Ibis
Il grido di San Vittore. Quando la libertà non è utopia
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 201
"Il grido di San Vittore" nasce da una serie di incontri con i detenuti di San Vittore, a Milano, e da un percorso di scrittura creativa sviluppato con gli stessi reclusi. Questa esperienza ha dato corpo a una serie di racconti caratterizzati da una forte impronta personale, racconti che sanno trasmettere con originalità espressiva la viva emotività degli autori. Sono storie vissute, riflessioni coraggiose, esperienze di vita. San Vittore, come si sa, è il carcere di Milano e ha una storia che spesso si è intrecciata con la storia stessa della città: inserito dentro la città stessa, ne è diventato, in un certo qual senso, un simbolo. Per questo l'autore ha voluto premettere alla parte narrativa una ricostruzione di questo legame particolare tra il carcere e la città.
Terra straniera
Anna Turra
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 88
Il coro delle voci, le lingue straniere e il dialetto che si incrociano e si scambiano in un colorato cicaleccio: eccole le terre straniere che popolano le nostre città con presenze e memorie di mondi diversi eppure così simili perché tutte narrano storie di uomini e donne. Dopo "Storie dalla SNIA" e "Racconti d'acqua e di terra", Anna Turra torna con una nuova raccolta che attinge ad esperienze di incontro con persone che vengono da lontano, straniere. I nuovi cittadini che vivono nelle nostre città hanno portato, nel loro viaggiare, ricordi ed emozioni, che sono diventati racconti grazie alla passione dell'autrice. La delicatezza dell'incedere narrativo di Anna Turra non fa che dare a queste storie la vena dell'immaginazione in un contesto così reale e attuale.
Kalenda Maia
Rosalba Fossati Veronesi
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 137
"Mi chiamo Bertrand di Roquebrune. Ho lasciato Puivert a primavera, quando l'allodola sale verso il sole e le ginestre si vestono appena d'oro. Sul pendio già sfiorivano gli iris e lentamente le mura del castello si facevano lontane: era stato il mio mondo ed ora lo perdevo per sempre. Da tempo, molto ormai mi divideva dai suoi abitanti, da quando la nuova religione era diventata padrona dei loro cuori e delle loro menti. Puivert non era più il luogo della gioia, dell'amore e del canto". Così inizia la storia medievale di Rosalba Fossati Veronesi.
Monsignor Giovanni Volta
Andreani, Peruselli
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 252
"Presi dalle urgenze quotidiane possiamo correre il rischio di non alzare gli occhi verso orizzonti più ampi che vanno oltre il semplice orizzonte materiale. Ecco una testimonianza che possono rendere le ACLI nella nostra provincia: l'interesse religioso non porta alla diserzione della terra, ma rende più appassionato l'amore per essa; il riconoscimento di Dio non si pone in alternativa con quello dell'uomo, ma ne è piuttosto garanzia perché è sua creatura; il lavoro non è finalizzato al solo guadagno, ma è servizio, atto di solidarietà, è manifestazione dell'uomo, della sua creatività, della sua dignità, per questo lo vogliamo per tutti. E se Dio è creatore e padre, allora alla mensa del creato non hanno diritto di assidersi solo alcuni, i più forti, i più intelligenti, i più fortunati, ma ogni uomo." (Mons. Giova Volta, Messaggio alla ACLI di Pavia)
Paideutika. Volume 26
Libro
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 192
Cosa vuol dire Paideutika? Letteralmente essa è la menzione al plurale dell'aggettivo verbale derivato dal greco paideuo (istruisco, educo, formo), da cui anche paideia (educazione, cultura, istruzione, conoscenza). Per cui Paideutika nomina tutto ciò che ha a che fare con la formazione dell'uomo. Così Paideutika intende sviluppare una critica serrata delle pratiche di assoggettamento formativo a partire esattamente dal nesso formazione/cultura. E di farlo nel segno di una tradizione fenomenologica che, con accentuata attenzione esistenziale, non potrà che immergersi nelle infinite forme della vita di cultura - dalla filosofia alle scienze umane, dall'arte alla letteratura, dalle scienze sociali e politiche a quelle dell'educazione - per rivendicare, oggi, l'urgenza di un pensiero radicale. Un pensiero capace di reagire, con metodo decostruttivo, alla confortevole e levigata illibertà che sempre si annida nelle formule retoriche ed edificanti del pedagogismo corrente.
Paideutika. Volume Vol. 24
Libro: Libro in brossura
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 176
Cosa vuol dire Paideutika? Letteralmente essa è la menzione al plurale dell'aggettivo verbale derivato dal greco paideuo (istruisco, educo, formo), da cui anche paideia (educazione, cultura, istruzione, conoscenza). Per cui Paideutika nomina tutto ciò che ha a che fare con la formazione dell'uomo. Così Paideutika intende sviluppare una critica serrata delle pratiche di assoggettamento formativo a partire esattamente dal nesso formazione/cultura. E di farlo nel segno di una tradizione fenomenologica che, con accentuata attenzione esistenziale, non potrà che immergersi nelle infinite forme della vita di cultura - dalla filosofia alle scienze umane, dall'arte alla letteratura, dalle scienze sociali e politiche a quelle dell'educazione - per rivendicare, oggi, l'urgenza di un pensiero radicale. Un pensiero capace di reagire, con metodo decostruttivo, alla confortevole e levigata illibertà che sempre si annida nelle formule retoriche ed edificanti del pedagogismo corrente.
Paideutika. Volume Vol. 25
Libro: Libro in brossura
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 192
Cosa vuol dire Paideutika? Letteralmente essa è la menzione al plurale dell'aggettivo verbale derivato dal greco paideuo (istruisco, educo, formo), da cui anche paideia (educazione, cultura, istruzione, conoscenza). Per cui Paideutika nomina tutto ciò che ha a che fare con la formazione dell'uomo. Così Paideutika intende sviluppare una critica serrata delle pratiche di assoggettamento formativo a partire esattamente dal nesso formazione/cultura. E di farlo nel segno di una tradizione fenomenologica che, con accentuata attenzione esistenziale, non potrà che immergersi nelle infinite forme della vita di cultura - dalla filosofia alle scienze umane, dall'arte alla letteratura, dalle scienze sociali e politiche a quelle dell'educazione - per rivendicare, oggi, l'urgenza di un pensiero radicale. Un pensiero capace di reagire, con metodo decostruttivo, alla confortevole e levigata illibertà che sempre si annida nelle formule retoriche ed edificanti del pedagogismo corrente.
Fu la Spagna! Lo sguardo fascista sulla guerra civile spagnola. Catalogo della mostra (Bolzano, 17 novembre 2017-15 gennaio 2018)
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 206
"Tra il 1936 e il 1939 più di 80.000 italiani parteciparono alla Guerra Civile Spagnola a sostegno dei generali golpisti. L'insurrezione militare contro il governo repubblicano finì per trasformarsi in un conflitto europeo nonostante il Patto di Non Intervento sottoscritto da diversi paesi, tra cui l'Italia, per evitare l'internazionalizzazione del conflitto. Dal momento in cui - nella prima metà del XIX secolo - si sviluppò la tecnica di riproduzione fotografica a oggi, le immagini sono state una potente forma di comunicazione. Ma fu in Germania che, a partire dagli anni Trenta, grazie all'influenza dell'opera di Stefan Lorant, redattore capo della rivista «Münchner Illustrierte Presse», la fotografia non servì più solo ad accompagnare le notizie, ma si trasformò nella principale voce narrante della storia. Sebbene sin dall'inizio la fotografia non fosse esente da strumentalizzazione e controllo, fu con l'avvento del fascismo e del nazismo che si trasformò in uno strumento della propaganda politica. L'intervento italiano non fu solo militare. La decisione di Mussolini di creare l'Ufficio Stampa e Propaganda determinò l'uso dei mezzi di comunicazione come un'arma di manipolazione delle masse a sostegno del contributo fascista dell'Italia alla guerra e a fini politici. Nella commemorazione dell'80º anniversario dello scoppio della Guerra Civile Spagnola, il Museu d'Història de Catalunya ha presentato la mostra "Fu la Spagna!" come strumento per riscoprire la storia attraverso i documenti fotografici. Le immagini proposte, per la maggior parte inedite, ci offrono tre visioni molto diverse ma complementari, e ci permettono di comprendere la guerra attraverso la propaganda politica, la documentazione istituzionale delle azioni militari e da una prospettiva privata, più intima e personale, dei volontari che vi presero parte. Siamo grati ai curatori della mostra Daniela Aronica e Andrea Di Michele per l'imponente lavoro di ricerca e documentazione che hanno svolto. Con il loro lavoro hanno recuperato le informazioni che danno senso alle immagini e al loro contesto, entrambi essenziali per trasformare una semplice fotografia in un documento sociale che ci permette di costruire la memoria e ricostruire la storia." (Dalla Prefazione di Margarida Sala i Albareda Direttrice Museu d'Història de Catalunya)
Fu la spagna! Der faschstische blick auf den Spanischen Bürgerkireg. Catalogo della mostra (Bolzano, 17 novembre 2017-15 gennaio 2018)
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 206
"Tra il 1936 e il 1939 più di 80.000 italiani parteciparono alla Guerra Civile Spagnola a sostegno dei generali golpisti. L'insurrezione militare contro il governo repubblicano finì per trasformarsi in un conflitto europeo nonostante il Patto di Non Intervento sottoscritto da diversi paesi, tra cui l'Italia, per evitare l'internazionalizzazione del conflitto. Dal momento in cui - nella prima metà del XIX secolo - si sviluppò la tecnica di riproduzione fotografica a oggi, le immagini sono state una potente forma di comunicazione. Ma fu in Germania che, a partire dagli anni Trenta, grazie all'influenza dell'opera di Stefan Lorant, redattore capo della rivista «Münchner Illustrierte Presse», la fotografia non servì più solo ad accompagnare le notizie, ma si trasformò nella principale voce narrante della storia. Sebbene sin dall'inizio la fotografia non fosse esente da strumentalizzazione e controllo, fu con l'avvento del fascismo e del nazismo che si trasformò in uno strumento della propaganda politica. L'intervento italiano non fu solo militare. La decisione di Mussolini di creare l'Ufficio Stampa e Propaganda determinò l'uso dei mezzi di comunicazione come un'arma di manipolazione delle masse a sostegno del contributo fascista dell'Italia alla guerra e a fini politici. Nella commemorazione dell'80º anniversario dello scoppio della Guerra Civile Spagnola, il Museu d'Història de Catalunya ha presentato la mostra "Fu la Spagna!" come strumento per riscoprire la storia attraverso i documenti fotografici. Le immagini proposte, per la maggior parte inedite, ci offrono tre visioni molto diverse ma complementari, e ci permettono di comprendere la guerra attraverso la propaganda politica, la documentazione istituzionale delle azioni militari e da una prospettiva privata, più intima e personale, dei volontari che vi presero parte. Siamo grati ai curatori della mostra Daniela Aronica e Andrea Di Michele per l'imponente lavoro di ricerca e documentazione che hanno svolto. Con il loro lavoro hanno recuperato le informazioni che danno senso alle immagini e al loro contesto, entrambi essenziali per trasformare una semplice fotografia in un documento sociale che ci permette di costruire la memoria e ricostruire la storia." (Dalla Prefazione di Margarida Sala i Albareda Direttrice Museu d'Història de Catalunya)
No razza, sì cittadinanza. Cellula e genomi XV corso
Carlo Alberto Redi, Manuela Monti
Libro: Copertina morbida
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 228
Il sequenziamento del genoma umano e molte altre prove scientifiche negano in termini definitivi l'esistenza di razze geneticamente distinte nell'ambito della specie umana. Questi dati smascherano le ideologie razziste e ne rivelano, lasciandola nuda, la vera natura del razzismo che è quella della discriminazione per fini politici, sociali, economici, etc. attuata da sottogruppi nell'ambito di una popolazione, o tra popolazioni diverse, per instaurare o mantenere privilegi. Prende così forza il lavoro di storici, filosofi, sociologi, giuristi, etc, al fine di tracciare gli eventi che hanno portato a formulare e mantenere in vita un concetto che ormai non ha più alcun valore scientifico: "razza" e "razzismo" sono costrutti sociali. L'aver provato scientificamente che non esistono razze non mette al riparo dal vedere quotidianamente accadere ripugnanti fenomeni di razzismo, l'impiego di volgarità e stupide posizioni razziste a fini di conquista di consensi elettorali e l'adagiarsi supinamente su posizioni lassiste di convivenza con fenomeni di razzismo, ed ancora mille altre forme di discriminazione. L'iniziativa pavese su "No razza, sì cittadinanza" vuole essere un contributo al necessario dibattito per giungere ad una raccolta di firme utile per una iniziativa di legge popolare che abbia come fine la cancellazione della parola "razza" dall'art. 3 della nostra Costituzione.
Leggere «L'universale singolare» di Sartre
Florinda Cambria
Libro: Libro in brossura
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 153
A metà degli anni Sessanta del secolo scorso Jean-Paul Sartre era impegnato in una profonda rielaborazione delle tesi esistenzialiste espresse nelle opere che, un ventennio prima, avevano sancito la sua fama filosofica internazionale. Esattamente a quel periodo risale "L'universale singolare", testo composto per una conferenza dedicata a Søren Kierkegaard, il "cavaliere della soggettività". La riflessione sull'eredità del filosofo danese e sul doppio statuto (oggettivo e soggettivo) della condizione umana diviene occasione per un meditato ripensamento - manifestamente post-umanistico - del senso dell'"umano". Pur realizzandosi via via in forme storicamente definite, l'essere umano è sempre da fare e sempre si rifà.
Immagini incrociate. Una riflessione italo-francese sul cinema a scuola-Les images croisées. Une réflexion franco-italienne autour du cinéma à l'école
Libro: Libro in brossura
editore: Ibis
anno edizione: 2017
pagine: 334
"La progressiva e massiccia diffusione dei media, dalla radio al cinema, dalla televisione a internet, ha profondamente mutato lo scenario contemporaneo, imponendo nuove sfide sulla comprensione e l'uso degli strumenti di rappresentazione della realtà. Si sono susseguiti negli anni termini differenti: éducation à l'actualité, educaciàn para los medios, lectura critica, ecc. che riflettono sia la frammentazione della proposta nelle singole realtà nazionali, sia una certa difficoltà di inquadramento del problema. È a partire dagli anni Ottanta e Novanta che si inizia a prediligere il termine inglese «media education», che condensa la molteplicità di approcci emersi. Con «media education» si intende sia l 'educazione con i media, ovvero l'uso dei media come sussidio ai processi didattici e alle singole materie; sia l 'educazione ai media (alfabetizzazione mediale o media literacy), che pertiene invece a una riflessione sui differenti media e sul sistema complessivo per comprenderne criticamente le pratiche, gli usi, le opportunità espressive ma anche il ruolo, l'impatto, e il mutamento di percezione che operano sui contesti sociali." (Deborah Toschi, Federica Villa)

