Cosa vuol dire, per l'avanguardia, rapportarsi col proprio passato? Per il Futurismo, che dell'avversione alla tradizione ha fatto uno slogan, significa annullare il tempo fagocitandolo: inglobare a sé e riplasmare sulla propria immagine tutti quei profili che, potenzialmente, potrebbero sembrare anticipatori della sua rivoluzione tecnolatrica; prendere Gian Pietro Lucini, anarchico individualista e tonniesiano, e ridurlo a irriverente sperimentatore metrico; cooptare Aldo Palazzeschi e il suo modernismo relativista per mutarlo in sferzante anticonformismo. Cinquant'anni dopo, per Edoardo Sanguineti, il confronto con questi autori implica una resa dei conti con un movimento futurista irrimediabilmente compromesso col fascismo. Per rivendicare una praticabilità dell'avanguardia e richiamare l'arte a gramsciana «funzione sociale», il Gruppo 63 ha bisogno di una genealogia differente: rivendicare l'irriducibilità lirica luciniana al bellicismo futurista e il suo ruolo utopizzante di voce dei diseredati; ricondurre Palazzeschi ad un profilo non semplicemente "sopra le righe" ma ferocemente anarchico e antiborghese; modificare, se non il passato, la sua immagine canonizzata e con esso giustificare il presente, costruire il futuro.
L'avanguardia fra Lucini e Palazzeschi. Marinetti, Sanguineti e «l'inveramento della tradizione»
in uscita
| Titolo | L'avanguardia fra Lucini e Palazzeschi. Marinetti, Sanguineti e «l'inveramento della tradizione» |
| Autore | Pietro Mezzabotta |
| Collana | Campi di forze, 3 |
| Editore | editpress |
| Formato |
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| Pagine | 172 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791282789004 |

