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ABE

Crimine e potere nel Tardo Medioevo. Trenta curiosi casi nazionali dell'avvocato Maranta da Venosa 1476-1535

Crimine e potere nel Tardo Medioevo. Trenta curiosi casi nazionali dell'avvocato Maranta da Venosa 1476-1535

Donato Bellasalma, Virgilio Iandiorio

Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio

editore: ABE

anno edizione: 2023

Nelle manifestazioni dedicate ai libri, siano essi saloni fiere o meeting, si fanno intervenire personaggi famosi e autori noti, che discutono in pubblico di argomenti attinenti alla lettura e alle materie da essi trattati nelle loro opere. L'interesse per la lettura da parte di un pubblico vasto non deriva soltanto dall'importanza che alcuni argomenti possono avere, ma anche dal modo come vengono presentati. Le narrazioni di natura storiografica sono, in genere, considerate appannaggio degli specialisti o dei cultori di patrie storie. Il problema che mi affascina da sempre è come portare il racconto storico ad un pubblico sempre più vasto, e non esclusivamente a chi si interessa per motivi professionali o per personale passione della storia. La narrazione, la ricostruzione di fatti storici può risultare accattivante e interessante quando si portano anche all'attenzione del lettore non specialista i personaggi e gli eventi come se fossero davanti ai nostri occhi. Un poco come avviene per i film, che parlano attraverso le immagini a tutti gli spettatori, senza distinzione di età, di cultura e di sesso. Nel nostro tempo in cui spesso e volentieri l'ideale si trasforma pericolosamente in ideologia, che si fa violenta contro la tradizione e la storia in ossequio al pensiero unico e a chi lo impersona, il lavoro storiografico ci dice che non si può rinunciare agli ideali, che hanno fatto e fanno la storia; e ci conferma nella convinzione che ogni ricostruzione storica, che cerca onestamente e con la necessaria competenza la verità, è aperta ad interpretazioni diverse. Il senso dell'eredità del passato è nella consapevolezza che il tempo non è mai perduto. Non domandare: come mai i tempi antichi erano migliori del presente? poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza.
49,00 €

Bovino Vicaria Ecana. La Civitate Troiana di Luniano scippata ai Salernitani di Cava dai Siciliani di Rocca S.Agata e data agli Aversani del Papa

Bovino Vicaria Ecana. La Civitate Troiana di Luniano scippata ai Salernitani di Cava dai Siciliani di Rocca S.Agata e data agli Aversani del Papa

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 128

Nell'ottobre del 1086 le donazioni dei gloriosi siciliani di Ruggero I, incitati dal papa, avvenivano a favore della badìa di Cava, cioè soltanto in nome della di essa Trinità. Per via dei continui sconvolgimenti, anche Rainulfo Brittone, in nome del glorioso Domino Duca Ruggero I Altavilla, si affrettò a salvare il patrimonio del Casale e il priorato cavense di S.Pietro Olivola, le Chiese di S.Maria Guardiola e di S.Benedetto in pertinentiis Vici oltre a varie pezze di terre, ai villani e al mulino in iscla Maccarono, donando tutto alla Trinità meteliana Cava in Salerno. Fino al 1086, il fiume Oliva, morto il Guiscardo, appare un luogo finibus Apulia, cioè un casale sorto presso Rocca S.Agata nel nome di S.Pietro e di proprietà, fra uomini e vari rebus, dell'abbazia di Cava. Episcopio bivinense del 1200 in «bibino» col giudice in città e a torre s.Agata Nasce Bovino, la terza città rifondata dai greci con Ascoli e Troia che hanno accolto il rito latino La Cattedrale di S.Maria di Olivola annette il Cappellone di San Marco 18 maggio 1197 si inaugura S.Marco in Arce: l'abbazia dei 7 vescovi con Teora a Montaguto La storia di San Marco di Eca modificata da biografi apocrifi Palazzo dell'Episcopio di Bovino del 1210 e orti di S.Lucia e S.Simeone dati a M.Vergine Civitate Bibino sul fiume Beletro e Monte Rotondo sulla via di Asculu e Palude Rocca Sant'Agata con S.Andrea Fontana Fure e Illibano Il beato Beneventulo di Corneto e Deliceto Un'abbazia dedicata Vergine come a Valleverde di Spagna Il nuovo Duomo cominciato nel 1310 Una Campana chiamata Barbara La morìa del 1517 coi morti seppelliti in casa e Montaguto infettata dagli eretici di Lutero San Procopio e le altre chiese sconsacrate e le reliquie di S.Marco rinvenute dal Guevara.
35,00 €

Il Granducato di Puglia: Ruggero I Altavilla dei Gloriosi e la Marca Sabba di Civitate Vicaria Vaticana di S.Severo

Il Granducato di Puglia: Ruggero I Altavilla dei Gloriosi e la Marca Sabba di Civitate Vicaria Vaticana di S.Severo

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 128

Il tradimento di Papa Urbano II favorisce l'ascesa di Ruggero I Nei Campi Marini di Goffredo figlio di Ruggero: la badia di Giovanni si trasforma in Civitate Viano Il Papa scippa la diruta città mariana a Borsa: Ruggero I è Granduca di Marca «Sabba» dal 1092 Rinasce S.Maria Maggiore a Vico Iliano, il Sannio degli Iuliano fra Contra e Bella Le tre Marche del Principato Vaticano detto Urberiano: Caserta, Velia, Vico Yliano di Lesina 4. SMEMBRAMENTO CONTEA di M.APERTO L'Iscola di Drogone del Monte Mediano, fra le abbazie di Serracapriola e Apricena Nell'ex Contea del M.Aperto di Altruda degli Iuliano di Vico Yliano sul Sabba Nel bosco di Corigliano dell'Iscola di Tassone fra Rocca Pagana e S.Giovanni in Piano La Sabina dell'abbazia di Ripalta, nel Pantano Curiliano di Lesina Beata Virginis de Ripaldo in «Accola», l'ospizio del monastero dei pellegrini 5. i tre nuovi vici fra bovino e troia Ruggero I sui tre monti di Acuto, Pisio e Ylare: da Biviano ai tre vici di Bovino, Troia e S.Agata L'usurpazione di S.Maria Berola di Borsa: è Granducato nella grotta Sabba di Apricena 6. IL GRANDUCATO DI RUGGERO I MARCHIO Il Re sposa la figlia di Ruggero I futuro Marchio La scalata a Viceré della Langobardia Minor I Siciliani di Rocca Civitate (S.Severo) conquistano l'ex Contea di Biviano (Peschici) Ruggero I di Civitatense S.Severo invade Peschici e si dichiara Marchio in San Paolo di Civitate L'imperatore sopprime la Langobardia Minor e la sede papale della Torre Minor di Riano garganico I militi di Loritello insediano il Tribunale vaticano, invadono e rifondano i tre vici a Rocca S.Agata 7. RICONQUISTA E CONTEA A TORRE major Tribunale del Giustiziere sarà a Torre Major: nel 1101 è Contea Loritello a S.Agata di Puglia Vico S.Angelo del Fortore distretto di Bovino confusa dagli storici con l'Alta Irpinia Defensa di Serracapriola e S.Paolo di Civitate assorbite dalla Diocesi di Montecorvino 8. RICONQUISTA E CONTEA A venamaggiore Le ex Terre Beneventane della Vena Maggiore Alarino su Venamajor: è Contea di Lesina presso Civitate Gaudia di Larino I toponimi in 100 anni di bolle delle chiese beneventane La Contea di Alarino di S.Maria Nova, quella della Vena illiana della Serra Colle Montecalvo di S.Giuliano non è Monte Calvo di Rocca Laureto Dal Vico S.Angelo degli Iuliani del Sabba di Lesina nascerà la Capitanata L'ex Contea imperiale di Termoli era Vaticana, extra qualsiasi territorio già prima del Mille Contea Lesina di Alarino comprese Larino antica ma extra Civitate Gaudia e Tremiti del Vaticano
35,00 €

1923-1980: almanacco della canzone napoletana. Volume Vol. 2

1923-1980: almanacco della canzone napoletana. Volume Vol. 2

Antonio Sciotti

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 498

I. Piedigrotta 1923 Dall'America Antonio De Martino dà origine alla casa editrice Santa Lucia La stampa non gradisce un americano a capo della canzone napoletana E. A. Mario scrive altri canti d'emigranti Morte nel Cinematografo Nasce la casa editrice Cerie a New York L'ultima Piedigrotta della casa editrice La Canzonetta organizzata da Libero II. Piedigrotta 1924 Musica napoletana per Sacco e Vanzetti Per la prima volta appare il gobbo piedigrottesco III. Piedigrotta 1925 Incredibile successo di Bovio con Lacreme napulitane L'audizione di Piedigrotta di Raffaele Viviani Ernesto Murolo scrive Piscatore 'e Pusilleco IV. Piedigrotta 1926 Ernesto Murolo presenta la canzone di protesta Tarantella internazionale Armando Gill presenta E allora? e Palomma V. Piedigrotta 1927 Arriva da New York 'A cartulina 'e Napule Il tentativo in musica di salvare Sacco e Vanzetti dalla sedia elettrica Il ritorno alle scene di Elvira Donnarumma VI. Piedigrotta 1928 Tarantella scugnizza alla Piedigrotta Santa Lucia Titina De Filippo canta alla Piedigrotta E. A. Mario Gennaro Pasquariello canta 'A casciaforte VII. Piedigrotta 1929 Libero Bovio sfida Ernesto Murolo nella Piedigrotta Unificata Il clamoroso successo di Zappatore Anche Eduardo e Peppino De Filippo diventano artisti piedigrotteschi Eduardo De Filippo macchiettista VIII. Piedigrotta 1930 La Piedigrotta Unificata Gennarelli-Bixio Lo sciopero di Libero Bovio La Piedigrotta di Raffaele Viviani L'affermazione di Vittorio Parisi con Dicitencello vuie e Tutta pe' mme La morte di Ferdinando Bideri e la rinascita della storica casa editrice IX. Piedigrotta 1931 Eduardo De Filippo canta macchiette alla Piedigrotta Santa Lucia Gilda Mignonette canta Paraviso e fuoco eterno X. Piedigrotta 1932 Il Festival Napoletano di Sanremo Pioggia di successi all'audizione di Piedigrotta E. A. Mario La Canzone Napoletana nelle altre audizioni di Piedigrotta XI. Piedigrotta 1933-1934 Libero Bovio e Murolo insieme per un unico spettacolo di Piedigrotta La fuga di Libero Bovio e la fine della casa editrice Santa Lucia Nasce la Bottega dei Quattro XII. Piedigrotta 1935 Pioggia di successi alla II edizione della Piedigrotta Bottega dei Quattro Raffaele Viviani omaggia Ferdinando Russo Ernesto Murolo lascia Emilio Gennarelli La morte di Peppino Santojanni XIII. Piedigrotta 1936 L'ultima tarantella di Ria Rosa XIV. Piedigrotta 1937 La morte di Emilio Gennarelli e la fine della storica casa editrice Il trionfo di Ria Rosa Agata batte le macchiette femminili XV. Piedigrotta 1938 La crisi della canzone risollevata dal trionfo di 'Na sera 'e maggio XVI. Piedigrotta 1939 Tante macchiette di successo lanciate da Taranto e Tina Castigliana XVII. Piedigrotta 1940 Nino Taranto diventa Ciccio Formaggio L'audizione inquadrata nella rivista L'ultima edizione della Bottega dei Quattro XVIII. Piedigrotta 1941 Nasce la casa editrice La Canzone di Gigi Pisano e Giuseppe Cioffi XIX. Piedigrotta 1942 Enzo Di Gianni inaugura una sua casa editrice XX. Piedigrotta 1943-1944 Tra le macerie della guerra nasce la casa editrice Cioffi Il trionfo di Eva Nova con Ammore busciardo Il successo di Aldo Tarantino con Dove sta Zazà La Tammurriata nera di Eduardo Nicolardi Vera Nandi canta Simmo 'e Napule paisà.
66,00 €

Benevento aragonese. Volume Vol. 1

Benevento aragonese. Volume Vol. 1

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 210

Nell'anno 1418 la Regina Giovanna II d'Angiò, in merito al possesso di Benevento nelle mani della Chiesa, «la rivendicò e ne investì il suo favorito Sforza». Benevento, cioè, col consenso di Papa Martino V, fu affidata al contestabile Attendolo Muzio Sforza, fino ad allora titolare pro tempore, che nel 1422 svernò nel feudo beneventano di S.Maria de Villafranca, come si ricavava dal necrologio di S.Spirito «esso era di tanta ampiezza che Sforza vi venne colle sue genti e vi dimorò tutto il verno del 1422». All'epoca la provincia beneventana del Principato Ultra, era unita alla Citra Montoro e alla Capitanata, come risulta dall'atto di un notaio di Ariano, senza possibilità di poter definire i confini. Il Papa di Roma cedette prima l'ex Ducato, riconquistato dai cavalieri angioini, e poi diede Benevento e Casali alla sovrana di Napoli, che la rivendicava nel Regno, in quanto erano stati i suoi predecessori a dotarla di statuti scritti fin dal 1202, sebbene fosse chiara a tutti una riconferma ai prefetti della Chiesa da Re Carlo I d'Angiò.1 Fatto è che Giovanna II, prima di essere sovrana del Regno di Sicilia, fu la seconda Regina di Neapulia, cioè già eletta dai magni in quanto successora a Re Ladislao. Il capostipite dei Re magnanimi del nuovo e rifondato regno capuano, fu scelto dagli anziani senza essere necessariamente incoronato dal pontefice a Re di Puglia, come accaduto nei secoli a Salerno, oppure di Sicilia Ultra a Capua, o principe imperiale nelle vicarie di Italia Citra a Troia Vetere in Atense, o di Gerusalemme a Nazaret in neapolis Trani di Barletta, infine di Costantinopoli a Barulo arola di Siponto fondata dai veterani di Canosa.
55,00 €

Potere e nobiltà nella città dei papi. Volume Vol. 2

Potere e nobiltà nella città dei papi. Volume Vol. 2

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 172

"Un giorno era a cena a casa della sorella maggiore con il marito e un orefice di Roma, parente di suo cognato. Quest'ultimo chiese all'orefice che cosa c'era di nuovo nella città, da quando era partito. "Niente di rilevante, gli rispose il parente, se non che il santo Padre è stato gravemente ammalato: ma questa malattia, fortunatamente, non ha avuto conseguenze. Aspettate: dimenticavo di dirvi che il mese scorso c'è stata un'esecuzione capitale che ha sorpreso tutta la città e ha fornito materia a molti discorsi. E' stato impiccato in effigie, l'autore di una satira crudele contro cinque o sei signori dei più importanti di Roma. Tutti sono andati, in verità, perché essi (questi signori) erano dipinti punto per punto e non c'era una sola calunnia. Ma questi uomini non di meno hanno avuto il credito di fare arrestare il poeta e ottenere dei giudici per istruire il processo. Mentre questi lavoravano con alacrità, il prigioniero, uomo di spirito, ha messo in fallo i giudici e se n'è scappato col carceriere. In tempo. Due giorni più tardi, era appeso nella sua stessa persona". Questo racconto diede il colpo mortale a Nicolò. Trovò una scusa per andar via subito dopo la cena. Uscì, il pugnale nel cuore. Il tremendo pericolo che aveva corso, gli fece gelare il sangue nelle vene. La vergogna di un trattamento così ignominioso, raddoppiò fino al massimo la sua nera malinconia, e la rese inguaribile. Dopo questa giornata, non volle più mangiare a tavola, e la più giovane delle sorelle da cui alloggiava, usava una specie di violenza per fargli accettare del cibo. Così, ben presto le forze diminuirono a tal punto, che si sosteneva a stento. Tutta la famiglia, allora, si allarmò. Fecero venire i migliori medici della città. Essi dissero che i rimedi erano inutili per questa malattia: che il suo sangue si era cambiato in una bile bruttissima. La madre di Nicolò, li prese in disparte e volle sapere da essi quanto tempo suo figlio poteva ancora vivere. Le risposero che sarebbe molto se passava gli otto giorni. La madre desolata, andò a chiudersi subito nella sua camera dove versò un torrente di lacrime. Dopo che il suo dolore le ebbe esaurite, si gettò in ginocchio, gridando:" Ohimè! Mio Dio, non me lo avete riportato se non per riprenderlo così presto! Lo amavo forse con troppa debolezza, in una maniera troppo umana, e voi mi volete punire. Ah! per lo meno, Signore, che non sia vittima per l'eternità. Degnatevi di fargli conoscere tutto il pericolo del suo stato, e ispirargli un sincero pentimento dei suoi errori. Per riparare, per quanto posso, quello che c'è stato di criminoso nella mia tenerezza, voglio annunciargli io stessa il vostro giudizio e la vostra misericordia. Armatemi, vi scongiuro, di forza e di coraggio". In quel momento, questa brava madre si sentì esaudita. Si alzò, corse verso l'ammalato e fece uscire dalla camera tutti quelli che c'erano. "Siete ben persuaso, mio caro figlio, gli disse, di tutto il mio amore per voi?" "Non andate oltre, madre mia, mi volete dire che non ho che pochi giorni di vita. Ne sono convinto da me, e sto lavorando a impiegare per la mia salvezza i momenti che mi restano. Per aiutarmi a riconoscere e a piangere i miei traviamenti, fatemi venire, vi prego, questo dopo cena il padre Giuseppe, il domenicano; ha amicizia per me. Lo conosco da lungo tempo; io so che questo bravo religioso ha il cuore di un padre per i peccatori. Io non ho approfittato, mia tenera madre, dei consigli che mi avete dato altre volte. Sento in questo momento, meglio che mai, quanto fossero saggi e quanto sarei stato felice nel seguirli."
49,00 €

Il mezzo regno degli spagnoli. Cronache di Puglia sul prorex Consalvo di Cordova

Il mezzo regno degli spagnoli. Cronache di Puglia sul prorex Consalvo di Cordova

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 212

Osservarlo ed ascoltarlo, già la prima volta, fu un tutt'uno e conseguenza del fatto rivelatorio. Un fluire incandescente di pensieri, sillabe, frasi e parole il manifestarsi del logos; come immaginavo avvenisse sotto i portici dell'Accademia di Atene, tra allievi frenetici e solenni cattedratici maestri. Come avveniva per le frequentazioni nel foro, da parte d'indomabili giureconsulti o di stupefacenti curiosi, arrivando ad rostra, estasiati davanti ad epigoni di un Cicerone o di un Ortensio e anche di Antonio Oratore. Fiammeggiare di perifrasi e splendore di metafore, con metonimie d'anguille viscide, similitudini lunghe come di treni, carichi di alabastri. Il divenire dei metri sui piedi della poesia, mutata in musica da miti viventi di arpe d'avorio o tube celestiali: scrivere per ogni artista della penna d'oca o di computer è un disco verde verso infiniti azzurri, spalancati da occhi viperini. La dolcezza di una chitarra, in mano a Garcia Lorca, un calendario sfogliato da Leopardi. Per Arturo Bascetta è dare ascolto alla voce di dentro, alla tarantola che gli rode le visceri. Un ineludibile comandamento dello spirito. Non so dove gli derivi, ma certamente Arturo ha la scorza dello storico. Presumo ambiziosamente la vocazione l'abbia colto, in qualche stellata pausa serale del suo soggiorno nei campi Flegrei, dove Virgilio è di casa, ma anche Omero è un fantasma di sogni ellenici. A sentire Croce, però, lo storico locale non ha bisogno d'ispirazione, nè di modelli. E'. Come Iddio e come la Musa Clio. Arturo dell'amore per i suoi paesi di montagne innevate o aspre rocce, di monconi e moncherini d'alberi, di capre lanose e di lupi accesi nel buio profondo delle notti ululanti, ne ha fatto una religione. Incanta con le sue argomentazioni, Arturo. Non solo bravo giornalista, testardo nel servire la sua devozione di pennaiolo che butta sudore e stenti per realizzarsi, ma anche storico e scrittore brillante. Non era nato a fare lo storico, vi dirà. Invece, sa di spacciare bugie. Egli è uno storico, da mandare in brodo di giuggiole anche il più asettico lettore, il meno influenzabile editore. Storico locale, urliamolo con Croce. Cioè vero storico. Gli altri ci guarderanno e ci commiseranno? Non lo credo. Perché il grande Frodoto incominciò con i logoi, che recitava, tutto compito e partecipe, ad Atene, finì con il diventare il massimo degli storici, insieme a Tucidide. Quest'ultimo più scrittore o narratore, meno storico/geografo/militare come l'autore delle lunghe battaglie di popoli di Ellade e di Asia, e dell'invasione persiana. Io, qualcosa, vorrei dirla per contrastare Arturo; «che ce lo troviamo dappertutto?» Per quanto riguarda però l'età moderna, ad andare a spulciare registri e documenti, Arturo Bascetta è capace di strabiliare, è veramente un folletto imprendibile.
55,00 €

L'ultima rivolta del principato Ultra: i sobillatori di Prata, Petruro e Pietrastornina 1861

L'ultima rivolta del principato Ultra: i sobillatori di Prata, Petruro e Pietrastornina 1861

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 160

Questo volume tratta delle rivolte del 1861 di alcuni paesi dell'ex provincia di Principato Ultra Benevento, sobillati contro l'unità d'Italia, già avvenuta. Veniamo a conoscenza che dopo alcune turbolenze in Altavilla, S. Angelo a Scala e Pietrastornina, anche Prata, Torrioni, Tufo e Petruro, contribuirono alle vicende storiche che portarono allo scontento generale delle popolazioni che non volevano l'assoggettamento a un regno diverso. È un testo allargato alle vicende avvenute in quei comuni di confine che si snodano lungo il Sabato, fra Avellino e Benevento, per meglio dimostrare che la «reazione sopra e sotto la Montagna di Montefusco» fu l'ultimo atto di ribellione filoborbonica, a tratti repubblicano, quindi politico, e non una semplice sommossa, sebbene non portò ad alcun risultato rivoluzionario. Il valore storico della ricerca, per la maggiore su atti e documenti d'archivio di prima mano, accresce con la descrizione dei fatti relativi alle prime bande di briganti, attraverso cui si diede inizio il tam-tam partito dalla Montagna del Monte Vergine. I riscatti rappresentavano il recupero del danaro per pagare gli sbandati riuniti dai sobillatori sulla frontale Montagna di Montefusco e fomentare i paesi posti più in alto, Torrioni, Petruro e Tufo, in modo da fare una grande rivolta, in attesa della fantomatica armata borbonica del Generale Bosco. Da Prata, infatti, cuore del Principato Ultra, sarebbe ripartita la riconquista del Regno perduto. Il Generale, si sa, non arrivò mai, ma Don Zampetti di Montefusco, fomentato dall'ex prefetto Mirabelli di Avellino, vera mente di tutte le reazioni, non poté più tornare indietro. Egli aveva già aizzato San Giorgio e fatto arruolare altri volontari dei paesi della Montagna, proprio durante la festa di Prata, luogo della scintilla, che terminerà di bruciare con l'eccidio di Montemiletto. Dal 7 al 9 luglio 1861, intanto, la cospirazione prese vita a Tufo e sfociò nella ribellione di Torrioni, così come la descrive minuziosamente il sindaco Donnarumma, quando i torrionesi assaltarono anche l'antico Palazzo di Petruro, simbolo dei cavalieri di Malta beneventani, reclutando le armi nella masseria Centrella. Ne seguirono momenti cruciali che portarono all'arresto di tutti i sobillatori con un processo lunghissimo, durato anni e anni, i cui atti, vedono per la prima volta la luce in questo testo dopo una minuziosa ricerca storica sui documenti della Gran Corte Criminale, conservati presso gli Archivi di Stato di Avellino, Salerno, Benevento e Napoli. Il sentimento di amor patrio è l'unico motivo che spinge tutti a rispolverare quei giorni.
30,00 €

Benevento aragonese. Il Ducato del Papa in Regno di Napoli fra 1458 e 1498

Benevento aragonese. Il Ducato del Papa in Regno di Napoli fra 1458 e 1498

Sabato Cuttrera, Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 212

Dopo il sisma del 1348, il tentativo di creare a Benevento una provincia politica fallì e i 36 paesi del Principato Ultra, una volta commissariate le abbazie e cacciati i Catalani, furono inglobati nel Regno, lasciando a Benevento il solo potere politico di una città-stato, coi suoi casali, ma mantenendo quello religioso su tutte le province ecclesiastiche che già possedeva. Fu un passo indietro per le popolazioni dei rioni dei feudi, ma un passo avanti per i cittadini dei borghi regi che possedettero qualcosa in più degli altri regnicoli (costretti ad attendere l'abolizione della feudalità), perché assaporarono in anticipo la globalizzazione, prima di consegnare alla storia una Benevento matura battente bandiera liberale solo quando si liberò dei rettori pontifici che la tennero soggetta fino al 1861. Tanto è vero che, ancora con l'invasione aragonese ci ritroviamo la provincia del Principato Ultra e Citra Benevento, unita alla Capitanata. Nel corso delle vacazio dinastiche, e anche nelle lotte fra guelfi e ghibellini moderni, pertanto, si è appurato che paesi di confine venivano ora annessi, ora distaccati da Benevento. La città, rientrante fra gli stati della Chiesa insieme alla sua provincia ducale, fu da essa distaccata, facendola prima rientrare in Regno, in modo da creare un'altra provincia da annettere al reame. Gli stessi casali continuarono a essere ricostruiti più volte al di qua e al di là di fiumi, monti e castelli, ritrovandosi alcune volte nuclei abitati con lo stesso nome, per l'accanimento dell'ala militare vaticana, rappresentata dal gonfaloniere papalino, prima che l'intera provincia venisse poi annessa al Regno, eccetto le frazioni più prossime. Per tale motivo ritroviamo la Valle Beneventana prima, e poi la provincia di Principato Ultra et Capitanata, nelle mani di capitani di ventura direttamente soggetti ai regnanti la cui sfilza si concluderà con gli Sforza, governatori beneventani della Chiesa e contemporaneamente feudatari del Regno, per rendere il trapasso meno impetuoso. Durante il lungo percorso di assoggettamento temporale dal Papa ai Catalani, ergo dagli Angioini agli Aragonesi, il Pontefice tenterà sempre di ristabilire l'autorità politica sull'intera provincia ecclesiastica. Lo farà senza però mai riavere quella ante terremoto del 1348, lungo l'asse Manfredonia-Lucera-Benevento-Termoli, e si ritroverà col possedere soltanto Benevento e casali, legittimo distretto della Montagna di Montefusco, senza la Vicaria di Ariano. E' chiaro che essendo governatori, ma anche capitani di ventura, agli Sforza farà comodo essere titolari dei feudi di una intera provincia, sebbene rientranti parte nel patrimonio della Chiesa e parte del Regno, almeno fino all'invasione totale degli Aragonesi, benché i Provenzali, a loro volta, mantennero per molti anni la metà del reame nel nome del Re di Francia. Questo libro, senza pretese, intende dimostrare che Benevento non sempre fu Stato della Chiesa.
55,00 €

Apice: il castello, i feudi, le chiese. Volume Vol. 34

Apice: il castello, i feudi, le chiese. Volume Vol. 34

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 168

Narrare la storia delle molteplici controversie tra Conti, Duchi, Baroni, Principi e Re, gli eventi, le situazioni, le stragi delle innumerevoli guerre per conquistare Castelli, Città e Terre dei luoghi in cui oggi viviamo è una grande fatica. Un aiuto massiccio però ci viene dalla documentazione delle "Cronache" di Falcone e del Telesino Beneventano, delle "Carte" di Montevergine e del "Catalogo dei Baroni". E' vero. Anche in tali documenti vi sono contraddizioni, oscurità, ripetizioni che non rendono agevole il districarsi tra fatti ed eventi riportati. Di qui la ricerca di conferme, chiarimenti e specificazioni più attendibili in ulteriori documenti nascosti in Chiese, Abbazie ed altri luoghi sacri. Un fatto è certo. Le "Cronache" di Falcone e del Telesino sono una vera e propria miniera di notizie tali da incoraggiare la consultazione da parte dei vari storici locali che meritano l'elogio della maggioranza dei cittadini delle nostre contrade che sono messi a conoscenza della vita dei propri antenati. La storia locale, spesso trascurata dagli storici che vanno per la maggiore che, con spocchia, la catalogano in senso spregiativo come storia "minore", ha un valore inestimabile. Essa mette in condizione ognuno di noi di conoscere non solo le proprie radici, ma soprattutto consente di appropriarci dei comportamenti, spesso eroici, delle popolazioni che ci hanno preceduto nei secoli e che, con imprese, sacrifici e sangue versato, hanno contribuito a consegnarci interi territori. Si tratta della memoria storica dei nostri avi, a cui attingere per proseguire nel solco da loro tracciato nell'attività, nell'impegno, nel contributo che ognuno di noi deve dare per il progresso e lo sviluppo della propria terra. Le realtà locali sono un patrimonio di cultura, di storia, di arte, di fatti ed eventi che devono sempre più essere il baricentro da cui partire per comprendere la storia complessiva della nostra bella Italia. Gli storici "minori" sono veri topi di biblioteca e ricercatori pazienti in Abbazie, Chiese, Comuni, Province, Regioni ed Archivi di Stato. Fatiche che spesso non ricevono il dovuto riconoscimento appunto per un male inteso senso della storia, ma che ottengono il plauso e l'encomio di numerosissime personalità che sanno apprezzare il lavoro certosino di chi pone a disposizione di tutti conoscenze che, altrimenti, rimarrebbero nell'oscurità. Glorie, affanni, tormenti, sconfitte, vittorie, miserie patite dai nostri avi. Gente, popolo, individui, che devono essere sottratti all'oblio che rappresenta uno dei più gravi crimini contro la verità. Ed è la verità dei fatti che diventa viva nella memoria di noi moderni. Memoria che è veramente un qualcosa di divino, che rievoca scontri, situazioni, eroismi, sacrifici degli antenati facendoci sentire accanto a loro, confortati dal ricordo. Aver memoria di avi lontani, consente di affrontare con più consapevolezza i problemi di oggi. La memoria secondo i Greci è la madre delle Muse. Era chiamata mnemosine. Archelao di Piene, nella sua opera "Apoteosi di Omero", la presenta effigiata in luogo d'onore ove, in maestoso atteggiamento, rivolge lo sguardo verso Zeus, padre delle Muse stesse. "Memoria" o "Oblio" sono i corni del dilemma. La prima è preferita, ammirata, amata da tutti gli uomini che rispettano i valori della storia, della cultura e dell'umanità. La seconda, spesso odiata, è apprezzata soltanto dalle anime scialbe e imbelli. E' la memoria storica che affascina il nostro spirito. E' così. La realtà, la vita, degli antichi e lontani avi di Apice, attraverso la memoria, viene impressa con caratteri di fuoco nel nostro animo e nel contempo risorge "attuale" nel nostro pensiero.
30,00 €

Il principe schiavo e donna Giulia principessa rapita. Storie vere di Jean de Prèchac

Il principe schiavo e donna Giulia principessa rapita. Storie vere di Jean de Prèchac

Virgilio Iandiorio, François Delolme

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 142

"Il giovane Principe di Salerno era ben fatto, aveva molto spirito, conosceva molte lingue, in particolare la Tedesca e la Turca, e riusciva meravigliosamente in tutti gli esercizi atletici. Il Viceré ci prendeva tanto piacere, che quasi non passava giorno che non andasse a vederlo andare a cavallo, e in seguito fu così soddisfatto delle sue buone qualità, che prese la decisione di dargli in sposa Donna Catalina di Haro sua figlia unica, che era un partito dei più ricchi d'Europa, e che già molti principi avevano chiesto in sposa. Nello stesso tempo egli si risolse di dare in moglie la Principessa Giulia a Don Luigi di Guzman6 suo nipote, che era Generale della Cavalleria a Napoli. Il Principe informato di una decisione così vantaggiosa per lui, assicurò il Viceré che avrebbe avuto eterna riconoscenza per la sua bontà. La Principessa, che era una delle più belle donne d'Italia, non fu così docile come suo fratello. Ella aveva una naturale avversione per gli Spagnoli, che simulava con molta pena; ma non nascose più il suo dispiacere, quando apprese che la si destinava ad un Cavaliere di quella Nazione: i suoi genitori presero grandi precauzioni per impedire che il Viceré ne venisse informato, per paura che non cambiasse parere, e che essi non rimanessero privi dei grandi vantaggi che ne verrebbero a tutta la Casata di Salerno, da questo duplice Matrimonio. Si misero in atto tutti gli accorgimenti per persuadere la giovane; le si fece capire molto bene che con la sua resistenza avrebbe rovinato il fratello e tutta la casata. Così senza mutare i suoi sentimenti, ella acconsentì a sacrificarsi per amore del fratello, per il quale provava un tenero affetto. Il Principe, che cercava di far manifesto al Viceré in tutti i modi quanto fosse sensibile dell'onore che gli faceva scegliendolo come genero, si preparò a partire per andare in Spagna a rendere omaggio alla sua Promessa sposa; ma il Viceré lo trattene, assicurandogli che presto l'avrebbe fatta venire a Napoli e che avrebbe avuto cura di avvertirlo, quando sarebbe stato il momento di andare a incontrarla."
30,00 €

Logge rivoluzionarie «liberi muratori»e. Il sogno repubblicano di Ascanio Orsi. 1794-1794

Logge rivoluzionarie «liberi muratori»e. Il sogno repubblicano di Ascanio Orsi. 1794-1794

Enzo Cioffi

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2023

pagine: 156

L'indipendenza del regno di Napoli conseguita nel 1734 con l'ascesa al trono di Carlo di Borbone inciderà intensamente nelle coscienze della nuova generazione per lasciare tracce importanti in tutto il mondo riformatore che avrebbe messo in moto di lì a poco. L'avvento del nuovo sovrano fu preparato dall'azione intellettuale di un piccolo gruppo di giuristi tra i quali Costantino Grimaldi e Pietro Giannone, che ripresero con i loro scritti la lotta giurisdizionalistica e l'elaborazione di nuovi interessi teorici sulla scia degli uomini di cultura di fine Seicento e l'inizio del secolo XVIII tra i quali Descartes, Spinoza, Machiavelli e Hobbes. A metà secolo appariva con evidenza l'impronta della nuova intellighentsia borghese formatasi attraverso un dialogo continuo tra l'Italia e il mondo culturale europeo sull'interesse agli sviluppi scientifici e filosofici e sulla trasformazione avvenuta in Francia in quel torno di anni, grazie particolarmente al peso della République des Lettres, del nuovo razionalismo come alla cooperazione decisiva delle logge massoniche dovuta al «viaggio» dei liberi muratori e dei loro collegamenti con le reti di corrispondenza e di gestione della cosiddetta «circolazione armoniosa» delle élites. Il contatto degli intellettuali italiani con la nuova cultura europea diffusa dai viaggiatori che visitavano la penisola nel corso del Grand Tour avvenne principalmente attraverso l'importazione e la traduzione di libri e riviste straniere, che svolsero un ruolo centrale nella formazione della nuova mentalità illuministica in un paese rimasto chiaramente indietro rispetto ai progressi delle altre realtà europee. Ma, al tempo stesso, a partire dal 1715, gran parte dei paesi del vecchio mondo iniziarono a porre lo sguardo sull'Italia per ritrovarsi e rispecchiarsi nella sua cultura. L'eco europea di Ludovico Muratori e di Pietro Giannone prima e di Antonio Genovesi, Cesare Beccaria, Carlantonio Pilati, Pietro Verri, Gaetano Filangieri e Gaetano Galiani successivamente, contribuì non poco in questo senso, allargando l'interesse ai problemi politici e storici della penisola; il contributo di questi scrittori illuministi e riformatori aveva prodotto la curiosità dei visitatori sulla civiltà italica e appassionato particolarmente per le loro riflessioni sociali e politico-culturali in un contesto storico caratterizzato dalle dispute tra Chiesa e Stato. In quella stagione, segnata dalla «cultura della mobilità» e profondamente dall'angoscia come dal travaglio spirituale, s'iniziò a dubitare delle vecchie tradizioni e la nazione francese cominciò a mostrarsi come la più predisposta ad accogliere e attuare in prospettiva rivoluzionaria le nuove idee. Ebbero un merito speciale Denis Diderot, Claude-Adrien Helvétius e (principalmente) Jean-Jacques Rousseau, i quali fondarono la loro azione dottrinale anzitutto sul pensiero anticattolico, preparando in questo modo la crisi che portò all'Ottantanove. Influenzati soprattutto dal pensiero di Thomas Hobbes e John Locke, i filosofi (intellettuali) francesi tradussero in sistemi filosofici teorie che gli scrittori inglesi avevano presentato in forma frammentaria ed empirica. La critica della tradizione teologica ed assolutista, confinata in Inghilterra sul terreno degli studi astratti, diventò così, nella febbrile atmosfera della società francese, un formidabile strumento di sconvolgimenti rivoluzionari.
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