ABE
Arbereshe: Leonardo de Martino, il padre francescano di Greci
Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 112
Nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania veniva pubblicata, alcuni anni fa, la legge regionale n. 14/2004 a favore della minoranza alloglotta e del patrimonio storico, culturale e folcloristico della Comunità albanofona del Comune di Greci in Provincia di Avellino. Ha rappresentato un passo avanti rispetto alla situazione precedente. L'art. 1 della legge recita: "La Regione Campania tutela il patrimonio linguistico, storico e culturale della comunità albanofona del comune di Greci". Tutela, però, è un termine giuridico che significa difesa, protezione di un minorenne (vero è che in senso lato equivale a difesa, protezione). Ma in che modo si può tutelare la comunità arbëreshë di Greci? Questo è il problema. Non si tratta, certamente, come per la tutela dell'ambiente, creare un'oasi protetta. E occorre fare attenzione anche all'uso del termine "identità". Perché alla domanda "che cosa?", "che cosa sei?", quale che sia la risposta (bianco, nero, giallo, cristiano, musulmano), questa non può che dare adito a gerarchie, a distinzioni che, se non sono superflue, possono risultare pericolose, addirittura. La focalizzazione sul "che cosa?" costruisce gerarchie. Se ci poniamo la domanda "chi sei? ", l'attenzione viene positivamente spostata sulla persona. E nel nostro caso, volendo quasi personificare il paese, se ci chiediamo "chi è Greci?" e non "che cosa è Greci", eviteremo di costruire una gerarchia, tra un loro (da tutelare) e un noi (con la funzione di tutore). Il libro di Leonardo De Martino, che si cerca di illustrare, è la narrazione di "un'identità che possiamo definire relazionale, che si dà solo nella" relazione con l'altro/con l'altra". Iandiorio dice "si cerca di illustrare" senza falsa modestia, perché la non conoscenza della lingua albanese limita di molto la ricerca e la riflessione sul testo in lingua. Mentre per la prima parte, quella in italiano, il compito è più agevole. Per la seconda parte, quella in lingua albanese, l'autore si è limitato all'aspetto generale dei temi affrontati dal poeta, alla scelta dei componimenti italiani tradotti in albanese, da cui traspaiono la formazione religiosa e gli interessi culturali di Padre Leonardo in un libro che vale la pena di leggere per chi vuole masticare il profumo di ambiente antico.
La divisio ducatus e il catepanato Italia. I Bizantini padroni del Principato di Benevento Nova
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 96
L'originario litorale di un corno e un'isola sono l'Italia dell'Esperia. L'Urbe Latina, detta anche solo Urbe dagli scrittori latini, è confusa spesso dai con un'altra capitale, che è Urbe Roma, dagli stessi scrittori romani. In un discorso così semplicistico in verità le difficoltà aumentano nella ricerca dei luoghi dell'antico Latum dell'Atense di Teate, ma Bascetta, in questa nuova collana sui luoghi originari dell'Italia prima dei Normanni, ci presenta un'Apulia inattesa, inaspettata. Senza arenarci abbandoniamo dunque momentaneamente Plinio per dedicarci a Servio, lo storico del poeta Virgilio. Servio, chiaro fin da subito, riapre egli stesso la questione del doppio Lazio: Latium duplex est. E questo ancora ai suoi tempi. Infatti, a suo stesso dire, si aveva un Latium a Tiberi, presso Fundi, e l'altro presso il Velturnu, definito Vecchio Latio, fra cave e monti, in origine abitate dai Casci (Osci), aggiungendo che il Latio dell'agro di Lauro dove fosse sbarcato di Enea fu quello abitato dai Latini. E Bascetta, in questa collana aggiornata, ridisegna la geografia storica da zero, partendo dal Promontorio detto Iapygia, che scorre per l'Italia lunghissimo nel mare, per risalirlo e giungere subito all'Esperia, sul confine del L'Atense latino dell'Atinate, l'Universo di Enea scomparso, perché distrutto dalle fiamme eruttate dalla stella. L'Esperia era proprio un litorale, il futuro agro Troiano, quello inghiottito dalla lava che generò l'orto del male oro...
Attendolo di Cotignola: il capostipite di Milano. Giacomuzio Sforza nella Vita di Paolo Giovio
Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 144
Attendolo Sforza, anzi, Giacomuccio alias Muzio detto Sforza, della famiglia degli Attendoli, era rimasto per molti anni a fare il caporale. Il suo nuovo lavoro, abbandonata la zappa, divenne quello di saccheggiare ed occupare terre, essendo spesso al soldo di piccole città per sfamare la nutrita figliolanza e la folta parentela al seguito, tutti provenienti dalla natìa Cotignola. L'ascesa del 'caporale' Sforza cominciò dopo l'occupazione di Roma da parte di Re Ladislao, il 25 aprile del 1408. Il Re di Napoli si spinse fino a Perugia e all'Aquila, città dove ripristinò la carica di Viceré degli Abruzzi, province soggette al Regno Partenopeo. Il sovrano, nominatosi Re d'Italia, non riuscendo a debellare i caporali più insidiosi che gli impedivano di espandere i confini del Regno, cominciò ad assoldarli direttamente, non essendo riuscito neppure a farli uccidere. L'amicizia fra i due ebbe inizio ebbe inizio quando uno dei nuovi papi, Alessandro V, dichiarando non valida l'investitura di Clemente VII, aiutato dai Fiorentini, riconobbe al suo posto il Duca di Provenza Luigi II d'Angiò. Fu infatti Papa Alessandro ad assoldare in massa, per la prima volta, gente d'arme famosa, come Braccio da Montone, Sforza da Cotignola e Paolo Orsino, elevati al rango militare di capitani. Fu il primo tentativo di milizie organizzate, da pagarsi con il denaro che Re Luigi avrebbe dovuto ottenere dai Fiorentini, secondo il patto stretto da una santa Lega. Ma la morte di Alessandro V, il 3 maggio 1410, fece indietreggiare i toscani, lasciando senza paga i caporali mercenari, in quanto il nuovo Papa, il napoletano Giovanni XXIII, si accordò con i Genovesi e perse l'interesse di cacciare Ladislao dalla sua Napoli, frenato anche dalla peste che aveva già ucciso la vecchia Regina Margherita...
Marie De Châtillon. La vedova del Duca Luigi II d'Angiò che sfidò Re Carlo III Durazzo
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Maria di Blois, nata nella metà del 1300 (fine 1345 -12 novembre 1404) e nota in Francia anche come Maria di Châtillon, sposò il Duca d'Angiò e Touraine, Conte del Maine e di Provenza, titoli che quindi assunse da consorte. Divenne Regina di Napoli quando il marito Luigi (1339-1384) fu incoronato come Luigi II Re, seguìto a Luigi di Taranto (consorte della Regina Giovanna I). Dapprima titolare papalino del vicariato divino di Gerusalemme, e poi titolare del Regno della Sicilia del mare Superiore. Figlia postuma di Carlo di Blois, Duca di Bretagna, e di Jeanne de Penthièvre, Maria crebbe in Bretagna, dando seguito alle vanità paterne di avvicinare la sua famiglia alla casa reale di Francia. Il defunto Blois non era nuovo a intrighi di palazzo, avendo già negoziato il matrimonio dell'altra figlia Margherita, nel marzo del 1352, con Charles de la Cerda, Contestabile di Francia, poi assassinato l'8 gennaio 1354. Un lutto che lo toccò nel profondo, ma non indebolì le sue aspirazioni, quelle di negoziare un matrimonio, stavolta per Maria, direttamente con il figlio del Re. Carlo di Blois aveva trovato la soluzione giusta per avvicinare la sua famiglia al sangue blu della Casa di Francia e il destino, a lui avverso, sembrò sorridere alla giovane erede, visto che diventerà una buona moglie, una grande madre e una pregevole sovrana. Il matrimonio di Maria avvenne il 9 luglio 1360, a 15 anni compiuti, molto atteso dalla promessa dello sposo, ormai ventunenne. La bella di casa Blois diventava reale impalmando Luigi I, futuro Duca d'Angiò (1339-1384), figlio del Re Giovanni II e di Bonne di Lussemburgo, col solo territorio della Guisa come dote. Le nozze si preannunciarono felici fin da subito, e Luigi non si lasciò distrarre dalle vicende interne alla Corona, benché già nel 1361, per garantire l'esecuzione del Trattato di Brétigny, fosse stato inviato come ostaggio a Londra con lo zio e il fratello minore Jean. Da qui la fuga, magari solo per l'impazienza di rivedere la moglie, dopo che il cugino Re Edoardo III si rifiutò di farla sbarcare. Il pretesto fu un pellegrinaggio a Notre-Dame de Boulogne, da dove fuggì dritto nelle braccia di Maria, rompendo il giuramento di fedeltà che aveva fatto quando giunse in Inghilterra, ma dimostrando grande amore per questa donna che gli darà tante soddisfazioni…
Ludovico Reuccio fantasma. Il baliato di Luigi II D'Angiò Incoronato a III re di Napoli. 1386-1389
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
I primi dieci anni di matrimonio di Maria e Luigi furono dedicati alla costruzione di una famiglia su basi solide. Il grande amore che ne scaturì faceva trascorrere il tempo in una visione della vita all'ombra del castello, senza alcuna partecipazione attiva a Corte. Due lustri che furono di rodaggio alla felicità della famiglia più che a quella delle popolazioni del Ducato. Finalmente Maria restò incinta e si intravide un erede. Erano trascorsi dieci anni di matrimonio quando dalla coppia della maison de France nacque il primo dei tre reali venuti al mondo. In realtà fu una femmina, Marie (1370-1383), che non potrà ricevere nessuna felicitazione, perché, ancor prima di qualsivoglia matrimonio, fu sopraffatta dalla morte, sopraggiunta in tenera età, avendo chiuso gli occhi a soli 13 anni. Ma ecco che dopo 17 anni di matrimonio arrivò l'atteso Luigi II (1377-1417) Duca d'Angiò, titolo sul groppone unito a quelli di Napoli e Provenza, seguito, tre anni dopo, da Carlo del Maine (1380-1404), poi Principe di Taranto, morto a 24 anni. Fu allora che i duchi d'Angiò cominciarono a concentrarsi sui propri stati, a cominciare dalla Provenza, ad essi assegnata dalla Casa reale, entrando nelle grazie dell'antipapa, che lo scisma religioso aveva stabilito in Francia. Già nell'aprile del 1379, dopo aver creato una corte autonoma ad Avignone, l'antipapa cominciò a stimolare Luigi d'Angiò, spronandolo a combattere dalla sua parte. Le promesse erano allettanti e l'investitura a generale papalino in cambio del «Regno di Adria», l'equivalente del Regno di Puglia, apparve la vera alternativa allo stato pontificio del papa di Roma, quello che Carlo III, uccisa la Regina, tenne a sé ben stretto e sottomesso a Napoli. Nel maggio 1382, Clemente VII, pur di ricreare in nome di Dio il patrimonio ravennate, ripartì dalla marca dei Normanni che ne fu vicaria. L'antica villa di Copertino, feudo di Luigi de Brienne di stanza a Venosa, suo gonfaloniere avignonese in Italia, fu la scelta giusta per investire Luigi d'Angiò direttamente del titolo ereditario di Re del Regno di Sicilia, sebbene fosse tutto da riconquistare, proprio come ai tempi dei Normanni. Dopo aver ricevuto omaggio dal Re in pectore, Clemente permise a Luigi di divenire figlio adottivo di Giovanna I di Napoli, al posto dello snaturato durazzesco, e ordinò al suo esercito di proseguire la marcia in aiuto della Regina, attaccata dall'ingrato nipote Carlo III. Luigi partì deciso e contento, accompagnato dai conti Pierre di Ginevra (fratello dello stesso Clemente) e da Amedeo VI di Savoia, suo generale, sostenuto a distanza dalla consorte. La futura Regina partecipò alla lotta per sostegno morale, prima con tante lettere e in un secondo momento, in maniera più attiva, con aiuti materiali ed economici. Scontri locali inattesi però frenarono, e non poco, l'evolversi della riconquista del Regno di Sicilia, essendo quei militi osteggiati da nobili contrari a continuare la sottomissione verso Giovanna I. Ma non solo. Maria si ritrovò da sola a fronteggiare anche la fastidiosa rivolta, capeggiata, in più luoghi della Provenza, da improvvisati sostenitori di Carlo III, divenuto il principale nemico del marito...
Sibilla, la sposa di re Tancredi di Lecce: Sibilla dei Medania di Acerra
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Civitate tremiti. Volume Vol. 2
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
L'ubicazione delle antiche città altomedievali da tempo è oggetto di studi senza però avvicinarsi a quella che potrebbe essere definita come la «verità storica». Spesso si è considerato il Medioevo come un periodo dalla bassa se non nulla mobilità, correndo il rischio di allontanarsi dall'unico percorso che uno storico dovrebbe compiere, l'analisi attenta e scrupolosa delle fonti. Bisogna sempre partire dai toponimi, senza però collegarli fra essi, quando risultano simili ma non coincidenti. Con il cambiare dei centri di gestione del potere, e con le continue diatribe tra sovrani, inoltre, all'arduo compito di seguire il filo di una matassa ingarbugliata, si aggiunge anche la difficoltà nel dover «rettificare» se non le considerazioni, quanto le macchinazioni, a volte divenute «vangelo», di chi spesso si è spinto in avanti per il gusto di dare una longevità storica a questa o a quella città, risultata poi omonima di un'altra, sebbene in altra provincia. Ciò accade nella frettolosa analisi che ha lo spiacevole pregio di condurre fuori strada il lettore. Così è successo per i paesi dell'antico Principato di Baruletto, o Andria che dir si voglia, che ha originato una Capitanata sempre più molisana e sempre meno pugliese, i cui confini giungevano ora a San Bartolomeo in Galdo, ora a Castelpagano. Di certo il perimetro inglobò il Porto fluviale di Termoli, quello appartenuto al patrimonio di San Pietro, di cui si parla nei documenti degli Archivi Segreti Vaticani, così l'antica Tremiti, che per troppi anni è stata confusa con le sue isole, ma che in realtà era sulla terraferma e inglobava anche S.Agata. Altro esempio lampante è la confusione che si è fatta tra Florentiam, ovvero Forenza, e fra Castelfiorentino e Civitate Fiorentina, che risulta essere nelle prossimità dell'acto Lucerinum di Foggia, anzi, proprio nel lamis di San Marco del Monte Gargano. L'analisi che segue, dunque, basata su bolle papali, imperiali, elenco di tasse e pergamene coeve, può aiutare a dipanare le nebbie dell'incertezza, creata dalla moltitudine di fraintendimenti, gettando luce sugli avvenimenti «avvenuti» nei luoghi dove avvennero, e non nella fantasia degli autori di ogni tempo. Questa ricerca vuole lanciare un sesso a Termoli, urlando al mondo che nel suo territorio fu l'originaria Civitate Tremiti, come si è tentato di dimostrare, alimentando questa collana editoriale dedicata alle città scompare. Sono i luoghi appartenuti ai Carolingi della Via Francigena, poi negli acta longobardi fatti propri dai Bizantini, colonizzati dagli Altavilla, rinati con i consoli cassinesi Normanni, inglobati dai Franchi nel Regno di Gerusalemme, sequestrati dagli Svevi, riorganizzati dal Papa nelle nuove arcidiocesi. I successivi cronisti ci pongono di fronte a diversi interrogativi, su quelli che possono essere definiti "grandi eventi storici", che riguardano personaggi importanti e controversi, da Ruggero I a Re Manfredi, che hanno complicato l'opera di ricostruzione dei fatti operata dagli storici. Compito del giornalista è quello di condurre per mano il lettore in questo groviglio, magari ostico, sicuramente complesso, ma mai «buio», quale fu il Medioevo, ed uscirne più ricchi, consapevoli che spesso le cose sono andate diversamente da come ce le hanno raccontate.
Isa Danieli e la dinastia teatrale dell'800. 1800-2000
Antonio Sciotti
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 184
I diurnali di Messer Teo. Giornali napoletani del 1200. Volume Vol. 1
Matteo Spinelli, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Mancava all'appello la riunione di tutti i giornali di Matteo Spinelli in questo libro con una introduzione di Gerardo De Mattia e la premessa dello storico Giovan Bernardino Tafuri. La breve ma ricca introduzione di Giovan Bernardino Tafuri (Nardò, 1695) mette in mostra le capacità analitiche storico letterarie dell'Autore, ma non manca di esercitare un giudizio critico su chi ha rimaneggiato l'opera. Questi, attingendo alle numerose fonti in suo possesso, si accinge a rettificare gli eventuali errori di chi, vista anche la fama dei Diurnali, si è cimentato nell'attività di trascrizione, diffusione e magari di 'correzione' del testo, soprattutto nelle date. La narrazione prende il via nel 1247, anno del ritorno di Federico II dalla campagna lombarda, e pone un accento particolare sull'amministrazione giuridica dell'imperatore, tra difficoltà economiche per stanziare una nuova impresa militare e un delicato equilibrio politico da mantenere. Essa prosegue riportando le gesta di Re Corrado, in aperta opposizione al papato, muovendo guerra a quei baroni, avidi di potere e autonomia, che avevano alzato le bandiere papaline. Il fine ultimo del sovrano è quello di recuperare il controllo di Napoli, cinta d'assedio e presa senza risparmiare alla città fame e sofferenza. Nel vorticoso susseguirsi degli eventi, alla morte di Corrado, emerge e risalta la figura di Manfredi, abile diplomatico e amministratore, a volte precursore rinascimentale, da Principe di Andria a Re di Sicilia, Matteo Spinelli ci restituisce il ritratto complesso di una figura emblematica dalle molteplici sfaccettature. Lo Svevo viene presentato come amante della cultura, desideroso di conoscenza e uomo dedito ai piaceri dell'arte, perfino consapevole del valore della storia, tanto da voler lasciare ai posteri, in suo ricordo, una città col proprio nome. La fabbrica di Manfredonia, invece, ancora una volta è l'ombra di una disfatta che oscura le speranze del reggente-vicario. Il reame è del papa e Manfredi non ha il potere ecclesiastico, che dà manforte alla casata Angioina. Il nemico, Carlo I, si appresta ad una crociata sanguinosa contro la dinastia Sveva, martoriando il Regno di Sicilia che difficilmente troverà pace. I Giornali di Spinelli vanno letti d'un fiato, senza badare troppo alle date, quanto ai contenuti, e a quei particolari sfuggenti, come la tempesta della Schiavonia che si abbatte sulle Marine del Principato, dove il Re accorse sul suo cavallo, quasi a voler sfidare la furia degli eventi naturali. Ecco i temi trattati: I. I parlamenti federiciani di Barletta II. Il Giustiziere per le Terre di Bari III. La morte di Federico II di Svevia CAPITOLO II I. Re Corrado assedia il Papa a Napoli II. Gesualdo, la porta di Valle Beneventana III. La Taverna beneventana di Morcone IV. La Chiesa salvò Casa Sanseverino Capitolo III I. Il Papa circuisce lo Svevo II. Manfredi suda l'eredità di Corradino III. Faro d'Ofanto, pietra miliare di Barletta IV. Da Principe di Andria a Re di Sicilia CAPITOLO IV I. Manfredonia nasce a Civitate e Siponto II. Lo scontro con le guardie saracene III. La figlia Costanza promessa sposa IV. Scaramucce fra cavalieri gentiluomini CAPITOLO V I. Le feste barlettane di Re Manfredi II. Prigione per chi violenta le donne III. La crociata papalina contro lo Svevo IV. Tenui incontri fra Guelfi e Ghibellini V. Il Conte Falcone dei Gesualdo CAPITOLO VI I. I papalini in ritirata sul Garigliano II. Il Papa nomina un Angioino a senatore III. I Guelfi consegnano Napoli a Carlo I IV. Carlo II d'Angiò detto lo Zoppo V. Corradino vuole il suo reame VI. Casteldelmonte stazione regionale VII. Cavaliere Fierimonte fu Loffredo VIII. Angioini padroni del Regno coi riscatti.
Detti e fatti di Napoli aragonese. Dictis et factis. Re Alfonso raccontato dal Panormita. Volume Vol. 1
Antonio Beccadelli, Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Virgilio Iandiorio traduce per intero e per la prima volta il libro di Antonio Beccadelli detto Panormita. Traduzione completa dal latino al volgare.
Città scomparse del Medioevo. Civitate fiorentina e la provincia beneventana di Petra Sturmini, Forneto, Monte Malo furcule caudine, Fossaceca e Villa Francisca
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
E' un viaggio nel tempo, fra le città dell'ex Principato di bizantino di Canosa e quello dei longobardi salernitani fondato a Baruletto e distrutto dal sisma del 1106. E' un percorso inverso da Foggia a Termoli, verso la Civitate presso la Villa di Carlo Magno che vide crollare l'antico castello arianese di AtRiano e fuggire i greci a fondare la nuova Troia con le sue parrocchie verso Orsara e fiume Florento di Loco Florentia, dove trovò la morte Federico II di Svevia fra «villa francisca» e monte filine. Qui il Farneto e Castelvetere dati a Benevento, da Toro, Cantalupo, Viano, Butticella e Montemarcone a Vetere, S.Martino a Cerito e S.Pietro proprio a M. Marcone sede del gonfaloniere avignonese. Vi sono anche le peripezie di Giordano che prende Morcone, perde Fiorentina e assedia di Templana al M.Sableta e Pelusia, proprio al Castelvetere che era dei beneventani di S.Sofia, Ripalonga di Tora e Pulsano del M.S.Angelo di Foggia e Crepacorde. Siamo a San Felice di Porto Siponte, e Ripalonga è Lesina, dove finalmente incontriamo la città scomparsa di Florentina con la cattedrale di s.salvatore e s.leone presso Civitate S.Matteo: S.Sofia sannita a Varano. Siamo a Tocco Beneventana: Principato Nova Capis, nei Campimarini: il Ducato Apulia di Civitate nella Serra di Venacausa e Venamaggiore, con S.Bartolomeo di Tocco. Siamo a Fiorentina lucerina, non proprio a Lucera, con S.Salvatore e S.Leone nelle bolle sofiane presso S.Lupo fuori le mura, ma sul rio Triolo di Lucera, e quindi Fiorentina fu presso Troia vetere o nuova? Il libro analizza il fallimento dei marchionati papalini e il potere bizantino assorbito dai papi: i Marchionati cassinesi con Re Ruggiero I; i Principati e Ducati di Re Ruggiero II, quando nacque un duceto contro il capitanato e si ebbe la fuga dei «tancredini» e il sopravvento della Regina Costanza reggente imperiale, a cui seguìrono i ribelli di Guglielmo III Altavilla senza trono. Da libro risulterà chiaro che Forenza è Giustiziario, mentre Fiorentina era Catepano. Da qui l'analisi dell'ex Giustizierato dei Sanseverino e della capitanata che assorbe mezzo molise perché la vera Capitanata fu fra Molise e Basilicata, allorquando il Generale di Tricarico riconquista Forenza e si ha il sopravvento del patronato delle confraternite: le preture. Il libro spiega perché nacque la nuova Forenza capitale mancata dei Sanseverino, e la nuova Tricarico con Trenta famiglie di Armeni sloggiati dai latini di rito misto da Forenza verso Matera, mentre anche l'antica «Fiorentino» fuori s.marco in lamis cadeva in disgrazia per le tasse del Giustiziere in Terra di Bari su tutto l'ex Duceto dei Templari: i 33 paesi catepanati fra cui Fiorentino sulla via S.Marco e che quindi fu in territorio di S.Giovanni Lamis: la Civitate scomparsa.
Isabelle Des Baux. Volume Vol. 1
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Passarono i primi mesi e la fanciullina, bella e buona, crebbe invidiata dalle due sorelle di poco più grandi, Isotta e Antonia, sempre pronta ad insidiarla, chi pugno le dava e chi buffetto, accusandola di essere il frutto di qualche perfidia. Ma lei evitò scontri e beffe, senza mai vendicarsi e perciò divenne amata da chiunque incontrasse durante le passeggiate, fra chi le dava e chi le prometteva, specie quando, con i suoi graziosi costumi e per il suo aspetto, incantava tutti quelli di Altamura, dove il padre si trasferì, essendo stato fatto Principe di quel castello. E poiché i complimenti erano solo per lei, la madre era costretta a sgridare continuamente le sorelle maggiori. Ma proprio le tante pene patite erano da considerarsi il segnale di un ricco futuro...

