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La Vita Felice: Adamàs

La luce dell'eclissi

La luce dell'eclissi

Vincenzo Frungillo

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2025

pagine: 104

«Il pensiero poetante di Vincenzo Frungillo, in questa La luce dell’eclissi, si dipana tra interrogazione metafisica ed esemplificazione storica additando in violenza e voce gli atti fondativi, costantemente iterati, delle civiltà che ci informano. Un dramma in tre atti e cinque scene scaturito dal dialogo serrato – o sarà forse meglio parlare di monologo? – tra due personaggi, A. e a., intenti a definire uno spazio scenico nel quale dicitore e detto, creatura e creatore, predatore e preda tendono a coincidere. Si staglia su queste simmetrie allucinate il dato biografico, fattosi allegoria, dilatazione dei ruoli familiari ad archetipo: il Figlio, le Grandi Madri, il Padre, una tragedia della filialità in cui confluiscono teologia, critica sociale e dato esperienziale. Un teatro della parola condotto per serie antitetiche che trovano momentanea risoluzione nella Rosa, simbolo, senhal, personaggio storico, incarnazione transeunte della bellezza, sintesi momentanea delle contraddizioni che dilacerandoci costituiscono la realtà del nostro esistere.» (Ivan Schiavone). Con cinque tavole di Davide Racca.
13,00

Stanze per una fuga. Poesie 2014-2024

Stanze per una fuga. Poesie 2014-2024

Carmen Gallo

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2025

pagine: 136

«"Stanze per una fuga" è un poema ritrovato. Composto in dieci anni di scritture e pubblicazioni ormai rare (se non introvabili), soltanto adesso, nel cannocchiale rovesciato del tempo, si mostra per quello che è: un tragitto di poesia, tanto coeso quanto aperto, che fa del paradossale contrasto fra immobilità e movimento, fra paura e desiderio il suo principio di sviluppo. Da qui la circolarità dei capitoli che lo compongono: tutto ora comincia con Le fuggitive e le sue immagini di un antico gioco crudele, procede poi nelle scene oniriche e infestate di Appartamenti o stanze, per spalancarsi, in Paura degli occhi, nel fiato trattenuto fino all’apnea dei verbi all’infinito. Per quanto giochi con la forma drammatica, con quella del cinema e della coreografia, questo libro resta il tentativo di sfuggire – spalle al muro – con le armi dei pronomi, del catalogo e di un’ironia perturbata e spiazzante, dalle forze che da ogni luogo vogliono catturare una protagonista plurale e anonima che sembra fatta della stessa materia del linguaggio. La ascoltiamo nella voce degli spettri, ci alleiamo con lei per trasformarci e per nasconderci; ma la potenza del meccanismo allegorico ci lascia infine inermi. È la caduta più del salto il gesto che ci restituisce di nuovo e daccapo a una fuga interminabile: essere terra non chiamata/ invocazione senza nome/ distanza da percorrere sottovoce.» (Tommaso Di Dio)
14,00

Didascalie venatorie

Didascalie venatorie

Ivan Schiavone

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2025

pagine: 92

"Didascalie venatorie continua l’originale e, per certi versi, solitario lavoro poetico di Ivan Schiavone. Ogni lassa che compone il testo è ecfrasi di un paesaggio sintetico abitato da uomini, animali e cose, alieno a qualsiasi gerarchia ontologica. Se la tecnica compositiva è sequenza metrica del fiato, se il fiato mostra una cadenza macchinica, come si percepisce in queste pagine, allora l’uomo è catturato nella rete di un gioco automatico. La coazione a ripetere di questa prosa metrica, che evoca il suono di certe composizioni di musica elettronica, è essa stessa l’automa che perimetra lo spazio. Al centro non c’è l’emissione di fiato di un io ma neanche la nuda descrizione di uno spazio quanto piuttosto un’inane luce che segna l’inizio e la fine. Lì dove è assenza, per l’intenzione dell’occhio, è; scolpita nella luce, dalla luce, detta. Al di là della lirica, quindi, ma anche al di qua della prosa, in una battuta di caccia in cui l’antropos depone le proprie armi per essere a sua volta cacciato, così come avviene nella riscrittura del mito di Atteone che occupa la seconda sezione del libro. La caccia mostra il limite interno dell’azione, acuendo lo sguardo verso l’atto fondativo della parola in cui si annida il senso ultimo della voce, nella distopica, apocalittica, regressione dell’antropocene." (Vincenzo Frungillo)
13,00

Testamentum Porcelli. A version-Una versione

Testamentum Porcelli. A version-Una versione

Gianluca Rizzo

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2024

pagine: 152

"Con la presente versione del 'Testamentum Porcelli', testo satirico della tarda antichità latina, Gianluca Rizzo ci consegna una macchina testuale equilinguista, inglese e italiana, retta da una precisa meccanica dissacrante: un vasto repertorio religioso ed esoterico è qui dispiegato per servire la causa di un materialismo associato a un animalismo allucinato, mistificatorio e demistificante allo stesso tempo. Il poeta, tramite un raffinatissimo gioco erudito di variazioni sul tema, cita, parodia, riscrive molti dei luoghi fondativi della tradizione lirica occidentale ripercorrendo, attraverso il ricorso alle varie traversie che normalmente occorrono a un animale da macello, la storia occidentale. Una sottile critica della violenza e della sua gratuità promana da queste pagine, disvelando l’intento politico di un testo che a tutta prima potrebbe passare per un pacato divertimento filologico, ma altro non è che una chiamata in giudizio di quella fame di massacro che anima la nostra civiltà." (Ivan Schiavone)
15,00

Paranoid Park

Paranoid Park

Adriano Padua

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2024

pagine: 92

"Padua riesce a dare fuoco alla frase italiana: la coltiva, la nutre, ne insegue la forma e l’ordine e, infine, per brevi scatti di nulla e spostamenti essenziali, la sovverte e la sfalda, la riporta nuda alla bocca e alla voce che dice. In una girandola di ossessive prose brevi e percussivi versi frase, in un «lingua scarica, arresa, didascalica, sterile terra arida », tutto il nostro contemporaneo discorrere si fa inquietudine e incendio, cecità e paradossale insistenza in una visione allucinata per continui slogamenti, fratture, incubi. Chi parla sembra non poter smettere mai, animato da una vitalità infinita sebbene residuale, ottusa quanto brutale, ma che mai pone il proprio dire fuori del controllo di una paradossale ragione immacolata. Per via di questa quasi innocente necessità logica, la lingua di Padua è quella di chi si schiera, di chi partecipa sempre alla storia, paradossalmente militante al di là del profitto e dello scacco e così resta in un estremo, sia esso urlo o bisbiglio, attaccato a una «fine perenne, imminente, che non ha conclusione». Ne emerge un universo come «un teatro tranquillo di guerra», dove tutto è immobile e tutto va contro tutto. Compito del lettore, insieme a questa lingua, è quello di abbandonarsi, disintegrarsi in un’immanenza ineluttabile che è ciò che resta alla fine di ogni retorica: «Quando esplodi cristallo, nello stesso frangente, reagisce lo spazio a contrarsi, e ci disintegriamo, senza oltre»." (Tommaso Di Dio)
12,00

06.010

06.010

Sara Davidovics

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2024

pagine: 152

"'06.010' ripropone il primo tempo della poesia di Sara Davidovics. È questa una poesia contraddistinta dalla tensione alla visività tramite un utilizzo della pagina quale luogo in cui installare una lingua disarticolata, spazio preposto alla metamorfosi del poema in mappa, in partitura. Protagonista è il corpo femminile, un corpo innervato nei contesti e nelle azioni che ne tramano il vissuto, un ambiente-organismo a metà tra il sintetico e il biologico, un ibrido. E sarà l’ibridazione la cifra di questa scrittura, scrittura in cui si dà continuità tra mediale, organico e industriale, in cui medicina, pratiche sessuali e cura tendono a coincidere e il domestico si apre a una ritualità contesa tra lo psicotico e l’arcaico. Ne scaturisce la cartografia di una realtà riletta a partire da uno sguardo desiderante, retta dalle leggi della libido, ricomposta a partire dalle pulsioni che la sottomettono a un erotismo innalzato a principio architettonico, a rivendicazione politica di una visione altra del reale." (Ivan Schiavone)
15,00

Cinema di sortilegi

Cinema di sortilegi

Tommaso Ottonieri

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2024

pagine: 148

"'Cinema di sortilegi' arriva dopo il magnifico 'Geòdi' (2015) e sembra esserne naturale prosecuzione. La voce che si compone e fluisce in quest’opera prende parola Dal diluvio, così come si intitolava la prima parte della precedente raccolta. Tommaso Ottonieri raccoglie, fa proprio, il celebre monito «dopo di noi il diluvio» lanciato da Sanguineti in un intervento volto a chiarire il significato delle neoavanguardie in Italia. E Ottonieri è sicuramente il poeta che più di tutti riesce a dare forma linguistica alla condizione postrema di un soggetto immerso nella stratificazione dei segni e dei materiali, a scovare e muovere il sortilegio che si annida nel linguaggio. «Una città nasce dalla sua materia; dal profondo, sottopelle» troviamo scritto in uno dei preziosi passaggi del testo, a ribadire la relazione originaria tra corpo, terra, energie riposte (finanche alchemiche). Anche in questo lavoro si ha l’impressione che la prosa metrica sorga dentro i conglomerati e apra una via tra la sperimentazione e la lirica, quasi la scrittura sia un’incisione nella materia solida che ci appella dalle profondità di una cava per ricordarci quanto possa essere ancora viva, e ricca, la parola immersa nel magma solido di un mondo post apocalittico: 'Ti scrivo dal fondo d’una teca, dal cavo d’una conca, dal letto d’un’ampolla: seme d’osso o di schiuma, serrato qui nel riflesso rappreso dei secoli come insetto nell’ambra'." (Vincenzo Frungillo)
15,00

Lettere a Natasha. Sulla causalità, natura, luoghi, assonanze e implicazioni molteplici dei nostri studi

Lettere a Natasha. Sulla causalità, natura, luoghi, assonanze e implicazioni molteplici dei nostri studi

Franco Ferrara

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2023

pagine: 176

"Lettere a Natasha" di Franco Ferrara è un libro ancora oggi troppo sconosciuto, di un autore che merita di essere annoverato fra i più originali della poesia degli ultimi cinquant’anni. In quest’opera – edita la prima volta nel 1986 – Ferrara va alla radice profonda del gesto letterario e cattura il lettore per trasportarlo nella spirale di un pensiero mobile, spezzato, animato da un desiderio amoroso che si dilata per tutto il libro, di pagina in pagina, come il calore di un vento desertico. Lettere a Natasha è un monologo d’amore, che è un sogno e un dialogo insieme, con una lettrice d’elezione, privata e universale, che possa ricevere queste sue lettere e ascoltarle come una viva voce, ripercorrendo con lui gli anfratti e gli sconfinamenti di una storia quotidiana e feriale, cosmica e celeste. Ferrara crea una geografia spaziosa, tocca le terre dell’Africa remota e l’architettura della sua Roma, di strato in strato viaggia attraverso le lingue e i loro tempi, nomina luoghi noti e sconosciuti e attraverso la propria memoria ci conduce in una foresta di simboli e nel percorso della loro decifrazione: «Cercherò di decifrare i nodi di questa luce/ e ciò che è accaduto». Lettere a Natasha è un libro sonnambulo, un’indagine e il racconto di un eros insaziabile e notturno, che non smette di cercare mai l’altro nella babele delle parole e oltre: «fino alla bocca del deserto,/ a El Kantara/ ad Algeri/ e poi, oltre il mare/ (fino al cielo delle tue mani)». (Tommaso Di Dio)
16,00

Non scriverai più a mano. Testo tedesco a fronte

Non scriverai più a mano. Testo tedesco a fronte

Heiner Müller

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2023

pagine: 208

Il volume di versi di Heiner Müller che riproponiamo nella collana Adamàs, Non scriverai più a mano, resta l’unica raccolta pubblicata in Italia, grazie alla traduzione di Anna Maria Carpi, del grande drammaturgo tedesco. I testi che compongono l’antologia sono stati scelti da Durs Grünbein. In questo volume la storia della Germania si confonde con la storia occidentale e il destino degli uomini comuni si intreccia con il destino delle figure di grandi poeti della nostra tradizione: Orazio, Shakespeare, Lautréamont, l’amato Brecht. Le loro voci, che compaiono come assoli o fiati di fantasmi nelle diverse composizioni del volume, ci suggeriscono qualcosa sul ruolo del poeta nell’Europa centrale, perché sono «rovine i poemi, come i corpi, a lungo amati e ora fuori uso, sul cammino della stirpe non infinita che ha sempre bisogno di qualcosa fra i versi un lamento». Come nel testo teatrale Anatomia Tito Fall of Rome. Un commento shakespeariano, Heiner Müller riesce quindi a piegare la condizione postmoderna a uno sguardo proprio, fatto di lirismo critico ma tragico e, proprio per questo, tanto più etico. Anche l’evocazione delle due Germanie, ancora divise, è la figurazione di un destino di contrapposizioni e di scontro al quale bisogna dare un senso diverso e nuovo: «Traverso il confine cresce e cresce l’erba. L’erba va strappata non smette di crescere traverso il confine». (Vincenzo Frungillo)
18,00

Materia osservabile

Materia osservabile

Florinda Fusco

Libro: Libro in brossura

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2023

pagine: 92

"L’insieme di tutti i cammini potenziali è osservabile, ma ogni singolo cammino possibile sfugge a un’osservazione diretta. L’universo e l’individuo, il nitore della legge matematica e la temporalità impressa alle fisionomie ed alle mises: la relazione, il rispecchiamento e la compenetrazione tra micro e macrocosmo i fuochi del dispositivo testuale messo in opera da Florinda Fusco in Materia Osservabile. Una galleria di ritratti femminili stagliati su eventi cosmologici o microscopici, in una simultaneità di scale temporali e di grandezze diverse, danno vita ad un laboratorio mentale in cui le donne immortalate dalla scrittura fotografica dell’autrice vengono trasfigurate dai paradossi del tempo, dello spazio e della percezione, umana o tecnologica che sia. Un’interrogazione profonda sullo statuto del nostro essere materiale muove questa testualità tesa alla ricomposizione della frattura tra poiesi e scienze esatte nel preciso intento di indicare l’enigmaticità del nostro essere nel mondo." (Ivan Schiavone)
12,00

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