Rivolte sociali sempre più frequenti si diffondono per il pianeta con tratti «anonimi e tremendi». Anonimi perché non sono governati da alcuna direzione e rappresentanza politica univoca. Tremendi perché hanno per espressione una furia distruttrice dei poteri costituiti. Da Occupy Wall Street a Black Lives Matter, dalle insurrezioni arabe all'occupazione di Gezi Park in Turchia, dalle giornate indipendentiste barcellonesi ai gilet jaunes francesi si assiste a una sorta di globalizzazione anche delle rivolte. Nei loro confronti l'ambito teorico e politico marxista ha sempre risposto nello stesso modo: esse rappresentano l'irrazionale e il contingente nella storia che vanno superati con l'azione organizzata, razionalizzata e proiettata nel tempo. Ma è questo l'atteggiamento giusto? O non si dovrebbe invece cercare di mettere in dubbio questa valutazione e ripensare la rivolta per sottrarla a un'idea di pratica e di storia vincolate a uno sviluppo lineare?
Pensare la rivolta. Un percorso storico e filosofico
| Titolo | Pensare la rivolta. Un percorso storico e filosofico |
| Autori | Mimmo Sersante, Willer Montefusco |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Doc(k)s, 6 |
| Editore | DeriveApprodi |
| Formato |
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| Pagine | 192 |
| Pubblicazione | 04/2019 |
| ISBN | 9788865482711 |

