Rubbettino: Saggi
La Cassa per il Mezzogiorno e la Banca Mondiale: un modello per lo sviluppo economico italiano
Amedeo Lepore
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 327
La ricerca condotta su documenti originali della Banca Mondiale, messi a disposizione degli studiosi di recente, affronta il tema dell'intervento straordinario in una prospettiva internazionale. Il filo conduttore del lavoro è una visione aggiornata dei problemi del Mezzogiorno e delle soluzioni proposte per la "questione meridionale" negli anni successivi alla ricostruzione postbellica, dando luogo all'unico periodo di convergenza - in tutta la storia unitaria - del Sud con il Nord dell'Italia, durante la golden age. Nella fase iniziale, che apriva le porte al miracolo economico italiano, si verificò una singolare triangolazione di interessi tra il governo italiano, la Banca Mondiale e la Cassa per il Mezzogiorno, costruendo un modello inedito di sviluppo. Il sistema dei prestiti internazionali contribuì a realizzare un circuito virtuoso, con l'industrializzazione del Sud e la modernizzazione produttiva del Paese. Solo quando prevalse una pressione politica impropria, in seguito anche all'avvento delle Regioni, l'azione della Cassa per il Mezzogiorno mutò il suo carattere originario. Il volume contribuisce alla comprensione di questa fase decisiva della storia economica italiana e internazionale, non mancando di fornire elementi di notevole utilità per l'analisi delle vicende attuali del Mezzogiorno e dell'Italia.
Pasquale Saraceno. Un progetto per l'Italia
Alessandro Angelo Persico
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 656
Nato in Valtellina in una famiglia di origini meridionali, Pasquale Saraceno (1903-1991) è stato un tecnico prestato alla politica. Laureatosi in economia presso la Bocconi, dove insegnò per poi passare all'Università Cattolica e, infine, alla Ca' Foscari, fu portato da Donato Menichella all'IRI, divenendo uno dei massimi dirigenti dell'Istituto. Superando semplificazioni ancora correnti, in particolare l'immagine stereotipata di economista "statalista", il volume ricostruisce il percorso che dagli anni della sua formazione, a contatto con l'intellighenzia dell'IRI e con i giovani cattolici del Movimento Laureati, è giunto alla maturazione del progetto storico da lui tenacemente perseguito per tutta la vita: il completamento del processo risorgimentale, attraverso l'unificazione economica della nazione. Soluzione degli squilibri territoriali e piena maturazione civile del paese erano possibili attraverso un modello di economia mista, in grado di regolare il mercato in funzione degli obiettivi sociali. Tale progetto trovò la sua sintesi ideale nel Codice di Camaldoli, di cui Saraceno fu il principale redattore assieme a Sergio Paronetto. Il suo impegno meridionalista fu sempre declinato in una prospettiva nazionale, rappresentando il filo conduttore della sua azione nel secondo dopoguerra: i piani ricostruttivi, l'intervento straordinario, lo Schema Schema Vanoni, il centro-sinistra, la programmazione economica. In questi passaggi il suo apporto fu determinante.
Lo sviluppo sospeso. Il Mezzogiorno e l'impresa pubblica (1948-1973)
Augusto De Benedetti
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 265
Dopo la Seconda guerra mondiale l'intervento pubblico nelle regioni meridionali occupa uno spazio centrale nel modello di sviluppo, nel processo di integrazione sociale, nel sistema politico del Paese. Con l'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, prima, e la svolta industrialista dei tardi anni Cinquanta, poi, un flusso di investimenti senza precedenti viene riversato nei territori del Sud. Le partecipazioni statali, l'Iri in particolare, si impegnano nel più intenso processo di formazione di capitale che la storia del Meridione ricordi, con una correzione sensibile dell'asse territoriale dell'industria pubblica, storicamente sbilanciato sul Centro-Nord. L'industrialismo meridionalista, con poche alternative, alimentato da motivazioni diverse e da uno spettro ampio di forze politiche e sociali, conduce ad approdi significativi tra i primi anni Sessanta e il 1973. Anche in questo campo, la crisi degli anni Settanta chiude definitivamente un'epoca. Sotto il profilo macroeconomico, tra il 1951 e il 1971 si accorcia la distanza tra Sud e Centro-Nord e a determinare tale risultato non poco concorrono le varie forme di intervento statale. Alla distanza, tuttavia, l'industrializzazione dall'alto del Mezzogiorno produce esiti fragili e di superficie. Questo libro, fondato su una ricca documentazione inedita, offre per la prima volta una ricostruzione storica dell'intera vicenda, focalizzando l'attenzione sulle politiche per il Mezzogiorno e l'azione dell'Iri.
L'internazionalismo difficile. La «diplomazia» del PCI e il Medio Oriente dalla crisi petrolifera alla caduta del muro di Berlino (1973-1989)
Luca Riccardi
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 756
Il Medio Oriente è stato uno dei campi principali in cui fu messo alla prova il "nuovo internazionalismo" di Berlinguer che prese corpo proprio a partire dai primi anni Settanta. Emersero alcune linee di tendenza alquanto nuove rispetto al passato. L'OLP divenne un punto di riferimento ineludibile; il rapporto con le forze politiche israeliane si trasformò da avversione a dialogo sempre più coinvolgente. Nella politica mediorientale del PCI degli anni Settanta e Ottanta si affermò un criterio pragmatico che perseguiva un obiettivo principale: la realizzazione delle aspirazioni nazionali palestinesi come chiave per una soluzione definitiva dei conflitti dell'area. "Il PCI oscillava tra realismo e moderazione - peraltro non sempre confessabile apertamente - ovvero tra realismo e inclinazione a interpretazioni "progressiste" sovente deluse e altrettanto sovente non sempre riconducibili entro il quadro rigido della teoria. Per questo (...) si manifesta l'abbandono delle estremizzazioni di giudizio quasi manicheo tra arabi e israeliani per gradualmente riconoscere quanto quelle certezze non fossero più attuali: occorreva passare dall'internazionalismo quale essenza stessa della palingenesi mondiale del comunismo ad una posizione di politica estera nella sostanza di stampo nazionale alla ricerca della stabilità del Mediterraneo." (dalla postfazione di Luigi Vittorio Ferraris)
Il destino delle nazioni, l'avvenire dell'Europa
Raymond Aron
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 248
Allorché l'Europa sperimenta la crisi della sua "costruzione" comune e della scienza o dell'opinione che è giunta a orientarla e a legittimarla, ci si interroga nuovamente sulla natura delle associazioni umane e sull'avvenire dei popoli europei. Raymond Aron ha accompagnato l'esperienza novecentesca dell'Europa pensando le idee che hanno trovato in essa asilo e il suo destino sempre sospeso all'alba della storia universale. I saggi raccolti in questo volume illustrano le perduranti lezioni di quella riflessione. Aron discute la natura e l'avvenire delle nazioni - fatto fondamentale della politica europea situandosi nell'elemento dell'azione, ma anche in un orizzonte più vasto in cui la figura spirituale e la matrice politica del Vecchio Continente sono considerate congiuntamente e nel loro significato universale. Lucida testimonianza di un grande pensatore, questa antologia restituisce l'esercizio di responsabilità nella Città di un "buon europeo" e la riflessione imparziale di un classico che non ha smesso di educare tanto il cittadino quanto l'uomo. Pensare l'idea europea, la sua fedeltà storica e il suo compito presente significa ancora pensarla politicamente. Comprendere la vita in comune degli uomini significa ancora meditare la sua fragile architettura, la sottile arte politica che essa richiede, la dialettica che continua a percorrerla tra l'esperienza delle nazioni e la questione della vera unità umana. Prefazione di Alessandro Campi.
Democrazia dissociativa
Raffaele De Mucci
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 99
"Democrazia dissociativa" è la metafora di origine neuro-psichiatrica che si è voluto utilizzare per caratterizzare sinteticamente i profili del nostro sistema politico negli ultimi venti anni, dominato dalla contrapposizione ossessiva fra "berlusconismo" e "anti-berlusconismo". In senso esattamente opposto al paradigma di "democrazia consociativa" - raccomandato da Arend Lijphart come forma ottimale di democrazia (e in parte sperimentato nell'Italia di Prima Repubblica) - nel nuovo corso si rompono irreparabilmente i legami di rappresentanza e rappresentatività fra una società che, se non coesa al proprio interno, si presenta tuttavia priva di conflitti irriducibili, e la politica ridotta a un'arena di lotta permanente fra "bande", interamente calata in una logica di potere fine a se stessa. Alla luce di questo schema interpretativo, il pamphlet ripercorre le fasi salienti di sviluppo e agonia della cosiddetta Seconda Repubblica, dal primo governo di centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi nel 1994, al recente governo dei tecnici affidato a Mario Monti nel 2011.
La politica moderna tra scetticismo e fede
Michael Oakeshott
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 183
Questo libro è una testimonianza significativa dell'importanza che riveste la riflessione di Michael Oakeshott, certamente tra i più acuti e interessanti filosofi politici del Novecento. Qual è il senso dell'attività di governo nel mondo moderno? Oakeshott ne coglie la contraddittorietà dipendente da un vocabolario ambiguo, che rivela l'esistenza di due modi fondamentalmente opposti di concepire la politica e che si servono però degli stessi termini: per alcuni, una politica fondata sulla fede, per altri, una politica essenzialmente scettica. In tal modo, egli offre una griglia ermeneutica di prim'ordine per spiegare la storia politica moderna fino all'epoca dei totalitarismi. Per fede non va però intesa una prospettiva di tipo religioso, quanto, invece, l'idea di un millenarismo secolare, che da Bacone in poi immagina di poter costruire un mondo perfetto privo di conflitti, pacificato attraverso il controllo minuzioso e capillare delle attività e perfino delle vite dei singoli; lo scetticismo è invece l'idea (verso cui Oakeshott propende) per cui il governo non ha uno 'scopo' unico e assorbente, ma - pur essendo pragmaticamente teso ad una mediazione dialettica con il suo opposto preferisce lasciare che la società civile possa dispiegare al meglio le sue multiformi possibilità. Anche per questo la filosofia di Oakeshott, rientri o meno nella tradizione liberale, è comunque, certamente, una filosofia della libertà.
Sistemi totalitari e regimi autoritari. Un'analisi storico-comparativa
Juan J. Linz
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 479
Cosa distingue un "sistema totalitario" da un "regime autoritario"? E quali sono gli elementi che rendono il totalitarismo e l'autoritarismo modelli di organizzazione politica peculiari e specifici, con proprie caratteristiche interne e con autonomi meccanismi di funzionamento? Quali e quanti sono stati, nel corso del Novecento, i sistemi politici classificabili come "non democratici"? E quale è stata la loro diffusione nelle diverse aree del mondo? È a queste domande - al centro da decenni della riflessione scientifica - che cerca di rispondere questo saggio, considerato sin dalla sua uscita nel 1975 un classico della scienza politica contemporanea. Sulla base di un vasto materiale empirico, ricorrendo alla comparazione storica e a un rigoroso sforzo di concettualizzazione, Linz sviluppa una articolata classificazione dei regimi "non competitivi", distinguendo tra una varietà di tipologie (dal totalitarismo all'autoritarismo, dal sultanismo al post-totalitarismo) e numerosi sottotipi (dai sistemi totalitari ideologici alle democrazie razziali, dai regimi autoritari di mobilitazione ai sistemi totalitari di partito). Quello che risulta è un quadro della storia politica del Novecento per molti versi innovativo, dal quale emergono con chiarezza le molteplici sfide e i differenti rischi che le democrazie hanno dovuto affrontare e superare prima di affermarsi e conso-lidarsi su una scala sempre più vasta. Introduzione di Alessandro Campi.
Parole del conflitto (nel silenzio della politica)
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 200
Questo volume affronta temi importanti di filosofia e sociologia politica collegati al problema del conflitto, intendendo dare una voce ferma ad alcune parole spesso troppo urlate o appena sussurrate. Biagio Spoto si sofferma sul concetto di guerra, l'epitome stessa del conflitto nei suoi connotati distruttivi, ma anche e forse soprattutto nella sua capacità di produrre metamorfosi e mutamenti politici. Non è quindi un caso che al tramonto della guerra come istituzione si accompagni oggi la sterilità della politica come generatrice di cambiamenti. Paola Russo analizza la questione della conflittualità internazionale e alcune vie d'uscita proposte dalla filosofìa politica e giuridica contemporanea, alla luce della delicata tensione esistente tra funzione del diritto e legittimità politica. Vincenzo Maimone esamina il ruolo che il rapporto tra sicurezza e verità è chiamato a interpretare nel contesto delle società democratiche contemporanee. Tale relazione svolge una funzione essenziale quale test di valutazione della tenuta e della stabilità nel tempo delle istituzioni politiche. Carlo Colloca mostra come il concetto di cleavage (frattura) sia particolarmente adatto per una riflessione sociologica sul tema del mutamento socio-territoriale e politico dell'Europa contemporanea.
Networks rurali e reti contadine. Esperienze e percorsi di agricoltura sostenibile in Calabria
Anna Elia
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 164
Il libro analizza due diversi sistemi di rete che hanno accompagnato il divulgarsi di pratiche di agricoltura biologica e di forme di agricoltura sostenibile in Calabria: i "networks rurali" e le "reti contadine". Nei "networks rurali" si muovono produttori agricoli medio-grandi che certificano come biologici i metodi di produzione. Nelle "reti contadine" agiscono gli agricoltori bio-etici: produttori auto-certificati, agricoltori medio-piccoli certificati e non. I produttori bio-certificati adottano un modello imprenditoriale influenzato dal mercato e dalle logiche di modernizzazione. Gli agricoltori bio-etici realizzano processi produttivi fortemente ancorati al patrimonio ecologico. I "networks rurali" e le "reti contadine", pur indicando percorsi eterogenei, non agiscono in contraddizione nel momento in cui ricercano margini di autonomia dai grandi mercati. Dalle azioni poste in essere emergono diversi aspetti dello sviluppo rurale: la sostenibilità; il capitale sociale; la governance dei mercati; la ricerca di nuovi assetti istituzionali; le abilità nel combinare conoscenze tacite a input all'innovazione che derivano dal mercato.
Istituzioni, persona e mercato. La persona nel contesto del liberalismo e delle regole
Flavio Felice
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 208
Il libro si prefigge lo scopo di analizzare alcuni aspetti rilevanti del pensiero economico moderno e contemporaneo. È diviso in quattro parti: "Uno sguardo alla teoria", "Alle origini dell'economia civile", 'Testimoni della libertà" e "Una prospettiva". Nella prima parte, l'autore prende in considerazione la prospettiva teorica dell'economia sociale di mercato, individuando i suoi possibili nemici interni ed esterni. Oltre alla suddetta prospettiva teorica, nel saggio successivo, si affronta il tema della dicotomia tra etica ed economia e la loro rispettiva pretesa egemonica. Nella seconda parte, è presentata l'opera economica del filosofo tardo settecentesco Melchiorre Delfico, il cui contributo fondamentale ha interessato gli studi sulla libertà del commercio e sulla funzione della "legge", in quanto strumenti di "incivilimento". Come testimoni della libertà, l'autore presenta la figura di Luigi Sturzo, sottolineando il suo meridionalismo liberale, e un'analisi comparativa di alcuni documenti che hanno segnato il passaggio di un epoca, all'indomani della Seconda guerra mondiale: il Cadice di Camaldoli, il Manifesto di Friburgo e il Piano Beveridge. Il libro si conclude con un saggio di prospettiva, dove l'autore analizza alcuni temi chiave della più recente enciclica di Benedetto XVI: la Caritas in veritate, confrontandoli con la prospettiva teorica del liberalismo delle regole e dell'economia sociale di mercato.
Potere. La dimensione politica dell'azione umana
Lorenzo Infantino
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2013
pagine: 321
Al pari di tante altre, la parola "potere" viene utilizzata nella comunicazione di tutti i giorni. Ognuno di noi la pronunzia e l'ascolta senza lasciare trasparire dubbi di sorta. Ma si tratta di una parola che evoca molte cose e che delimita un territorio della cui identità non siamo affatto certi. Questo volume svolge una funzione chiarificatrice. Con appropriata scelta metodologica, il fenomeno del potere viene "scomposto" e ridotto ai suoi elementi più semplici. L'analisi prende avvio dal rapporto intersoggettivo. È così che viene individuato il momento in cui, conferendo agli attori differenziati gradi di autonomia, la sovraordinazione e la subordinazione prendono corpo. Quel che viene dapprima "decifrato" è quindi il potere infrasociale, quello che nasce dalle relazioni interindividuali. Il che costituisce la base per giungere al potere pubblico, che è il potere esercitato dai governanti sui governati. Il suo processo generativo viene "disaggregato". Con l'aiuto di una letteratura sovente trascurata, vengono isolati i "fotogrammi" indispensabili alla comprensione del fenomeno. Ne emergono ragioni, abusi e mistificazioni. Tutti gli orpelli che rivestono il potere vengono in tal modo strappati, il suo volto oscuro illuminato. È all'opera una teoria tramite cui le posizioni sociali conseguite mediante il confronto vengono nettamente separate da quelle occupate per mezzo della simulazione e il sostegno delle strutture coercitive.

