Come Prometeo che sottrae il fuoco - e la parola - agli dèi, il traduttore ruba qualcosa di 'sacro' che, in linea di principio, non gli appartiene: il testo poetico che, nella sua lingua originaria, possiede una forma sonora, ritmica e semantica che sembra inscindibile dalla materia stessa delle parole; il verso di Wordsworth, l'armonia inquieta di Coleridge, l'ardore sensuale e fatale di Keats, l'impeto intellettuale e politico di Shelley, l'ironia tragica di Byron, tutto vive in un equilibrio fragile tra significato e musica, tra pensiero e corpo verbale; intervenire su questo equilibrio, smontarlo e rimontarlo in un'altra lingua, equivale dunque a violare un tempio, a commettere un vero e proprio atto sacrilego perché si altera l'unità dell'opera, perché si osa sostituire una voce con un'altra. Ma, così come quello del fuoco e della poesia, anche il 'furto' della traduzione è animato da una culpa felix: se il testo restasse confinato nella sua lingua, infatti, il suo fuoco arderebbe per pochi; sottraendolo, il traduttore lo espone certo al rischio della dispersione, ma anche alla possibilità della sopravvivenza. Valore peculiare assume - proprio nel Romanticismo inglese - questa dialettica poiché i romantici hanno pensato la poesia come forza primigenia, come energia creatrice affine ai poteri della Natura e della mente, hanno diffidato delle mediazioni, delle convenzioni, delle tradizioni irrigidite, dei topoi consueti; tradurli significa, quindi, entrare in rapporto con questo loro stesso ideale di immediatezza, proponendo tentativi sempre nuovi di 'rubare il fuoco' per farne nuovamente 'dono' al mondo.
Il furto di Prometeo. Antologia di traduzioni poetiche dai romantici inglesi. Testi originali a fronte
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| Titolo | Il furto di Prometeo. Antologia di traduzioni poetiche dai romantici inglesi. Testi originali a fronte |
| Autore | Paolo Pedrazzi |
| Collana | Biblioteca del vascello |
| Editore | Robin Edizioni |
| Formato |
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| Pagine | 400 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791257144173 |

