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Bollati Boringhieri: Saggi

Identità culturale e violenza. Neuropsicologia delle lingue e delle religioni

Identità culturale e violenza. Neuropsicologia delle lingue e delle religioni

Franco Fabbro

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2018

pagine: XV-186

Oggi parlare di identità culturale significa addentrarsi in una zona di pencolo, perché in suo nome si sono perpetrati crimini che sfidano l'idea stessa di umanità, e nel suo cono d'ombra ancora si annidano le pulsioni più aggressive. Ma l'ambivalenza dei processi identitari, in cui spesso vanno a incagliarsi i tentativi di riflessione sul tema, per Franco Fabbro non ostacola la comprensione, anzi ne è il presupposto. E, se indagata con strumenti conoscitivi adeguati, che integrano le osservazioni paleoantropologiche e le analisi storico-religiose, può suggerire strategie di disinnesco dei potenziali dannosi. Fabbro ha studiato per decenni sotto il profilo neuroscientifico le due componenti identificative e coesive dei gruppi umani, ossia le lingue e le religioni: acquisite entrambe nelle prime età della vita, scolpiscono il cervello con analoghi meccanismi neurali, organizzandosi nella memoria implicita e determinando un'architettura neuropsicologica che differirà a seconda delle singole tradizioni. Questi marcatori culturali sono collegati ai sistemi emozionali, quindi alle reazioni difensive e aggressive. Allora, come mitigare gli aspetti violenti dell'identità culturale e preservarne al tempo stesso gli elementi che conferiscono «consistenza e spessore» agli esseri umani, come scrive il teologo Vito Mancuso nella Prefazione? La proposta neuropedagogica di Fabbro è di esporre precocemente i bambini a quella pluralità di religioni e di lingue che, secondo ricerche ormai consolidate, favorirebbe una più efficace regolazione del comportamento e una maggiore autoconsapevolezza. Proprio là dove adesso c'è pericolo crescerebbe — in ottemperanza a un verso celebre — «ciò che salva».
20,00 €

Rabbi Akiva. L'uomo saggio del Talmud

Rabbi Akiva. L'uomo saggio del Talmud

Barry W. Holtz

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2018

pagine: 207

Pur fra molte incertezze, la leggenda ci narra che Akiva ben Joseph nacque attorno all’anno 50 dell’era volgare, forse nella città di Lod, nell’odierna Israele, e morì martirizzato attorno al 135 per aver continuato a insegnare pubblicamente la Torah nonostante la proibizione delle autorità romane. Si dice che fece in modo di spirare prolungando la parola echad, «uno», che conclude la prima frase della preghiera ebraica Shemà: «Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno». Rabbi Akiva, tuttavia, è una storia prima ancora che un uomo, e questo libro non può dunque essere una biografia nel senso comune del termine. È piuttosto un affresco, che attraverso la figura dell’uomo più saggio e ammirato del Talmud, fotografa la cultura ebraica palestinese del i secolo, nel drammatico momento della sua riconversione da antica religione centralizzata – fondata sul Tempio e sulla casta sacerdotale – a moderna religione diffusa di «maestri» (l’etimo di rabbini), fondata sullo studio e l’interpretazione della Torah. Tanto più che di Akiva abbiamo solo riferimenti interni a quel mondo e nulla di lui ci è invece pervenuto da fonti non ebraiche. Nel Talmud – un’immensa opera letteraria, giuridica, filosofica e religiosa, composta tra il I e il V secolo – Akiva viene descritto come il «capo di tutti i saggi», l’uomo di umili origini che studiò la Legge in età già adulta, il commentatore arguto e inventivo, quasi sempre vincente nelle dispute tra saggi. È l’esempio da seguire, e come tale è considerato l’iniziatore del rabbinismo. A questo Akiva «canonico», Holtz aggiunge qui mille sfaccettature, in un testo denso e godibile, che ci restituisce il senso di un vero e proprio eroe della sapienza, una figura sulla quale si è costruito per diversi secoli l’esempio per eccellenza del buon maestro ebraico. Questo libro può essere letto come un’introduzione al Talmud. Holtz, infatti, analizza la vita di Rabbi Akiva con una metodologia che riflette i procedimenti che si trovano in quell’opera. Così, leggendo queste pagine potremo apprendere due cose: chi fosse Akiva e quanto importante sia ancora oggi la tradizione che ce ne ha tramandato le idee; e in che termini e con quale logica si affrontano i problemi nel Talmud.
26,00 €

L'età della finzione. Arte e società tra realtà ed estasi

L'età della finzione. Arte e società tra realtà ed estasi

Massimo Melotti

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2018

pagine: 232

Viviamo nell’«età della finzione». Espressione tutt’altro che neutra, che tuttavia non si accoda, qui, alle attuali querimonie contro lo strabordare di falsità, simulazione e dissimulazione, fake news e manipolabilità del vero, fuori e dentro la Rete. Piuttosto che vestire la toga dei grandi accusatori è indispensabile rendersi conto che nella società massmediale – in cui il consumo ha ormai dispiegato la sua massima potenza – realtà e finzione non costituiscono più una coppia di opposti in tensione agonistica, anzi sono scivolate in una indistinzione a dominanza finzionale che ha trasformato nel profondo gli assetti percettivi, le pratiche quotidiane, la logica dell’intrattenimento, lo statuto stesso dell’informazione. «Un evento che non sia mediatizzato semplicemente non esiste». L’osmosi è iniziata e Massimo Melotti ne scruta il processo con la sottigliezza del critico d’arte, al quale non sfuggono aspetti qualitativi in genere trascurati dalla sociologia dei media, primo fra tutti il prevalere della dimensione estatica, quella fredda e stupefatta fascinazione che non aspira a risolversi, bensì a protrarsi il più a lungo possibile, oltre lo spazio-tempo e i nessi causali. L’estasi si celebra ovunque la spettacolarizzazione abbia eroso il limite che circoscriveva il reale: sugli schermi televisivi, con l’intrusione della fiction nella cronaca e l’apoteosi del reality; nei non-luoghi plurifunzionali e multisensoriali, che mettono in scena innanzitutto i consumatori, o negli allestimenti artificiali di interi contesti naturali, deputati al divertimento di massa; nella comunicazione, con le notizie fagocitate dal «tempo reale»; nel virtuale opaco del Web, che crea effetti di ritorno ancora da decifrare. Fenomeni che continuano a sollecitare schiere di studiosi, ma che le arti visive contemporanee, da Maurizio Cattelan a Vanessa Beecroft, da Francesco Vezzoli a Damien Hirst, hanno saputo disvelare con penetrante anticipazione. Prefazione di Marc Augé.
20,00 €

Il futuro che verrà. Quello che gli scienziati possono prevedere

Il futuro che verrà. Quello che gli scienziati possono prevedere

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2018

pagine: 246

Millenarismi, profezie, utopie, speranze e apprensioni: oggi nell'aria c'è una sensazione condivisa di precarietà. Il mondo sembra trovarsi in un momento di svolta senza precedenti, alle soglie di un grande e radicale cambiamento. La vita alla quale eravamo abituati sbiadisce ormai nel passato e non è destinata a tornare, mentre il mondo di domani si annuncia estremamente diverso da quello che conosciamo. I nostri nipoti e pronipoti si troveranno con ogni probabilità a vivere in un contesto così differente dal nostro che facciamo fatica a immaginarlo. Sembra però scontato che le generazioni future si differenzieranno dalle precedenti in maniera ben più marcata di quanto sia storicamente avvenuto finora. In effetti anche i nostri nonni sono stati testimoni di enormi cambiamenti: sono nati con le prime automobili e il grammofono, e nella loro vita hanno visto nascere la televisione, l'avvento degli antibiotici, il nucleare, la conquista della Luna, la plastica, Internet, la pillola contraccettiva, l'esplosione demografica e la telefonia mobile; per non citare che poche rivoluzioni. Ma il futuro che verrà, da adesso in poi, appare molto più accelerato di così. Di cosa saranno testimoni, allora, quelli che verranno dopo di noi? Jim Al-Khalili ha raccolto le voci degli scienziati più autorevoli e ha chiesto loro, a ciascuno per la parte che gli compete, di fare delle stime realistiche. Non è più il tempo dell'ottimismo tecnologico a tutti i costi, per cui in questo volume troverete un paesaggio dipinto a tinte alterne, alcune più ottimiste, altre decisamente meno. Demografia, biosfera, cambiamento climatico, ingegneria genetica, biologia sintetica, intelligenza artificiale, robotica, computazione quantistica e finanche viaggi nel tempo: possiamo aspettarci tutto questo e altro ancora in un futuro che in parte è già a portata di mano e in parte, forse, vedrà la luce tra qualche secolo. Vale comunque la pena di fantasticare un po' e allenare la mente al futuro, guidati dalle migliori firme della divulgazione scientifica.
23,00 €

Il calcolo del cosmo. La matematica svela l'universo

Il calcolo del cosmo. La matematica svela l'universo

Ian Stewart

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2017

pagine: 397

Uno sguardo al cosmo con gli occhi di un matematico. Il grande affresco dell'astronomia reso semplice. La matematica è stata la vera forza motrice della cosmologia e dell'astronomia fin dall'inizio. È attraverso la matematica che gli uomini hanno letto il grande libro del cielo ed è sempre grazie alla matematica che hanno potuto sviluppare le loro teorie, confrontarle coi dati osservati e avanzare così nella conoscenza del mondo. È stato il lavoro di Keplero sulle orbite dei pianeti a condurre Newton alla formulazione della sua teoria della gravità. Tutto si poggiava innanzitutto su calcoli matematici. Due secoli più tardi piccole fastidiose irregolarità dell'orbita di Mercurio hanno portato Einstein dritto alla teoria della relatività generale. Sulla base di questi e di molti altri esempi, Ian Stewart spiega in maniera chiarissima le basi della gravità, dello spazio-tempo, della relatività e della meccanica quantistica, mostrando come – grazie alla matematica – tutte queste cose stiano tra loro in una relazione quasi miracolosa ed estremamente elegante. Dalla formazione della Terra alla Luna, dai pianeti del Sistema Solare alla struttura della Via Lattea, dai milioni di galassie all'architettura stessa dello spazio-tempo, dalle ultime ipotesi sui buchi neri e l'ancora poco conosciuta teoria della gravastar, fino alla possibilità del Multiverso, coi suoi infiniti mondi, magari abitati da forme aliene di vita, alla recentissima dimostrazione dell'esistenza delle onde gravitazionali, insignita del Nobel, e ipotizzate da Einstein cento anni fa. Nel Calcolo del cosmo troveremo proprio tutto quello che serve sapere per comprendere meglio la meraviglia del cielo stellato sopra di noi.
26,00 €

Complesso, archetipo, simbolo nella psicologia di C. G. Jung

Complesso, archetipo, simbolo nella psicologia di C. G. Jung

Jolande Jacobi

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2017

pagine: 208

Un'attività scultorea esercitata sulle cristallizzazioni del «magma incandescente» delle «esperienze interiori»: è la celebre metafora con cui C. G. Jung qualificò la propria attività scientifica. Per più di mezzo secolo, e in migliaia e migliaia di pagine, cesellò le forme concettuali tratte da quell'originaria incandescenza. Del loro riordino chiarificatorio - necessario anche per sciogliere «gravi malintesi» e sfatare i «pregiudizi» dei critici - s'incaricò una delle più strette collaboratrici di Jung, Jolande Jacobi. Questo saggio è il risultato di un'impresa espositiva che ottenne il plauso del maestro. Grazie a Jolande Jacobi viene in luce la fitta tessitura che connette le tre nozioni capitali del pensiero junghiano: il complesso individuale, l'archetipo universale e impersonale e il simbolo in cui l'energia psichica dell'archetipo si manifesta. Dissipati i vecchi fraintendimenti, oggi abbiamo modo di apprezzare la modernità di aspetti della teoria qui meritoriamente illustrati, come il ruolo svolto dai complessi, la cui molteplicità contraddittoria è costitutiva della psiche stessa. Paragonati da Jung a «folletti» ossessivi e possessivi che disturbano e ostacolano l'azione di «adattamento della coscienza», appaiono così imprescindibili da rendere pressoché sinonimiche le espressioni «psicologia analitica» e «psicologia dei complessi». Se n'era accorto subito anche Freud, che aveva via via rinunciato a parlare di «complesso», imputandogli quella duttilità che adesso ci sembra tanto attuale.
20,00 €

I filosofi e il cervello

I filosofi e il cervello

John Zachary Young

Libro: Copertina morbida

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2017

pagine: 263

Come è possibile conciliare il determinismo dei fenomeni fisici con l'impressione che gli esseri umani siano dotati di libero arbitrio? Sembrava che questa domanda fondamentale - che ossessiona da sempre la filosofia - fosse destinata ad essere spazzata via dalla moderna fisiologia del cervello che ha posto il nostro organo superiore al centro delle sue indagini e che, grazie alle più moderne tecniche di scansione, dovesse svelarne ogni mistero. Ciononostante continuiamo a interrogarci sul rapporto tra la mente e il cervello, sull'origine della coscienza, le basi fisiche della memoria e l'immagine del mondo fornitaci dai nostri sensi. John Zachary Young, tra i più importanti biologi del secolo scorso, tenta in questo libro una mediazione. Se da un lato i filosofi affrontano il problema del pensiero in modo troppo astratto, dall'altro lato i biologi tendono a considerare il cervello come una serie di parti anatomiche isolate tra loro anziché come un sistema interattivo in rapporto dinamico con il corpo e con l'ambiente circostante. "I filosofi e il cervello" è stato il primo libro che ha aperto il dialogo tra scienziati e filosofi.
22,00 €

Fenomenologia della religione

Fenomenologia della religione

Gerardus Van der Leeuw

Libro: Copertina morbida

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2017

pagine: 670

Il fatto religioso ha sempre opposto una resistenza specifica agli innumerevoli tentativi di «spiegarlo» sino in fondo. Per la sua difficile prensilità, sembra ammettere soltanto approssimazioni parziali, inevitabilmente asintotiche, come testimoniano le discipline votate a individuarne l'origine, a ricostruirne la dinamica storica, a rintracciarne la funzione sociale, a esaminarne con strumenti comparatistici le epifanie cultuali, a indagarne i moventi psichici, a elaborarne il senso filosofico, teologico, antropologico. Il fascio di «luce quanto più possibile policroma» che Gerardus van der Leeuw getta invece sulla religione respinge in un cono d'ombra i modi consueti di interpretarla. Ad attrarlo sono l'oggetto e il soggetto dell'esperienza religiosa, e la relazione tra loro, perché ciò «che la scienza delle religioni chiama oggetto della religione, è in realtà il soggetto della religione stessa». Se «l'uomo religioso desidera una vita più ricca, più profonda, più estesa», ossia «augura a se stesso potenza», van der Leeuw cerca di comprendere quanto avviene nell'esperienza vissuta allo sprigionarsi di quella diversa potenza, che suscita stupore e fa approdare alla fede. Da fenomenologo percorre il varco tra il «caos informe del mondo storico» e la «struttura della figurazione» in cui si inscrivono sacrificio, mito, preghiera, tabù, sacro, rivelazione. Tutte forme che manifestano un'eccedenza rispetto ad altre espressioni umane: «l'uomo vi partecipa, vi agisce, tutto intero». Prefazione di Alfonso Di Nola.
25,00 €

Perché solo noi. Linguaggio ed evoluzione

Perché solo noi. Linguaggio ed evoluzione

Noam Chomsky, Robert C. Berwick

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2016

pagine: 192

Solo noi possediamo lo strano oggetto biologico chiamato «linguaggio». Noi e nessun'altra specie animale, compresi i primati non umani, visto che uno scimpanzé non sfiora neppure le capacità sintattiche di un bambino di tre anni. Il linguaggio è l'unicità più intrigante ed enigmatica in cui si sia mai imbattuto chi studia l'animale uomo, quella che ha avuto effetti incalcolabili sulla nostra vicenda. Da lungo tempo stuoli di scienziati delle più varie discipline e dei più diversi orientamenti sono alla ricerca delle sue origini; un'avventura intellettuale in cui si incrociano spade e si mettono in campo saperi sofisticati, sempre di nuovo riarmati in una tenzone senza fine. Un vero rovello soprattutto per l'evoluzionismo, alle prese con un «salto» che ne sfidava la tradizionale impostazione gradualistica. Oggi però molto è cambiato, perché negli ultimi venticinque anni abbiamo appreso sulle basi neurofisiologiche e genetiche del linguaggio più che nei secoli precedenti, mentre i biologi evoluzionisti sono approdati, con matematiche avanzate, a interpretazioni stocastiche del cambiamento evolutivo. Dall'analisi di queste risultanze ripartono Noam Chomsky, supremo teorico della grammatica universale innata, e il linguista computazionale Robert Berwick, tra i maggiori studiosi dell'apprendimento vocale negli uccelli canori. La loro tesi, insieme evoluzionistica e discontinuistica, è un punto di arrivo nel dibattito sull'argomento: il linguaggio sarebbe un'acquisizione recente, ossia databile all'incirca a 80000 anni fa, quando, in una stretta finestra temporale, un gruppo di ominidi africani subì un piccolo ricablaggio del cervello che consentì le operazioni fondamentali del pensiero, in seguito esternalizzate attraverso il sistema sensomotorio. Come strumento interno per il pensiero, dunque, e non per necessità di comunicazione – ritenuta insufficiente a esercitare un'adeguata pressione selettiva – avremmo prodotto la strabiliante capacità di assemblare gerarchicamente la struttura sintattica, esclusiva di noi umani.
24,00 €

Il gergo dell'autenticità. Sull'ideologia tedesca

Il gergo dell'autenticità. Sull'ideologia tedesca

Theodor W. Adorno

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2016

pagine: 190

Una faglia a strapiombo corre lungo il pensiero tedesco del Novecento, senza transito possibile dall'uno all'altro corpo roccioso. Separa Martin Heidegger e Theodor W. Adorno, e se occorresse un attestato della sua intransitabilità, lo fornirebbe questo saggio risalente ai primi anni sessanta del secolo scorso. Con stringenza concettuale che non lascia scampo, Adorno orchestra l'istruttoria contro il filosofo della Selva Nera, il quale lo ripagherà con la sprezzante noncuranza riservata a un "sociologo" qualsiasi. Oggetto dell'affondo adorniano è il culto dell'esperienza genuina, che nella Germania del secondo dopoguerra aggiorna, secondo i canoni di una distinzione spirituale ormai di massa, gli stilemi elitari in voga presso ristretti cenacoli intellettuali di alcuni decenni precedenti. Sul "gergo dell'autenticità", tanto più auratico e lustrato quanto più somigliante ai messaggi pubblicitari - "sottoprodotto della stessa modernità con cui è in rapporti di inimicizia" -, cala il giudizio squalificante di "ideologia tedesca", già coniato da Marx per la filosofia del suo tempo. Ma è soprattutto su Heidegger, ossia su colui che ha conferito rango teoretico e contegno linguistico all'autenticità, che si addensano i capi d'accusa di Adorno. Ne deplora le figurazioni, il cifrario che dà la vertigine della profondità avvolgendo "le proprie parole come arance nella cartavelina", mentre incarna solo "la forma attuale della falsità". Introduzione di Remo Bodei.
20,00 €

Geometria intuitiva

Geometria intuitiva

David Hilbert, Stefan Cohn Vossen

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2016

pagine: 528

Il cuore pulsante di questo libro è costituito da un corso di lezioni tenute nel 1920-21 a Göttingen, redatte con modifiche e aggiunte da Stefan Cohn-Vossen. Hilbert espone gli argomenti della geometria per mezzo di concetti intuitivi e della diretta esperienza spaziale delle forme, senza servirsi dell'analisi matematica neppure per quelle parti della geometria per cui si usa ricorrere esclusivamente al calcolo. Completa il volume il contributo di Pavel S. Aleksandrov su "I primi fondamenti della topologia", appositamente scritto nel 1932.
27,00 €

I filosofi di Hitler

I filosofi di Hitler

Yvonne Sherratt

Libro: Libro in brossura

editore: Bollati Boringhieri

anno edizione: 2014

pagine: 336

Il programma politico di quello che di lì a poco si sarebbe chiamato Partito nazionalsocialista tedesco era ben noto fin dal 1925, delineato fin nei particolari nel Mein Kampf, che ebbe da subito una straordinaria fortuna commerciale. Nel 1933, anno dell'ascesa al potere di Hitler, l'ideologia razzista e antisemita del nazismo si imponeva già nelle università e nei centri di ricerca. Molti intellettuali non esitarono a mettersi al servizio del Terzo Reich. Filosofi, scrittori, scienziati, storici, cineasti rafforzarono ideologicamente e politicamente il regime hitleriano. Ma non tutti si comportarono allo stesso modo. Mentre figure di spicco della cultura come Theodor Adorno, Max Horkheimer, Walter Benjamin, Ernst Cassirer, Hannah Arendt, Karl Löwith, Theodor Lessing, Karl Jaspers e vari altri furono ridotti al silenzio o costretti all'esilio, altri eminenti filosofi, tra i quali spiccano i nomi di Martin Heidegger, Carl Schmitt, Alfred Rosenberg, Wilhelm Grau e Max Boehm, contribuirono nel dare al nazismo una facciata di rispettabilità che gli mancava e che non avrebbe mai dovuto avere. Fu anche grazie al loro concreto appoggio, talora fervido e incondizionato, che il nazismo poté attuare il suo programma criminale quasi per intero. Frutto di anni di ricerche negli archivi internazionali, questo libro affascinante e appassionato ricostruisce minuziosamente il complesso rapporto tra quei filosofi e il nazismo, descrive il loro profilo etico e intellettuale, scandaglia le loro vicende umane fin negli aspetti più torbidi e meno noti.
24,00 €

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