Ombre Corte: Cartografie
Eterotopie dell'umano. Metamorfosi antropologiche
Ubaldo Fadini
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 195
In questo suo nuovo lavoro, Ubaldo Fadini rilancia le ragioni di una seria attenzione ad alcune delle più importanti tradizioni di pensiero novecentesche, a partire dall’antropologia filosofica moderna. Alcuni dei percorsi di ricerca più interessanti di quest’ultima, combinati con altre indagini di respiro più propriamente teorico-critico, possono consentire di valutare non soltanto negativamente gli intrecci dell’umano con il tecnologico, il tecnologico umano, ma di aprire a un loro possibile sviluppo nel segno della emancipazione/liberazione da quei vincoli, da quelle logiche di funzionamento della società contemporanea che portano a un approfondimento delle dinamiche di assoggettamento, di resa sempre più subordinata della nostra sensibilità e della nostra intelligenza, dei loro potenziali di sviluppo. È rispetto a tali virtualità che nel testo si fa strada una proposta teorica, di segno propriamente filosofico, che si può sintetizzare nella formula di un rinnovato umanesimo dell’attualità in grado di porsi all’altezza delle ragioni e delle cause delle metamorfosi antropologiche odierne.
Scrittura e movimento
Franco «Bifo» Berardi
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 113
Pubblicato per la prima volta quasi cinquant’anni fa – e qui riproposto con una nuova introduzione dell’autore –, Scrittura e movimento è un piccolo classico di quella teoria radicale che, nata in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, ha conquistato la scena culturale internazionale. Un breviario di estetica “operaista” scritto con un stile brillante e nervoso in cui, risalendo alla tradizione delle avanguardie sovietiche e riallacciandosi alla grande trasformazione attraversata dalle società Occidentali alla fine del xx secolo, l’autore analizza e mette in discussione il modo di produzione del testo. Quando l’avanguardia diventa di massa, le pratiche significanti non possono più essere quelle ereditate da una tradizione moderna fondata sulla separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Che cos’è e come funziona il lavoro culturale a partire da questa trasformazione radicale del processo produttivo? Che cosa diventano allora la letteratura, le arti e la loro teoria? Che cos’è un’estetica anti-idealista e materialisticamente piantata nel mondo? Come si compone un’opera e chi la compone? Chi è, oggi, l’autore? A queste e altre domande prova a rispondere questo testo, che è anche uno dei migliori saggi critici sul lavoro di Nanni Balestrini. Un libro che parla del lavoro culturale, artistico, e creativo contemporaneo, entrando nel vivo delle sue contraddizioni.
Lavoro, opera, azione. Le forme della vita attiva
Hannah Arendt
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 100
“Nel breve tempo di cui dispongo, vorrei sollevare una questione che può sembrare strana: in che consiste una vita attiva? Cosa facciamo quando siamo attivi? Nel sollevare questa questione assumerò come valida l’antica distinzione tra due modi di vita, tra una vita contemplativa e una vita activa, distinzione che incontriamo nella nostra tradizione di pensiero filosofico e religioso fino alle soglie dell’epoca moderna. E presupporrò che parlando di contemplazione e di azione non ci riferiamo soltanto a determinate facoltà umane, ma a due modi distinti di vita”. Così Hannah Arendt in apertura a Lavoro, opera, azione, testo della relazione che presentò nel 1964 a un convegno tenutosi presso l’Università di Chicago. Come scrive Guido D. Neri nella introduzione, nelle sue parti esso corrisponde puntualmente ai capitoli centrali dell’opera più densa della Arendt, apparsa nel 1958 negli Stati Uniti con il titolo The Human Condition e nota in Italia come Vita activa. L’analisi fenomenologica di queste tre forme di comportamento – che nel loro variabile intreccio danno una chiave dell’esistenza storica umana –, sciolte dalle numerose digressioni che infittiscono l’opera maggiore, costituisce una esposizione chiara e sintetica del pensiero della filosofa tedesca attorno ad alcuni temi centrali della sua riflessione non solo teorica.
A fine turno. Lavoro, macchine e vita nel cinema degli anni Sessanta in Italia
Karen Pinkus
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 144
Cosa può insegnarci il cinema italiano degli anni Sessanta su come vivere e lavorare oggi? A fine turno invita il lettore a ripensare il lavoro, il cinema e le macchine nel loro intreccio, come mostrato in alcuni film di quel periodo. Attingendo alla teoria critica e alla ricerca d'archivio, il libro ci interroga su quali tipi di fratture potremmo sfruttare per vivere diversamente, per resistere alle narrazioni tradizionali del lavoro, e per un anticapitalismo. L'Italia degli anni Sessanta è stata un luogo in cui la produzione industriale di massa risultava essere la modalità principale per comprendere cosa significasse il lavoro, ma era anche un momento in cui le cose avrebbero potuto andare diversamente. Riesaminando le origini di paradigmi come la timbratura del cartellino, la "società come fabbrica" e la divisione di genere nel lavoro, Karen Pinkus sfida il lettore a pensare attraverso il cinema, consentendogli di cogliere le lacune e i guasti nell'ordine delle cose del secondo dopoguerra.
Ecosocialismo. Una alternativa radicale alla catastrofe capitalista
Michael Lowy
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 160
L'ecosocialismo è una corrente di pensiero e di azione ecologica che fa proprie le conquiste fondamentali del marxismo mentre le libera dalle sue scorie produttiviste. La logica capitalista del mercato e del profitto, così come quella dell'autoritarismo burocratico del defunto "socialismo reale", è incompatibile con le esigenze di salvaguardia dell'ambiente. Gli ecosocialisti criticano gli attuali vicoli ciechi dell'ecologia politica, che non mette in discussione il potere del capitale. L'ecosocialismo è quindi una proposta radicale che mira non solo a una trasformazione dei rapporti di produzione, dell'apparato produttivo e dei modelli di consumo dominanti, ma anche a creare un nuovo paradigma di civiltà, rompendo con i fondamenti della civiltà capitalista/industriale.
Una teoria femminista della violenza. Per una politica antirazzista della protezione
Françoise Vergès
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 140
Il linguaggio ufficiale a proposito dell’uguaglianza uomini-donne è un repertorio di violenze: molestie, stupri, abusi, femminicidi. Queste parole descrivono una realtà crudele. Ma non ne nascondono un’altra, quella delle violenze commesse con la complicità dello Stato? In questo libro, Françoise Vergès denuncia la svolta securitaria della lotta contro il sessismo. Focalizzandosi sugli “uomini violenti”, si omette di interrogare le fonti di questa violenza. Per l’autrice non ci sono dubbi: il capitalismo razziale, i populismi ultraconservatori, lo schiacciamento del Sud attraverso le guerre e i saccheggi imperialisti, i milioni di esiliati e di esiliate, l’aumento delle misure carcerarie, mettono le mascolinità al servizio di una politica di morte. Contro l’aria del tempo, Françoise Vergès ci esorta a rifiutare l’ossessione punitiva dello Stato, a favore di una giustizia riparatrice. “La mia analisi non fornisce soluzioni per mettere fine alle violenze di genere e sessuali – la cui denuncia mostra oggi l’ampiezza –, ma vorrebbe contribuire alla riflessione sulla violenza come elemento strutturante del patriarcato e del capitalismo, e non come una specificità maschile. Questo libro cerca di immaginare una società postviolenta, non una società senza conflitti e contraddizioni, ma una società che non naturalizzi la violenza, che non la celebri, che non ne faccia il tema centrale della sua narrazione sul potere” (Françoise Vergès).
L'intelligenza in lotta. Sapere e produzione nel tardocapitalismo
Hans-Jürgen Krahl
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 163
Questo libro, a cinquant’anni dalla scomparsa dell’autore, raccoglie una selezione essenziale dei suoi scritti più importanti, da tempo non più disponibili in italiano, rendendo così di nuovo accessibile un laboratorio teorico-politico di straordinaria attualità: è proprio in questi ultimi anni, infatti, che le intuizioni e le previsioni di Hans-Jürgen Krahl – dalla fine della separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale all’intellettualità di massa come nuova forza-lavoro, fino al linguaggio e alla vita della mente come risorse immediatamente produttive – si sono dispiegate in tutta la loro complessità, trasformando radicalmente il mondo in cui viviamo. Punto di riferimento imprescindibile per l’operaismo italiano, segno dell’attualità di questo francofortese anomalo è anche il rinnovato interesse per i suoi scritti dimostrato da molti giovani studiosi. Quello che avete tra le mani è di fatto un piccolo classico del pensiero critico contemporaneo, indispensabile per chiunque intenda non solo interpretare il mondo, ma anche trasformarlo. Postfazione di Detlev Claussen.
La seconda contraddizione del capitalismo. Introduzione a una teoria e storia dell’ecologia
James O'Connor
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 144
Protagonista di rilievo dei movimenti per i diritti civili e delle minoranze etniche e razziali, James O’Connor ha scritto testi fondamentali per la comprensione del capitalismo e delle sue crisi. Ripubblicarne oggi le riflessioni sulla seconda contraddizione del capitalismo e sullo sviluppo della storia ecologica – entrambe apparse in “Capitalism Nature Socialism” – è operazione che si giustifica in due modi. In primo luogo, O’Connor può senz’altro dirsi un “classico” dell’ecomarxismo: la sua critica ecologica dell’economia politica rappresenta un passaggio obbligato per chiunque si interroghi sul nesso tra questione sociale e questione ambientale. In secondo luogo, la congiuntura pandemica riporta al centro del dibattito pubblico la questione delle condizioni di (ri)produzione – un concetto chiave, discusso a più riprese in questo volume. Non stupisce, dunque, che vi sia chi abbia proposto di chiamare “prima crisi O’Connor” il crollo economico causato dal coronavirus. Per queste ragioni, chi intenda affrontare con spirito critico il presente della crisi ecologica troverà nei due saggi qui riproposti una risorsa fondamentale. Il punto di partenza dell’“eco-marxismo” è la contraddizione tra rapporti di produzione, forze produttive e condizioni di produzione. Né la forza lavoro né la natura, incluse le loro dimensioni spazio-temporali, sono prodotte dal sistema capitalistico, sebbene il capitale tratti le condizioni di produzione come se fossero merci, o beni per il capitale (James O’Connor). Prefazione di Jacopo Nicola Bergamo e Emanuele Leonardi.
L'intempestivo, ancora. Pierre Clastres di fronte allo Stato
Eduardo Viveiros de Castro
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 140
Sul finire degli anni Sessanta, Pierre Clastres lancia una sfida all’etnocentrismo della ragione politica occidentale: e se le società amerindiane, accusate dai colonizzatori europei di essere “senza fede, né legge, né re” non mancassero di nulla? E se formassero, più che delle società “senza Stato”, delle società “contro lo Stato”? Tutta l’opera di Clastres esplorerà le conseguenze di questo cambiamento di prospettiva. In questo saggio, Eduardo Viveiros de Castro si propone di interrogare l’intempestività dell’opera di Clastres. Quale spostamento operare in questo pensiero per riattualizzarlo in un’epoca in cui i movimenti dei popoli autoctoni ci impongono di passare “dal silenzio al dialogo”, e in cui la crisi ambientale globale presuppone che si trasformi il nostro modo di abitare la Terra? Ritornando a Clastres, Viveiros de Castro mostra ciò che l’antropologia può darci seguendo la via di un “divenire-indigeno” del concetto di politica: un compito urgente di fronte alle contemporanee derive dello Stato-nazione. “Clastres intempestivo? Certo, ma è del resto questa la caratteristica del profeta e di una parola che insorge, giungendo spesso troppo presto o troppo tardi. È questo carattere a farne la grandezza…” (Dalla Postfazione di Roberto Beneduce).
Ecologia del possibile. Razionalità, esistenza, amicizia
Gianluca De Fazio
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 113
L’incontro tra filosofia ed ecologia è oggi una sfida teorica di primo piano. Contro una interpretazione naturalistica e un riduzionismo ambientalista del pensiero ecologico, per lo più dominante nel discorso attuale, il testo affronta il portato critico e metodologico dell’ecologia filosofica, nella sua formulazione ecosofica, attraversandone gli aspetti etici e istituzionali. A partire dal posizionamento teorico di matrice francese, e dall’assunto per il quale l’ecologia si definisce come scienza delle relazioni, il saggio dialoga con alcuni dei dibattiti più recenti – lo statuto dell’essere vivente, il dualismo natura-cultura, le implicazioni ontologiche dell’etnografia contemporanea – facendo emergere la rilevanza etica (e politico) della questione ecologica, attraverso problematiche classiche della filosofia, come il tema dell’amicizia, dei processi istituzionali e il nodo cruciale della soggettività. I tragitti descritti nel libro hanno l’obiettivo di porre il concetto di possibile al centro di un’etica ecologica, un’etica, cioè, basata sulla capacità dell’essere vivente di istituire e valorizzare delle relazioni al fine di aumentare le potenzialità esistenziali individuali e collettive.
Corpo, apprendimento e identità. Sé e intersoggettività nella danza
Chiara Bassetti
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 223
Il libro si concentra sul ruolo del corpo nei processi di socializzazione e apprendimento, da un lato, e di costruzione identitaria, dall'altro. Lo fa a partire dal caso della danza di teatro occidentale, analizzando il modo in cui il saper(far)e per lo più tacito e corporeo - performativo - che la caratterizza viene trasmesso, appreso e va a modificare il senso di sé di chi lo acquisisce. La domanda riguarda dunque i processi che conducono a diventare, essere e dirsi una certa figura sociale, ad esempio una danzatrice, e il ruolo assunto dal corpo non solo come oggetto, ma come soggetto esperiente e agente. Come si produce un "corpo danzante"? Quali pratiche, individuali e collettive, vengono quotidianamente messe in atto a questo fine? Come si (ri)formano le disposizioni all'azione e la capacità di giudizio? Come muta la relazione col proprio corpo? Come cambia il modo di guardarsi e di narrarsi? Che ruolo hanno, in questo, i corpi "altri"? Quali sono, dunque, i fondamenti sociali di tale processo? L'autrice affronta queste tematiche sulla base di una lunga ricerca etnografica che ha fatto del suo stesso corpo uno tra gli strumenti euristici scelta, questa, estesamente discussa nelle riflessioni metodologiche che aprono e chiudono il volume. Ne emerge una teoria sociale che guarda al corpo come qualcosa che si è, che si ha, che si fa e che fa fare; all'identità come relazione mutevole tra sé corporeo e sé incorporato; a significazione e interpretazione, infine, come agire immanente all'esperienza vissuta e ancorato a quel "sentire" che è il senso comune. Al centro del lavoro, quindi, l'intreccio tra corporeità, soggettività e intersoggettività.
Donne e sovversione sociale. Un metodo per il futuro
Maria Rosa Dalla Costa
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 116
“Perché ripubblicare i documenti più significativi di Potere femminile e sovversione sociale a cinquant’anni dalla prima edizione che aprì il dibattito internazionale sul lavoro domestico e ne costituì una pietra miliare? L’interesse di una tale operazione non è commemorativo né puramente archivistico. Non si tratta soltanto di rimettere in circolazione materiale politico di un fecondo periodo di trasformazione sociale, che pur sarebbe di per sé cosa meritoria visto l’oblio in cui per decenni sono cadute queste analisi. La sua riedizione punta soprattutto a rendere disponibili nel dibattito contemporaneo femminista (e non solo) i materiali fondativi di un’esperienza militante tanto prolifica quanto attuale, che ha portato in primo piano il valore produttivo della riproduzione e svelato l’inganno della naturalizzazione, ovvero del considerare naturale il rapporto delle donne con il lavoro domestico e di cura. Si tratta di un’esperienza di respiro internazionale, raccolta attorno al Collettivo internazionale femminista (costituito a Padova nel 1972) e alla campagna per il Salario al lavoro domestico che, per dare battaglia alle forme materiali dello sfruttamento e della subordinazione delle donne, ha riletto criticamente l’analisi marxiana dello sviluppo capitalistico” (Anna Curcio).

