbiancata, con il cimitero benedetto nel 1690 dal cardinale Orsini. E dietro "suddetta chiesa vi resta un orticello con albero di celzo rosso". Sempre nella medesima Terra si registra il beneficio di s.Marco Evangelista eretto nella chiesa del palazzo ducale. Altro edificio sacro importante dello stesso centro è la badia di s.Lorenzo di patronato del collegio di s.Bartolomeo di Benevento, unita successivamente all'Annunziata di Pietradefusi. Inoltre, l'autore, non trascura l'archeologia pre industriale e pertanto segnala il molino sul fiume Sabato del Duca di Monestarace, frutto di una convenzione "con li capomastri fabbricatori", impegnati nel costruire la "parata" e nel collocare le macine. A tal proposito, l'ingegnere, deve tener conto "del masso sotto l'acque", delle "pareti da battitura". Previsti anche "forti urti delle acque", tutti così all'opera per dar vita a questo edificio che vede impegnati mastri scalpellini, capimastri e per fare ciò, sono messe in opera "tre-quattro calcare di calgie". Altra documentazione della cultura materiale è quella relativa all'esistenza di una cartiera insieme al monte del cardinale Perrelli. Ma su tutto spicca Eliseo Danza di Montefusco (1584-1660) giureconsulto, scrittore, avvocato dei poveri, sindaco del suo paese natio, membro di accademie, come quella degli Offuscati di Montefusco. Questi scrisse varie opere che rispecchiano i costumi e la società del tempo. Giustamente l'autore, in questo studio diviso in più parti, auspica la traduzione e la diffusione delle opere giuridiche di una personalità straordinaria del periodo, come era quella di Bartolomeo Chioccarelli di Montefalcione, storico e giurista insigne. Fausto Baldassarre Filosofo storico
Pro rogitum Beneventi. Duchi, marchesi e cardinali nei documenti degli archivi. Volume Vol. 2
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 156
Sono documenti tratti dagli Archivi Beneventani e dei paesi della Montagna di Montefusco da dove si erano trasferiti quasi tutti i nobili prendendo la via di Napoli per vivere la vita della capitale. In loco avevano nominato fidati agenti per la riscossione dei censi, solitamente da pagarsi entro la Vigilia di Natale e, in altri casi, specie per affitti di masserie o frutteti, o terziaria sul raccolto, durante il mese di luglio. Una pressione fiscale che aumentava sempre di più e, laddove i feudi rendevano poco, i titolari lievitavano indiscriminatamente il valore del bene, come accade oggi agli speculatori in borsa, per effettuarne infinite compravendite. È quello che accadde a Chianche, Torrioni, Prata, Arpaise, Ceppaloni e Torrioni. A Chianche avvenne dopo la vendita indiscriminata del feudo passato da Giovanbattista Manso (1593) a Beatrice de Guevara (1607), moglie di Enrico de Loffredo, Marchese di Sant'Agata. Il feudo dell'antica Planca, unito a Bagnara nella prima metà del 1700, appartenne al Duca della Castellina Giovanni Battista Zunica, l'ultimo della famiglia a possederlo. Ritroviamo proprietario del feudo di Chianca. Ma sono tantissimi i documenti trascritti e inseriti nel volume, da quelli del Marchese Paulillo di Amalfi e Petruro, a quelli dei Duchi Perrelli di Toccanisi, Chianche, Bagnara, così del mulino sul Sabato, fra Altavilla e Tufo, del Duca di Monestarace. Singolari le carte rinvenute del Monte del Cardinale e sulla cartiera-gualchiera sotto Ceppaloni e Barba, in direzione di Beltiglio, dove affiorano le pretese del Duchino e Cavaliere di S.Caterina, da cui il matrimonio del Duca fatto Cavaliere a Malta, che portò Perrelli e Zaza a perdere i feudi della Montagna. I codicillo su altri feudi, come quello di Cervarulo di Mercogliano, da Pietrastornina a Pannarano e Tufara Valle, riportano a riscoprire i meccanismi feudali fra Sabato e Calore.
Amanti e bastardi di re Ferrante: il vedovo allegro
Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 148
E' grazie agli amori di corte che fu possibile contare su una larga famiglia reale di paggi e paggetti che una volta cresciuti furono principi per l'affidamento dei ministeri senza la necessità di ricorrere ai feudatari…Stavolta i familiari furono pronti a tutto, ma la Casa reale perdeva colpi dall'interno. Re Ferrante restò all'oscuro di ciò che attendeva alla Corona, senza poter immaginare che il Regno si sarebbe presto frantumato nelle mani dei parenti spagnoli e dei nemici francesi. Nulla lo avrebbe distolto dall'amore per la sua Regina e dagli incontri di corte, con vecchie e nuove concubine.
Il principe impotente: Alfonso III d'Aragona di Salerno e di Bisceglie
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 144
L'unico barone che continuava ad arricchirsi era il Gran Capitano Consalvo Cordova, il quale, il 10 maggio 1498, riceveva in via ufficiale all'insaputa di Re Federico i feudi confiscati da Carlo e Salvatore di Sangro ad Antonello di Santoseverino e a Loysio di Gesualdo deviantes a fidelitate nostra et contra nos et statum nostrum cum Gallis invasoribus huius regni et publicis hostibus nostris consilia et arma sua jungentes publica et notoria rebellione. L'accusa al Principe e al Gesualdo era chiara, essendo venuti meno alla fedeltà dovuta, avendo unito spesso le proprie armi a quelle dei Francesi, già invasori del Regno, nonché a quelle di nemici dichiarati. Dal canto suo, Cordova, non solo incamerò i loro beni, ma cominciò ad affidare direttamente agli uomini delle sue truppe spagnole alcuni feudi strategici, come nel caso di Gesualdo e Frigento, dati ad Ugo di Giliberto.28 Il 1498 fu un anno infausto.29 Da Roma giungeva notizia che Papa Alessandro VI Borgia cominciasse a turbare i cardinali che lo contrariavano e le famiglie avversarie, come quella degli Orsini.30 Il Papa "era contento de questa perturbatione per dar stato a' soi figlioli, et che Collonesi haveano abuto la Torre Santo Mathio, et che Paulo Orsini non era gionto a hora di socorer dicto locho, che inimici introe dentro e have la Terra". Inoltre, siccome il "Cardinal Ascanio era pur amalato di mal franzoso, et che 'l pontifice, havendo inteso di la trieva fata tra Spagna e Franza, mostrava dolersi; ma si confortava che era li do mesi di contrabando. Pur pareva fusse quasi rotta la sanctissima et serenissima Liga; et altro si have quid fiendum".31 La scelta di Alessandro VI, però, stette per ricadere sulla figliola Lucrezia Borgia, che la l'amante aveva partorito a Subiaco, il 18 aprile 1480. Ormai aveva 18 anni e, sebbene fosse sua figlia illegittima e terzogenita, avuta da Vannozza Cattanei, fu pronta a divenire una delle figure femminili più controverse del Rinascimento. Del resto, fin dagli undici anni fu soggetta alle politiche matrimoniali del padre e del fratello Cesare Borgia. Già quando il Papa ascese al soglio pontificio l'aveva data in sposa a Giovanni Sforza, per pochi anni, in seguito all'annullamento del matrimonio. Da qui l'idea che Lucrezia potesse essere un'ottima arma per ammaliare il Re di Napoli, Alfonso II, facendogli sposare il figliastro Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, poi tradito e ucciso dal fratellastro della moglie, essendo la famiglia passata col nemico francese.
La principessa di Altamura. Isabella del Balzo regina vicaria di Puglia
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 212
Isabella, superata la fase critica, fu battezzata. Pirro e Maria, nutrendo infinita devozione per il vedovo Re Ferrante e per la defunta sovrana Isabelle de' Clermont, zia di entrambi, le misero quindi nome Isabella. Al dolore e alla preoccupazione per una insperata salvezza in seguito alla morte dei fratellini, si aggiunse il problema dell'allattamento, avendo l'infantina una bocca così piccola che fu difficile trovare una nutrice col petto adatto. Il principe Pirro fece quindi ricercare una balia in tutto lo suo stato, e non se ne trovò nessuna dentro Altamura. Per cercar donna aver piccol pupegno, ch'avesse questa figlia ben lattato, per aver piccol popigno ne la ziza. Le ricerche, dettate dalla fretta, furono estenuanti, ma alla fine si trovò una baila e nutriza col capezzolo piccolo, sebbene de omne vitegno, in quanto poi si scoprì essere un'ubriacona col cervello innaffiato dal succo di ogni vigna, perché el più del tempo stava, questa, imbriaca e non sapea quel che se facea; e molte volte sopra de la naca con greve sonno spisso se adormea. Una brutta abitudine che fece patire non poco la piccola, spesso rimasta senza pappa. Oltre ad addormentarsi sulla culla, si racconta di quando aveva 22 giorni e un celeste tron cascò con fiamme accese. Il fulmine che ne seguì cadde sul castello di Minervino, rovinando la stanza dov'era la nutrice con la piccola. Tutte le donne fuggirono via per la paura. Isabella riuscì a salvarsi solo perché stava in cima, nel punto alto del palazzo. Passarono i primi mesi e la fanciullina, bella e buona, crebbe nel Palazzo di Altamura invidiata dalle due sorelle di poco più grandi, Isotta e Antonia, sempre pronta ad insidiarla, chi pugno le dava e chi buffetto, accusandola di essere il frutto di qualche perfidia. Ma lei evitò scontri e beffe, senza mai vendicarsi e perciò divenne amata da chiunque incontrasse durante le passeggiate, fra chi le dava e chi le prometteva, specie quando, con i suoi graziosi costumi e per il suo aspetto, incantava tutti quelli di Altamura, dove il padre si trasferì, essendo stato fatto Principe di quel castello. E poiché i complimenti erano solo per lei, la madre era costretta a sgridare continuamente le sorelle maggiori. Ma proprio le tante pene patite erano da considerarsi il segnale di un ricco futuro. Così la madre Maria: - Ognuna de voi bene m'ascolte: ché questa haverà ad essere Regina; e sia da voi in reverencia adorata, ché chi se umilia è sempre più exaltata. Isabella venne su come una rosa, ogni giorno più bella, da far invidia a tutte le più belle ragazze di Altamura. Non arrivò all'adolescenza che già i nobili ne chiedevano la mano. Ma venivano da fuori, oltreconfine, e già si parlava di principi giunti apposta da Napoli solo per vederla...
Londra a scuola di Sannio dal 1800: così gli inglesi studiavano Benevento. Con traduzioni dagli originali
Teresa Zeppa, Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 138
«Lo studio delle lingue straniere è obbligatorio in tutti gli ordini di scuole italiane. A cominciare dalla scuola materna. Naturalmente, la fa da primo attore la lingua inglese. E allora? Se studiassimo anche la storia antica, unendo allo studio dell'antichità anche quello della lingua straniera? Se volessimo studiare il Sannio antico, come avrebbero fatto gli alunni inglesi di qualche secolo fa, non c'è di meglio che prendere come riferimento il Dictionary of Greek and Roman Geography (1854) William Smith. Otterremo un duplice risultato. Studiare la storia della regione Sannio, non dal punto di vista di chi è parte in causa, perché appartenente allo stesso confine geografico, ma con lo sguardo di chi si pone con il distacco, sempre richiesto, a chi si accinge a studiare la storia. Secondo risultato, leggere e studiare la lingua straniera in cui il testo è scritto. Le innovazioni introdotte nella scuola qualche decennio fa, avevano stabilito che nell'ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado si studiasse una materia in lingua straniera. Nulla di eccezionale se anche dal primo anno si cominci a mettere insieme la storia con la lingua straniera. Per coloro che non sono più alunni, ma lo sono stati, è un modo per rileggere la storia della regione, o meglio come ci vedevano gli inglesi di due secoli fa. Ed è una bella cosa, non vedersi allo specchio ma sentirsi raccontato dagli altri, come gli altri raccontano la nostra storia. Come capitolo introduttivo, una descrizione dell'Italia antica tratta daSketch of antient geography, for the use of schools. By Samuel Butler, del 1885. Si prosegue poi con i saggi riferiti a singole voci del Sannio riportate nel Dictionary of Greek and Roman Geography. Ai lettori è affidato il compito di proseguire e di approfondire la ricerca. Da parte nostra si è inteso soltanto indicare come utilizzare i testi che il web mette a nostra disposizione. La si consideri, la nostra, un'ipotesi di lavoro in classe e a casa.» (T. Z. - V. I.)

