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Festival di Napoli. La grande storia

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Festival di Napoli. La grande storia
Titolo Festival di Napoli. La grande storia
Volume 1 - 1931-1961
Autore
Collana Storia internazionale della canzone italiana, 10
Editore ABE
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 328
Pubblicazione 2026
ISBN 9788872973011
 
49,00 €

 
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Il volume Festival di Napoli, la grande storia - I (1931-1961) di Antonio Sciotti, pubblicato da Arturo Bascetta Editore, ripercorre le tappe fondamentali della musica partenopea, focalizzandosi sulla transizione dai successi internazionali di fine Ottocento alla profonda crisi degli anni Trenta e Quaranta, fino al rilancio guidato dalle competizioni festivaliere. Sebbene la tradizione fosse difesa da opere isolate e macchiette portate al successo da figure storiche, la vera svolta si compie nel 1950 con il brano Anema e core, capostipite del cosiddetto "filone confidenziale". Il primo nucleo di questa rivoluzione si fa risalire al dicembre del 1931 con l'organizzazione del Festival Napoletano presso il Casinò Municipale di Sanremo. Ideato da Ernesto Murolo insieme al segretario generale cav. Piciocchi e alla casa discografica La Voce del Padrone, l'evento non presentava una vera e propria gara o canzoni inedite, bensì una lussuosa rivista in due tempi e sedici quadri volta a rievocare la tradizione dal Seicento all'Ottocento, sotto la direzione orchestrale del maestro Ernesto Tagliaferri. Lo spettacolo, supportato da sponsorizzazioni di rilievo (come l'Hotel Esplanade e la catena Al Duomo) ed esaltato da interviste su testate come Il Mattino, registrò un enorme successo di pubblico e critica, meritando gli elogi bipartisan di autorità del calibro del gerarca fascista Achille Starace e del leader socialista Filippo Turati. Il cast, privo di gerarchie di divismo per volere dello stesso Murolo e agevolato dall'invito del commendator Rossi e di Luigi De Santis, univa la vecchia guardia come Nicola Maldacea a giovani di richiamo quali Vittorio Parisi, Ferdinando Rubino e Ada Bruges. Sul palco si alternavano cantanti, attori impegnati nei costumi dei venditori ambulanti e ballerini guidati da Nikitin con le sue coreografie. Nel dopoguerra, per risollevare le sorti della musica leggera italiana schiacciata dai ritmi stranieri trasmessi via radio, la Rai istituì dapprima il Festival di Piedigrotta nel 1947 e, successivamente, il primo Festival Radiofonico della Canzone Napoletana nel settembre 1952 presso il Teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare a Napoli. L'annuncio formale della rassegna si dovette al direttore generale dei programmi radiofonici Giulio Razzi. Per accontentare sia le fasce di ascoltatori più tradizionali sia il pubblico giovanile, Razzi ideò la formula rivoluzionaria della "doppia esecuzione": ogni brano inedito veniva interpretato da due artisti diversi e accompagnato da due distinte formazioni orchestrali, una fedele all'arrangiamento classico partenopeo guidata da Giuseppe Anepeta e l'altra improntata ai ritmi moderni e jazz diretti da Cinico Angelini. Tale impianto determinò malumori tra gli artisti esclusi legati alla Vis Radio, ma fu considerata un'intuizione geniale da critici come Gian Nicola Palmieri sulla rivista Musica e Dischi. Il bando impose regole rigorose per la selezione dei venti brani finalisti su ottantatré proposte esaminate da una commissione di lettura formata da esperti come Gino Doria e Giuseppe Tafuri. Il festival fu tuttavia caratterizzato fin da subito da una consolidata abitudine all'uso di pseudonimi o omissioni di firma tra gli autori: Giuseppe Anepeta non figurò per la musica di Margellina, Enzo Bonagura utilizzò il nome d'arte Marinella Bergamo, Carlo Alberto Rossi e Furio Rendine omisero le proprie firme e Peppino Fiorelli si nascose sotto vari espedienti letterari. Condotto dal noto presentatore Nunzio Filogamo, il festival vide trionfare nella prima serata brani come Desiderio 'e sole e Margellina, premiando la straordinaria popolarità di interpreti come Nilla Pizzi e Franco Ricci a discapito di altri elementi del cast. L'evento sollevò dibattiti accesi sulla stampa specializzata, trovando ampio risalto nelle cronache di commentatori quali Aldo Bovio per il Corriere di Napoli, M. B. Marius per il quotidiano Roma e Carlo Claverini per Il Mattino.
 

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