La concezione che oggi generalmente abbiamo dell'originalità della creazione musicale può apparirci eccessiva e lontana dalla realtà se la confrontiamo con l'effettiva prassi della composizione: l'ascolto di un brano musicale che semplicemente ne ricordi un altro già ci infastidisce, già ci sembra una diminuzione delle potenzialità della creatività artistica e dei doveri del compositore. Tuttavia non è sempre stato così, né questa esigenza di originalità vale per tutti i generi di musica, come dimostra, per esempio, il semplice fatto che nel blues o nel jazz attingere a musiche preesistenti è una pratica del tutto normale, così come lo era per Bach e per i suoi contemporanei. Con che diritto, però, il compositore può mettere in atto questa operazione? Il fatto di attingere a musiche preesistenti può costituire un'autentica risorsa compositiva, o è invece un impoverimento della creatività? I saggi qui inclusi affrontano da un punto di vista teorico aspetti estetici, giuridici ed etico-sociali del problema o lo trattano con taglio storico in riferimento a diversi autori o generi musicali, dall'opera italiana al jazz e a Bob Dylan.
Estetica. Studi e ricerche. Volume Vol. 1
| Titolo | Estetica. Studi e ricerche. Volume Vol. 1 |
| Volume | Vol. 1 - Ladri di musica. Filosofia, musica e plagio |
| Curatori | A. Bertinetto, E. Gamba, D. Sisto |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Editore | Aracne |
| Formato |
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| Pagine | 188 |
| Pubblicazione | 06/2014 |
| ISBN | 9788854877528 |

