ABE
Isabelle Des Baux. Volume Vol. 2
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Fatto è che una buona parte della biblioteca napoletana venduta da Isabella e da Germana si ritrovò nel Palazzo di Blois, reggia frequentata dalla giovane Germana de Foix, ex padrona dotale del mezzo regno di Napoli conquistato dai Francesi, che avevano ripescato l'antica linea di confine, risalente ai tempi degli Angioini. Per alcuni è a Blois che per volere del Re di Francia, e per accettazione del Re di Spagna, si sarebbe trasferita anche Isabella, prima di andare a salutare il figlio esiliato in Spagna, e poi di prendere la via di Ferrara. Così il Castiglione: - Quanti omini conoscete voi al mondo, che avessero tollerato gli acerbi colpi della fortuna cosí moderatamente, come ha fatto la regina Isabella di Napoli? la quale, dopo la perdita del regno, lo esilio e morte del Re Federico suo marito e di due figlioli e la pregionia del Duca di Calabria suo primogenito, pur ancor si dimostra esser Regina e di tal modo supporta i calamitosi incommodi della misera povertà, che ad ognuno fa fede che, ancor che ella abbia mutato fortuna, non ha mutato condizione.93 «Venne seppellita con magnificentissima pompa Isabella Regina di Napoli, già moglie di Federico, dove fu accompagnata da tutti i Principi Estensi, con altri gran Signori, insieme con la Nobiltà, e popolo di Ferrara», nella chiesa di s.Caterina Martire, il 22 maggio 1533, come scolpito sulla lapide: - D.O.M. Isabellae Reginae innocentis. Federici Aragon. Neapolis, Siciliae Régis relictae, quae hoc in sacro divae Catherinae Mart. Cenobio Ferrariae annum agens LXV, vivens volensq se tumulari iussit, funus hic est conditum. An. Sal. MDXXXIII. die XXII. Maij. V. 94 Erano trascorsi più di quarant'anni dalla morte del padre, fatto uccidere a Capodanno del 1492, dall'infame suocero. Se il vecchio Re avesse salvato la vita a Pirro, abdicando in favore di Federico e Isabella fin da subito, il Regno degli Aragonesi non sarebbe finito per metà a Carlo VIII, solo per ostacolare la riunificazione operata dagli Spagnoli.95 Né mancò lo zampino delle tre sorelle, Isabella, Ippolita e Clemenza, a fomentare la Francia, piuttosto che darsi nelle mani di Ferdinando Il Cattolico, il quale, raggirando l'ostacolo, sposò in seconde nozze Germaine de Foix e riacquistò per dote quello che non ebbe con la spada...
Alla fondazione di Manfredonia. Bizzarrìe di Manfredi di Svevia, fra Napoli e principato nel 1256
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Non si finisce mai di imparare. Stavolta bisognerebbe cominciare col dire che il Montesacro non fu a Bari, ma nella res pubblica dei templari della Porta Maiori, fra Civitate Siponto e Civitate del Monte S. Angelo che i longobardi beneventani chiamavano Civitate Monte: la Montagna di oggi. Il libro ripercorre le tappe del giovane spurio Manfredi Lancia, riconosciuto di Svevia, dal padre imperatore Federico II e le fasi della vita che lo portarono alla fondazione di una città tutta sua. C'è da dire che la sua cultura e i suoi possedimenti erano già una ricchezza di famiglia, per via delle conquiste in Lombardia e nel Piemonte, dove sarebbe nato. Da qui l'amicizia fin da giovani con Beatrice di Savoia che divenne ella stessa dote appetitosa dopo la vedovanza col primo marito, l'omonimo Manfredi del marchesato di Saluzzo. Ma non è vero che ne seguirono interminabili scaramucce col Papa, legate più al fratellastro Corradino, perché alla morte dello Stupor Mundi, Manfredi è vicario della Chiesa che ha rioccupato quasi tutto il reame. La nascita di Costanza a Catania rappresenta la sottomissione al Papa in cambio della Corona, ostacolata dai parenti. Da qui la voglia di Manfredi di mettere in atto tutta la sua arguzia e di giocare col popolo che prese ad amarlo per le sue "stravaganze", fra strabotti e poesie, che certo un re indirizzato alla guerra non avrebbe fatto. L'idea di far nascere una città propria, a cominciare dal nome, rappresenta comunque la fine di un'epoca e la voglia di far nascere un regno autonomo nella sua Puglia, nei luoghi antichi che videro il primo trono tricaricense in assoluto. Da qui il soffocamento della tradizione, l'annullamento della storia religiosa e sacra del Gargano e il distaccamento dalla cultura di quello che fu il Montesacro di Siponto, consegnando all'oblìo le antiche Beneventana e Sipontina Civitate, dei documenti longobardi di Santa Sofia delle monache di Lesina, già parzialmente affossate dai terremoti e dalla parziale ricostruzione che a suo tempo cancellò i luoghi di Canne per consegnarli ai nuovi quartieri di Barletta. Questo libro è una passeggiata storica degli autori sul tracciato del cronista coevo, che è Matteo Spinelli, non tanto per riscoprire gli annali, già studiati da molti, quanto per capire in che modo vivevano questi regnicoli del 1200, distaccati improvvisamente dalla tradizione religiosa del Montesacro, per essere proiettati nella nascita di una nuova capitale, Manfredonia, che comunque non avrà ragione di esistere perché nessuno è eterno, nemmeno i Papi e tantomeno i Re.
Il tesoro dei Del balzo: l'eredità di Casaluce a Raimondo degli Orsini nell'anno 1373
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Zio Raimondo I del Balzo, gonfaloniere della Chiesa e contestabile regio, da ex Dux venosino e Conte di Avellino (1343), già a suo tempo aveva acquisito e conquistato molti feudi in nome della Regina Giovanna I, compresa la contea di Civitate Conzana. Stando alla tradizione, appena scoccato il nuovo anno, nel 1373, Zio Raimondo I, signor vecchio, e di santissima vita, passò all'altro mondo. Il nipote di Carlo II, per parte di madre, fu sepolto in S. Chiara. Di certo l'affresco del tabernacolo di Casaluce di Aversa fu eseguito quando Raimondo era anziano, idem il sepolcro napoletano di s. Chiara, con dettagli simili. Per la sua morte la Regina Giovanna ne prese dolor infinito, affidando l'ufficio di Gran Camerlengo a Giacomo Arcuccio da Capri. Certo è che fu un uomo ricco e prudente, originario di Cerignola e padrone di molte altre Terre, ma non di carattere come il Duca d'Andria, il quale, a furia di agitarsi, si ritrovò sempre più solo, in merito all'eredità del primo ministro Raimondo del Balzo, dilecto filio nobili viro Raymundo de Baucio militi Soleti Regni Sicilie Cameriario, mutatis mutandis, diede ordine agli eredi ufficiali, e non ad altri, di cambiare le cose da cambiare. Raimondo del Balzo, finito per diventare potentissimo, con il favore del Papa, rimasto senza figli, non aveva fatto testamento a beneficio di Francesco, ma di Nicola Orsini, figlio della sorella Sveva detta Sibilla vedova di Roberto Orsini. Lui era stato un buono, come quella volta che, presa Galatina (1355), donò i privilegi alla città, poi confermati proprio dall'erede Nicola Orsini, nel 1375, stando a quelle pergamene, quando, da Comite ereditario di Soleto, dispensò grazie alla stregua dei predecessori, divenendo perfino patrizio romano, allorquando il pontefice cambiò nuovamente sede e tornò da Avignone a Roma. Con quella dipartita, però, oltre che a Nicola Orsini, solo a Giovanni del Balzo furono restituite dal vescovo di Benevento, su ordine del congiunto Filippo del Balzo Imperatore di Costantinopoli, almeno la Contea di Civitate Avellino e la Contea di Civitate Conzana, ma questo a far data dal 1372, a pace di Avignone avvenuta, quando gli stati dei due conti finiranno nella provincia delle Terre Beneventane. L'eredità del vecchio Raimondo del Balzo, che secondo alcuni perì almeno tre anni prima, nel 1372, o nel 1370 per il sepolcro comune e postumo, forse per essere stato troppo amato da tutti, fu causa di troppe discordie in quei due, tre anni successivi. Non restava che una prece nella settima cappella di sinistra della basilica di S. Chiara a Napoli, avendo lasciato per sempre il più comodo Castello di Casaluce, presso Aversa. Il caro estinto, Don Raimondo, nel donare tutti i beni al figlio della sorella, procurò una lotta dinastica improvvisa, spostando le ricchezze dalla casata del Balzo a quella degli Orsini, rappresentata appunto dal giovane nipote. Ed è proprio lui, Nicola di Nola, per i suoi immensi territori, a divenirne anche successore Gonfaloniere della Chiesa, messo subito alla prova, al ritorno del Papa, per la riconquista prima provincia da rifondare ricostituendo il disperso patrimonio di s. Pietro, quello che finirà nelle mani prima di Roberto II Orsini, primogenito sposo di una Margherita Sanseverino, e poi di Raimondo II Orsini (1361-1406), secondogenito, che portò il nome dello zio materno. È questa la storia del tesoro del generale del Balzo, con cui l'erede Orsini, vicario papalino di Matera, divenne Principe di Taranto e Conte di Lecce: uno stato nello stato, il feudo più grande del Regno, quello che aveva inizio a Salerno e fine sul Gargano.
Spose al veleno per re Ladislao: pupe e pozioni che uccisero il sovrano di Neapulia di Gaeta nel 1414
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
A Napoli dicevano che il veleno inseguì Ladislao per tutta la vita. «A Capua, nel 1396, era scampato per miracolo alla morte: il suo coppiere che aveva bevuto prima di lui, Cola di Fusco, cedette di schianto e Ladislao sopravvisse alle febbri venefiche, ma si portò per il resto dei suoi giorni una leggera balbuzie e da quel momento non si fidò più di nessuno». A dire dei più «la sua fine fu segnata da un inganno: il Re Ladislao, invaghito della bella figlia di un medico fiorentino della schiera nemica dei Durazzo, chiese al padre di farla coricare con lui; il medico acconsentì, ma intinse di veleno - con un pannicello medicato con lo quale se devesse anectare la natura - le labbra intime della ragazza, e fu così che Ladislao capitolò alla trappola baciando il sesso dell'amante». Tutti i suoi ambiziosi progetti non si realizzarono mai perché, colpito dalla malattia venerea, fece presto rientro a Napoli, dove morì il 6 agosto 1414. Ancora oggi non è dato sapere se l'avvelenamento che distrusse la vita del giovane sovrano a soli 38 anni fu esecuzione politica di Firenze, se fu opera di una fanciulla, o se in realtà fu una malattia infettiva dell'apparato genitale, causata dalle abitudini sessuali dissolute e promiscue del sovrano. C'è una locuzione latina nota per essere stata spesso sulla bocca di Ladislao I Durazzo. Difatti, del Re che unificò l'Italia da Perugia a Taranto, è ancora vivo il suo motto, aut Caesar, aut nihil! Proprio così: O Cesare, o niente!
Gli apocalittici al tempo della pandemia
Emi Martignetti
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 90
"Forse la fine del mondo era già avvenuta e non ce ne eravamo accorti. La pandemia da Covid-19 ha agito sul genere umano come una rivelazione, uno squarcio nel velo di Maya, che ha mostrato il vero stadio evolutivo (o, forse, involutivo?) della nostra storia. D'altronde da sempre l'illusione è stata appannaggio di chi non vuol vedere e la pigrizia umana nell'interrogarsi sulla propria condizione una prerogativa dell'epoca contemporanea. Da cosa nasce questa resa generale, questo lasciarsi vivere o, meglio, lasciarsi morire, senza reagire all'urto degli eventi? È così che, chiusa nei miei lockdown imposti e non, ho iniziato ad interrogarmi su quanto le solitudini da isolamento anti-contagio potessero consistere in una metafora reale di un viaggio già intrapreso dall'umanità o, addirittura, in una beffa del destino stesso, ribellatosi a troppo spreco. Mi è parso sempre più illuminante il concetto di nonluogo proposto da Marc Augé, il quale aveva individuato, già in tempi meno sospetti di quello presente, il proseguire dell'uomo verso itinerari di vita solitari, accettando, senza opporsi troppo, di convivere con una riduzione drastica di occasioni di reale scambio umano; di abitare città, autostrade, periferie, realtà virtuali sempre meno inclini allo sviluppo del sociale organico, in cui le possibilità autentiche di formazione della personalità dei singoli individui non trovano casa. Secondo i sondaggi trascorriamo 46 anni della nostra vita davanti ad una macchina, uno schermo piatto che risponde solo ad un sistema binario, senza lasciare altre scelte! Siamo passati dal face to face allo screen to screen, come ha notato l'antropologo Marco Aime. Abbiamo abbandonato l'idea di comunità, come ha suggerito il filosofo Lévy, barattato il vecchio contratto sociale con un nuovo contratto vitale, rinunciando a una buona parte della nostra libertà in cambio di una garanzia antivirus, tradendo finanche le nostre tradizioni, i nostri appuntamenti con la società, dimenticando la nostra storia, che ha retto fino ad oggi la struttura delle nostre identità, al cospetto di ogni catastrofe, guerra, pandemia o sciagura. Mentre il concetto di biopolitica di Foucault torna di moda e viene reinterpretato, spesso anche in modo deviato, per giustificare rivolte che sfociano nella violenza, cento filosofi firmano un contratto per difendere il vaccino e rispondere alle affermazioni di un Agamben che sconvolge i lettori. Siamo davvero sotto il giogo di una dittatura sanitaria? Il nostro male nasce da un agente infettivo parassita o ha origini più profonde? Oltre ad un esercito di medici e ricercatori, servirebbe un esercito di filosofi, sociologi, antropologi per aiutare l'umanità a ritracciare un proprio percorso, che non sia già imposto dai binari di un capitalismo subdolo e invasivo, che concede all'uomo solo l'illusione di prendere delle decisioni, che spaccia la sopravvivenza per vita. In questa apocalisse, i filosofi che Eco definiva apocalittici, si arroccano nelle torri d'avorio del loro sapere, non si mettono in discussione, non aggiornano le loro conoscenze per affrontare una sfida facilmente fallibile. Mentre il filosofo centenario Morin prova ad indicare una nuova via per consentire all'umanità di superare le infinite sfide di un presente, che non smette di esistere perché diventa subito passato, ma perché non c'è."
L'erede di Pirro: Clementia del Balzo - Luigi da Copertino dei Conti di Saint-Pol de Luxemburg
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Carlo VIII era guidato dal generale Luigi II, dei Saint-Pol del Lussemburgo, che aveva preso in sposa Clemenzia del Balzo, figlia di Pirro, artefice della congiura dei baroni. Sarà lui a sconquassare i piani degli Aragonesi, arrivando a farsi nominare dal papa gonfalonere della Chiesa, in quanto Dux di Venosa, e quindi pronto alla riconquista del Principato d'Altamura e del Ducato d'Andria. Luigi II, istruito dalla madre Maria di Savoia, signora di Conversano, e dalla moglie Clemenza di Venosa, partì alla conquista di Napoli nel 1495, ricoprendo la massima carica di luogotenente generale dell'esercito francese. La contro-vendetta di Pirro fu compiuta quando la più ignota delle figlie, Clementia, riconquistò gli stati paterni scippati dagli Aragonesi, spogliandoli dei titoli rubati alla memoria dei del Balzo. Il padre dei del Balzo Duchi d'Andria. La mamma Donata Orsini ducessa di Venosa. I genitori ricostruiscono la città da zero. Il fratello Federico erede titolare. La sorella Isotta sposa di Pietro de Guevara. Antonia sposò il Gonzaga di Sabbioneta. Isabella divenne Regina di Napoli. Lo sposo di Conversano discende dai Brienne. L'avo Luigi prorex di Tricarico contro Copertino. Clemenza impalma «monsieur Saint-Pol». Il padre generale organizza il tradimento. La morte del fratello Federico e della madre. L'addio al capostipite Francesco de Balzo. Il Re premia il padre, ma sospetta il tradimento. Del Balzo sobillatori in nome del Pontefice. Il Papa promulga la pace con la Sindone. La vendetta: il Re usurpa beni ai del Balzo. Pirro accusato di essere ribelle: arrestato. L'imboscata ad Alfonso fallita presso Sarno. Federico pacifica i del Balzo col pallio a Lecce. Limoncello al veleno destinato alla sorella. I baroni rapiscono Federico per farlo Re. Isabella sposa Federico: sarà Regina. Baroni nel covo di Lacedonia: Isotta dal Papa. La Baronia s'arrende, il perdono a Venosa . Squartati i tre Petrucci e Coppola di Sarno. L'ultima giostra per il padre delle ribelli. Pirro arrestato nel 1487, Sanseverino ucciso. Dieci anni di prigionia senza vedere la figlia. I reali ad Andria dalla Principessa Isabella. Muore Pietro d'Aragona in casa del Balzo. Pirro e i nobili prigionieri annegati a Natale. Resta il dubbio su una sempre probabile fuga. Fine del Regno col marito di Clemenza. La conquista del genero, vice di Carlo VIII. Luigi II e «Clementia», ultimi duci di Venosa. Un figlio a Cardinale? Filippo di Lussemburgo.
Scartoffie beneventane. Volume Vol. 6
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 112
Via da Napoli la Regina Isabel e poi il sovrano. Re Renato sul Partenio: da Nola a Benevento. René eleva Amedeo di Savoia ad antipapa. Il ritorno in Provenza fra tornei e pastorelle. Solo Napoli resta angioina col Conte Sforza. Il Magnanimo troneggia in S. Bartolomeo. Benevento capitale momentanea del Regno. Sequestro di beni a chi non si fa corrompere. Il Re fa regali solo ai beneventani fedeli. S'addobba il ritratto regio nel Palazzo vescovile. Foschino Sforza preso a M. Fusco dal Viceré. Il Re contro Sforza: artiglierie e corruzion. Cadono Apice, Troia e Chieti: Sforza arretra. Il Re fa Parlamento a Benevento: le province. Alfonso è Re, Ferdinando I vicario dal 1442. Alfonso cede Benevento al Papa senza la Valle. Il Re cede i diritti alle fiere: S. Donato e S. Egidio. L'eredità di Don Francesco, siniscalco regio. Spuntano i Capobianco per la metà del Palazzo. L'ex Civitate Beneventana restringe i confini. Le province del 1463: Ultra e Citra Benevento.
Béatrice de Provence
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Beatrice non poté godere a lungo della gloria e dei frutti della conquista del reame. Pertanto, forse consapevole della malattia, così come già aveva fatto in passato, riprese a scrivere, anzi a dettare le sue ultime volontà. All'epoca era immersa nella pace dei colli che circondano Forenza, baluardo dei templari combattuto fra chi risale l'Ofanto e chi il Basento, nella già nota dimora di Lagopesole, già Principato di Taranto degli Altavilla periti a Venosa, nella giurisdizione dell'antica Acheruntia. La nostra Regina Beatrice di Provenza, invece, trapassata la madre, secondo Matteo Spinelli, sarebbe morta nell'ottobre del 1267, ma «con buone ragioni e documenti si dimostra come quella morte abbia a fissarsi nel marzo dell'anno 1268. E non crede né pure che sia stata seppellita, come riferisce il Summonte, in Nocera. La lapide che vedesi tuttavia nella Chiesa di S.Maria Mater-Domini, guasta e corrosa dal tempo, sarà giudicata falsa dallo storico. Nella Valle Basilicata, quella che racchiude gli antichi territori della Fiumara e del Fiumitello da Forenza a Lagopesole, la corte al seguito della sovrana si fermò dal 6 aprile al settembre del 1266. Il 30 giugno Beatrice era in camera palatii Lacuspensilis. Qui, la Regina, dilaniata dalla malattia, dettò le sue ultime volontà, senza più sperare di poter trascorrere una sola giornata di svago fra i colli della distrutta Civitate Florentia. Al suo capezzale non c'era alcun messere di Venosa, Acerenza o Gravina. Donna Beatrice, degna erede di sua maestà Beatrice di Savoia, volle che l'attorniasse solo la corte, quella che la seguiva in Provenza, come nelle vicarie del suo reame. E Bartolomeo Pignatelli, arcivescovo di Messina, Goffredo di Beaumont, cappellano del papa e cancelliere reale, Giovanni d'Acy, il comandante Barral di Beaux, e il milite Pietro di Cambelin furono pronti per quest'ultimo atto di affetto verso la di loro sovrana.70 Beatrice non aveva avuto tempo di vedere terminato il Palazzo di Valle Basilicata, in quel di Lagopesole, base militare degli Angioni. Non ebbe tempo neppure di dare seguito alle rifiniture operate dai grandi maestri del marmo di Forenza, o dalle altre maestranze che da Venosa e da Acerenza si partivano per fare bello il suo reame. Sembrava scaduto tutto il tempo necessario per inaugurare questa nuova reggia itinerante, che Carlo I d'Angiò, marito allegro e premuroso, aveva dedicato alla sua dolce moglie. Da allora per i sudditi non ci sarebbe stata altra occasione se non quella della preghiera, specie verso Montevergine. E a quella madonna che proprio da qui, nell'immenso dei boschi forentani, gli Angioni mostrarono i segni della devozione, ora un intero popolo volgeva lo sguardo. Le campane festose che suonavano a distesa da S.Angelo a S.Maria degli Armeni, o a S.Martino de Pauperibus, ultimo baluardo gerosolomitano dei Cavalieri Templari di Barletta, smisero all'improvviso di gioire, annunziando per prime al mondo che la più giovane fra tutte le regine di Napoli aveva appena chiuso gli occhi al mondo. L'atto venne rogato dal regio notaio Reginaldo da Coney.71 Morirà un anno dopo, il 23 settembre del 1267, proprio in quell'antico castello allora chiamato Lagopesole. Il suo corpo sarà poi tradotto e sepolto nel duomo di Napoli, indi, nel 1277, trasportato in Aix-en-Provence, nella chiesa di S.Giovanni di Gerusalemme, dove riposavano i genitori.
Venosa nella storia sacra. Traduzione dal latino e commenti sugli scritti di Corsignani. Volume Vol. 2
Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
La seconda parte di questa storia del vescovo Corsignani dedicata ai luoghi sacri della città di Venosa e della sua diocesi si conclude con la cronotassi dei suoi vescovi. Pietro Antonio Corsignani, subito dopo di essere stato nominato vescovo da Benedetto XIII, indisse una sinodo diocesana nel 1728. Egli era nato a Celano nella Marsica nel 1678 e si era distinto per i suoi interessi storiografici. E nel tempo che resse questa sede vescovile mise le sue competenze storiografiche per ampliare le conoscenze sull'antichità di una diocesi, quella di Venosa, che vantava origini cristiane antichissime. Egli va alla ricerca dei segni che possano illustrare le vicende della città, quella documentazione epigrafica e documentaria, che lui rimprovera spesse volte mancare all'Ughelli, che aveva scritto una monumentale storia dell'Italia Sacra, diventata un riferimento indiscusso degli studiosi. Il vescovo, però, non trascura nemmeno le devozioni popolari scaturite da fatti eccezionali e diventate patrimonio indiscusso di fede. Molto interessanti sono le notizie che il Corsignani riporta dei vescovi suoi più prossimi predecessori. In particolare quel movimento scaturito a seguito del Concilio di Trento che coinvolse anche le nomine dei nuovi vescovi. A reggere Venosa vengono inviati personaggi di grande valore culturale, provenienti da altre regioni italiane. Interessanti personalità sono il vescovo Scoppa (Stoppa) trasferito dalla città dalmata di Ragusa; come pure il De Laurentiis, a Roma amico della regina Cristina di Svezia. Come si sa, la regina Cristina lasciò il suo regno e, convertitasi al cattolicesimo, visse a Roma raccogliendo intorno a sé illustri personaggi della cultura e promosse l'Accademia dell'Arcadia, ufficialmente fondata nel 1690 l'anno dopo la sua morte. L'appendice bibliografica dei libri consultati dal Corsignani per scrivere quest' opera è tratta dalle sue note al testo latino, a riprova della sua meticolosità di ricercatore e attento studioso.
Elementi di dieta mediterranea, lavorazione del pesce essiccato e affumicato nella storia e nella tradizione meridionale
Gennaro Scognamiglio, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 108
E' la storia del baccalà napoletano inserita nella dieta moderna. Nella seconda metà del 1800, contrariamente a quanto si possa pensare, e a quanto accadesse altrove, a Napoli, la situazione risultò sotto controllo. I tre quartieri napoletani più interessati alla lavorazione del baccalà erano Pendino, Stella e Porto. Stando alla relazione di Raffaele Valieri, presidente della commissione igienica della sezione Pendino, nel 1867, «quantunque il rammollamento del baccalà, dello stocco fisso e delle interiora (ventri) si esegua in grande nella contrada settentrionale della sezione Stella; quantunque i grandi depositi di questo genere secco si trovino nella sezione Porto, pure nella nostra sezione, la Commissione Igienica ha dovuto seriamente invigilare nelle due epidemie». Erano perciò scattati i controlli su qualche luogo di deposito, su qualche locale di rammollamento e sulla qualità del genere venduto in piazza, e sui diversi modi di sua preparazione in piazza e nelle bettole. La lavorazione del «baccaiuolo» e la fase del rammollamento sono abilmente raccontate in questo libro. Ma come avveniva la lavorazione del prodotto che giungeva essiccato nel Porto di Napoli? A tale mestiere provvedevano i baccalaiuoli. «È usanza del mestiere non cambiare spesso le acque del rammollamento, anzi far loro subire una putrefazione innoltrata, perchè in tal modo il baccalà, massime quello di fibra dura viene più tenero, conserva molta parte glutinosa che non ha potuto cedere alla soluzione satura, e concentrata di principi organici della vasca, e la sua fibra dura e tenace si disfà, e rammollisce sotto il chimismo di una incipiente putrefazione - ed è perciò che quando quest'acqua si elimina dà un puzzo insopportabile e nauseoso da infettare l'aria della località e della via.
Il fratellastro della vera regina. Ladislao rinchiude Giovanna II, Re di Neapolis a Gaeta dal 1390
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 96
Nessun re di Napoli si era spinto fino a tanto. Ma lui, Ladislao, figlio di Carlo III della Pace, imprigionata la sorellastra che la madre aveva avuto con Carlo Il Piccolo, riconquistó quasi tutta l'Italia per consegnarla al Papa in cambio del titolo, giungendo oltre Perugia. Ma fu l'amore a tradire il Re di Neapolis Gaeta, il Re di Neapulia Napoli, il Re di Roma. Ladislao, le amicizie particolari, gli amori sfrenati, le stranezze di un regnante. Di questo parliamo negli ultimi due volumi sul figlio di Carlo III ucciso dal veleno. Fu Giovanna II, Regina nella Reggia di Accola, a farlo stroncare da un bicchiere di vino servitogli da Sforza?
Scartoffie beneventane. Volume Vol. 7
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Viri e Siri romani alla Vicaria di Ariano. Carlo VIII invade il regno e sosta ad Apice. Aquino amici del Re sobillatori di Benevento. Benevento divisa: l'inquisizione. Primi notai di Ariano durante l'interregno. L'ultimo atto di Federico del 20 giugno 1501. I sonetti stile Petrarca di Angelo Tantaro. La dogana di Atripalda ai Francesi nel 1502. Francesi a Canosa: la resa negli atti di Ariano. Montefusco e non Foggia a sede provinciale. La mezza eredità francese dote del Cattolico. Il Re dona Montefusco a Consalvo e va via. L'Ultra di Principato Salerno con Benevento. La peste e Gonzaga governatore a vita. Cenni agli statuti della vicina Apice nel 1545. La nascita delle nuove province sotto Carlo V. Statuti feudali nella Valle Beneventana. Soricelli, il notaio della Montagna. Pietradefusi si stacca e perde San Martino. L'abbazia di S. Maria Venticano era sul Calore. Melisci e Colella nei notai di Montefusco. Il notaio-cronista della Valle di Vitulano. Le dipendenze dell'arcidiocesi dopo la peste. La Provincia di P.U. sotto i Viceré-Capitani. Il Viceré-Vicario del Principato Ultra . La rivolta di Gaspare Mascambruni del 1526. Roberto Boschetto Governatore di Benevento.

