EDIFIR
Amalia Ciardi Dupré. Le nostre radici in cielo. Un'avventura artistica su un colle fiorentino
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 150
Nel 1979, viene maturata da un'artista, da un sacerdote e da una comunità di "committenti" l'idea di lasciare nella chiesa di Vincigliata, presso Fiesole, un "segno". Un segno del nostro esistere come uomini e donne contemporanei, un "segno" nel senso antico della parola, come lo erano le cattedrali, gli affreschi e le altre opere d'arte medievali e rinascimentali. In un'epoca in cui i segni lasciati dall'uomo sono negativi e spaventosi: "muri diroccati di Hiroshima o, solitarie nel silenzio dei morti, le ciminiere di Mathausen, di Treblinka, di tutti i campi di sterminio" o effimeri come "case mal costruite, monumenti a dei traballanti, stadi pericolanti o autostrade in eterno 'pronto soccorso'", si vuol lasciare finalmente un segno positivo anche di noi esseri umani contemporanei, un segno in cui "l'uomo esprima la parte divina del suo 'essere'". "Un 'segno nostro', di uomini che non hanno soltanto costruito missili o sparso diossina, ma che, nipoti non degeneri di Donatello e Michelangelo, hanno creduto ancora alla bellezza eterna dello spirito, fissata su docile materia". Sarà così che nascerà, per mano di Amalia Ciardi Dupré e per volontà di don Giuseppe Pesci, l'abside della chiesa di Santa Maria e San Lorenzo a Vincigliata con la sua "Bibbia dei poveri", opera straordinaria per valore e mole che rinnova il grido che Keats innalzò nella sua Ode all'urna greca: "Bellezza è verità, verità bellezza".
Il Ghirlandaio a Santa Maria Novella. La cappella Tornabuoni. Un percorso tra storia e teologia
Alessandro Salucci
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 96
Il 22 dicembre 1490 i fiorentini poterono ammirare in tutto il suo splendore il rifacimento della Cappella Maggiore in Santa Maria Novella. L'aveva affrescata Domenico Ghirlandaio con l'aiuto della sua bottega. Nella mente del pittore i quattordici quadri delle vite di san Giovanni Battista e Maria Santissima, formavano un tutt'uno iconografico con la vetrata e gli affreschi della parete di fondo e l'altare, non più esistente. Alessandro Salucci indaga il significato teologico della Cappella Maggiore mettendolo in rapporto al contesto storico e culturale della Firenze che affacciandosi al Rinascimento mutava radicalmente. Il risultato è un percorso di ricerca inconsueto ma imprescindibile per cogliere il più intrinseco significato delle opere, ricco di spunti per nuove e illuminanti ricerche nell'ambito della storia dell'arte.
La torre in ferro di Gustave Eiffel
Daniela Lamberini
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 232
La Torre Eiffel è il monumento più noto e fotografato al mondo. Costruita per l'Esposizione universale del 1889, sfidando l'opposizione dei detrattori, quest'arditissima costruzione di ferro, alta 300 metri, era destinata ad essere smantellata, ma venne salvata dalla sua duplice natura ludica e utilitaristica. I milioni di visitatori che vi salgono ogni anno, attratti dalla spettacolarità del gigantesco traliccio metallico, e l'uso scientifico a cui seppe votarla il costruttore, l'ingegner Eiffel, hanno decretato la fortuna della torre, divenuta icona e simbolo di Parigi e della Francia. Questa monografia - la prima in lingua italiana - illustra, con l'ausilio di un ricco apparato iconografico, le vicende costruttive costellate di primati del celebre monumento, emblema della cultura ingegneristica dell'Ottocento; ne ripercorre usi e trasformazioni nei suoi 123 anni di vita, e ricostruisce sotto forma di regesto il profilo biografico di Gustave Eiffel (1832-1923), accompagnato da un'antologia di testi originali tradotti per l'occasione dal francese.
Il Nano Morgante di Agnolo Bronzino. Un dipinto «a due dritti» restaurato
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 96
Il volume documenta il restauro di un particolare dipinto del Bronzino: il Ritratto del nano Morgante in veste di cacciatore dipinto di faccia e di schiena sui due lati della stessa tela, appartenente alla Galleria degli Uffizi. Il Nano Morgante vissuto a Firenze nella seconda metà del XVI secolo, era il più celebre e popolare dei nani di corte di Cosimo I de' Medici. Nato nell'ambito della corte granducale come ricordo di questo particolare personaggio aveva poi assunto un significato ben più profondo del momento di divertissement della corte in rapporto al coevo dibattito artistico, noto come "paragone", volto cioè a dimostrare quale fra la pittura e la scultura fosse superiore. Tale indagine promossa da Benedetto Varchi ci ha consegnato le interessanti opinioni di molti artisti, spesso sotto forma di testimonianza scritta o verbale, mentre il Bronzino impiegò, invece, questo dipinto per dimostrare l'evidente superiorità della pittura la quale, oltre che mostrare la tridimensionalità del soggetto, era in grado di raffigurarlo in due momenti cronologicamente successivi, introducendo cioè il fattore del tempo. In un momento successivo, come hanno dimostrato le ricerche di Diane Kunzelmann, si preferì cambiare il significato dell'opera ed il suo uso, esponendone solo la parte anteriore, ampiamente ridipinta in modo da far conseguire al nano l'iconografia di un Bacco.
Il manuale di Christian Koester e il restauro in Italia e in Germania dal 1780 al 1830
Giuseppina Perusini
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 252
Il trattato di Koester viene sempre citato come il primo manuale di restauro pubblicato in Europa (nel 1827), ma è difficile trovare ulteriori informazioni riguardo a questo testo che, in Italia risulta praticamente sconosciuto anche perché non è mai stato tradotto nella nostra lingua. In realtà il trattato di Koester, accanto a un indubbio interesse tecnico, presenta anche una notevole rilevanza storico-culturale poiché l'autore, che fu anche scrittore e musicista, era in contatto con i maggiori intellettuali del suo tempo (Goethe, von Humboldt, Waagen etc.) ed il suo pensiero appare profondamente influenzato dal primo Romanticismo tedesco. S'è quindi ritenuto utile aggiungere a questa prima traduzione italiana un ampio saggio introduttivo che ha lo scopo di contestualizzare l'attività di Koester nel mondo tedesco del primo Ottocento e di confrontare le sue idee e i suoi metodi di restauro con quanto, negli stessi anni, veniva fatto in Italia. In tale confronto rientra anche il manuale "De la restauration des tableaux", pubblicato a Parigi nel 1837 dal piemontese Giovanni Bedotti poiché questo testo, pur essendo scritto in francese, è profondamente legato, per l'origine e la formazione dell'autore, al restauro italiano.
Due testimonianze, una storia. Lavorare per il Reich
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 80
Con questa pubblicazione i Comuni di Vinci e di Empoli intendono tramandare le testimonianze di due deportati in campi di lavoro durante la seconda guerra mondiale: Mario Taddei e Licio Baldacci. La vicenda biografica di entrambi è infatti legata sia a Vinci sia a Empoli. Mario, a soli diciassette anni, il 5 luglio 1944, catturato dai tedeschi a Vinci, affronta il lungo viaggio che lo condurrà nel campo di lavoro di Aubach a Jenbach, in Tirolo. Qui, il giovane inizia a scrivere un diario nel quale registra quotidianamente gli avvenimenti che lo coinvolgono e dove i veri protagonisti sono soprattutto la fame, il freddo e lo sfinimento. La seconda testimonianza è incentrata sui documenti lasciati da Licio Baldacci, soldato di leva nel 1943, inviato nei Balcani e sopravvissuto alla prigionia nel lager di Ladovice per aver rifiutato di cambiare divisa e aderire al nazismo.
Gli Stendardi del Monastero di San Clemente. Uno straordinario apparato attribuito a Gregorio Pagani
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 85
Gli stendardi, dipinti a tempera su seta bianca, raffigurano la Visitazione, la Pietà, e diciotto santi - i fondatori di ordini religiosi sotto la regola benedettina e quelli più venerati nel monastero pratese. Il volume tratta della storia e del restauro di venti stendardi dipinti su seta, attribuiti a Gregorio Pagani, pittore tra i maggiori attivi a Firenze sullo scorcio del Cinquecento, allievo di Santi di Tito (dal quale riprese lo stile ispirato alla chiarezza e al decoro). Gli stendardi dipinti, cosiddetti "setini" erano un tempo piuttosto frequenti, e Prato vanta una lunga tradizione in questo settore, ma solo in rari casi sono giunti fino a noi, per la fragilità del supporto e per l'uso. La serie qui esposta fu commissionata intorno al 1595 per la chiesa benedettina di San Michele dalla famiglia pratese dei Rocchi, come apparato decorativo in occasione di particolari festività. Dopo il trasferimento del monastero di clausura in San Clemente, a metà Ottocento, i "setini" continuarono a essere esposti nella nuova chiesa finché, per le condizioni precarie, è stato necessario sottoporli a un impegnativo, difficile restauro (finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Cultura e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, ed eseguito da Lucia Biondi e Lucia Nucci).
Dal gotico oltre la maniera. Gli architetti di Ognissanti a Firenze
M. Teresa Bartoli
Libro: Libro in brossura
editore: EDIFIR
anno edizione: 2012
pagine: 88
L'Ordine degli Umiliati di Ognissanti fu attore di primo piano nella rinascita gotica di Firenze a partire dalla metà del duecento. Il complesso di Ognissanti dà singolare testimonianza dell'idea di città che sta alla base degli interventi che realizzarono la trasformazione della città, a partire dalla metà del XIII secolo. L'utopia della Gerusalemme celeste supporta e dà sostanza religiosa, ideologica e formale agli interventi di urbanizzazione, pur condotti con precisi intendimenti imprenditoriali e sapienza economica, con strumenti di scienza e tecniche avanzate di controllo del territorio, in un coinvolgimento di saperi e intenzioni diversi. In questa visione integrata e complessa i conventi figurano come elementi strategici essenziali dell'equilibrio sociale e strutture portanti del tessuto urbano, al fine di realizzare l'obbiettivo ultimo della città come luogo della giustizia. Dal Duecento al Settecento la chiesa di Ognissanti con il suo disegno e le sue misurate trasformazioni ha annunciato l'affacciarsi sulla scena urbana di paradigmi innovatori, con i quali la città stessa partecipava, con ruoli diversi nel tempo, ai movimenti della cultura generale. L'analisi del suo rilievo porta all'evidenza alcuni di tali paradigmi, permettendo un racconto che si distacca da quello fin'ora tramandato. Introduzione di Alessandro Salucci. Contributi di Stefano Giannetti e Nevena Radojevic.

