ABE: Cronache Regno di Napoli fra 1400 e 1500
Alla fondazione di Manfredonia. Bizzarrìe di Manfredi di Svevia, fra Napoli e principato nel 1256
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Non si finisce mai di imparare. Stavolta bisognerebbe cominciare col dire che il Montesacro non fu a Bari, ma nella res pubblica dei templari della Porta Maiori, fra Civitate Siponto e Civitate del Monte S. Angelo che i longobardi beneventani chiamavano Civitate Monte: la Montagna di oggi. Il libro ripercorre le tappe del giovane spurio Manfredi Lancia, riconosciuto di Svevia, dal padre imperatore Federico II e le fasi della vita che lo portarono alla fondazione di una città tutta sua. C'è da dire che la sua cultura e i suoi possedimenti erano già una ricchezza di famiglia, per via delle conquiste in Lombardia e nel Piemonte, dove sarebbe nato. Da qui l'amicizia fin da giovani con Beatrice di Savoia che divenne ella stessa dote appetitosa dopo la vedovanza col primo marito, l'omonimo Manfredi del marchesato di Saluzzo. Ma non è vero che ne seguirono interminabili scaramucce col Papa, legate più al fratellastro Corradino, perché alla morte dello Stupor Mundi, Manfredi è vicario della Chiesa che ha rioccupato quasi tutto il reame. La nascita di Costanza a Catania rappresenta la sottomissione al Papa in cambio della Corona, ostacolata dai parenti. Da qui la voglia di Manfredi di mettere in atto tutta la sua arguzia e di giocare col popolo che prese ad amarlo per le sue "stravaganze", fra strabotti e poesie, che certo un re indirizzato alla guerra non avrebbe fatto. L'idea di far nascere una città propria, a cominciare dal nome, rappresenta comunque la fine di un'epoca e la voglia di far nascere un regno autonomo nella sua Puglia, nei luoghi antichi che videro il primo trono tricaricense in assoluto. Da qui il soffocamento della tradizione, l'annullamento della storia religiosa e sacra del Gargano e il distaccamento dalla cultura di quello che fu il Montesacro di Siponto, consegnando all'oblìo le antiche Beneventana e Sipontina Civitate, dei documenti longobardi di Santa Sofia delle monache di Lesina, già parzialmente affossate dai terremoti e dalla parziale ricostruzione che a suo tempo cancellò i luoghi di Canne per consegnarli ai nuovi quartieri di Barletta. Questo libro è una passeggiata storica degli autori sul tracciato del cronista coevo, che è Matteo Spinelli, non tanto per riscoprire gli annali, già studiati da molti, quanto per capire in che modo vivevano questi regnicoli del 1200, distaccati improvvisamente dalla tradizione religiosa del Montesacro, per essere proiettati nella nascita di una nuova capitale, Manfredonia, che comunque non avrà ragione di esistere perché nessuno è eterno, nemmeno i Papi e tantomeno i Re.
Spose al veleno per re Ladislao: pupe e pozioni che uccisero il sovrano di Neapulia di Gaeta nel 1414
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
A Napoli dicevano che il veleno inseguì Ladislao per tutta la vita. «A Capua, nel 1396, era scampato per miracolo alla morte: il suo coppiere che aveva bevuto prima di lui, Cola di Fusco, cedette di schianto e Ladislao sopravvisse alle febbri venefiche, ma si portò per il resto dei suoi giorni una leggera balbuzie e da quel momento non si fidò più di nessuno». A dire dei più «la sua fine fu segnata da un inganno: il Re Ladislao, invaghito della bella figlia di un medico fiorentino della schiera nemica dei Durazzo, chiese al padre di farla coricare con lui; il medico acconsentì, ma intinse di veleno - con un pannicello medicato con lo quale se devesse anectare la natura - le labbra intime della ragazza, e fu così che Ladislao capitolò alla trappola baciando il sesso dell'amante». Tutti i suoi ambiziosi progetti non si realizzarono mai perché, colpito dalla malattia venerea, fece presto rientro a Napoli, dove morì il 6 agosto 1414. Ancora oggi non è dato sapere se l'avvelenamento che distrusse la vita del giovane sovrano a soli 38 anni fu esecuzione politica di Firenze, se fu opera di una fanciulla, o se in realtà fu una malattia infettiva dell'apparato genitale, causata dalle abitudini sessuali dissolute e promiscue del sovrano. C'è una locuzione latina nota per essere stata spesso sulla bocca di Ladislao I Durazzo. Difatti, del Re che unificò l'Italia da Perugia a Taranto, è ancora vivo il suo motto, aut Caesar, aut nihil! Proprio così: O Cesare, o niente!
Il fratellastro della vera regina. Ladislao rinchiude Giovanna II, Re di Neapolis a Gaeta dal 1390
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 96
Nessun re di Napoli si era spinto fino a tanto. Ma lui, Ladislao, figlio di Carlo III della Pace, imprigionata la sorellastra che la madre aveva avuto con Carlo Il Piccolo, riconquistó quasi tutta l'Italia per consegnarla al Papa in cambio del titolo, giungendo oltre Perugia. Ma fu l'amore a tradire il Re di Neapolis Gaeta, il Re di Neapulia Napoli, il Re di Roma. Ladislao, le amicizie particolari, gli amori sfrenati, le stranezze di un regnante. Di questo parliamo negli ultimi due volumi sul figlio di Carlo III ucciso dal veleno. Fu Giovanna II, Regina nella Reggia di Accola, a farlo stroncare da un bicchiere di vino servitogli da Sforza?
Del Balzo «re di Teate» nel 1374. Così nacque lo scisma del Papa di Napoli
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2020
pagine: 120
I del Balzo avevano strappato Matera ai Sanseverino annettendola al neonato Principato di Taranto del Principe Giacomo, che si intendeva far ricadere nell'antiregno isolano della Regina Maria di Trinacria e non in quello fatto nascere da Giovanna I a Napoli, con il Castello Nuovo a Piazza del Gesù e la metropolia primaziale in s. Chiara, rifondata dopo il terremoto del 1348. Seguì la ribellione dei del Balzo diretta a costruire il Regno di Trinacria, tentando forse di annettervi un pezzo delle Calabrie con l'occupazione di Taranto, o addirittura un regno autonomo, ripartendo dall'antico Principato tricaricense di Teano Apula confuda con Teano dei Sdidicini...
Caserta vicaria del Regno d'Italia del 1094. Si chiamò «Ad Novas» la capitale normanna del Gran Ducato di Sicilia
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2020
pagine: 120
Ruggiero I tolse la vicaria di Capua ai Romani, nel 1094, e l'Imperatore tolse Roma al Papa, protetto dai Cassinesi, che ripescarono il Regno d'Italia di Pavia e fondarono la vicaria del Padus, a Nova S.Maria dei Beneventani di s.Benedetto, nel 1096. Tutto cominciò con un incontro fra Urbano II e Ruggiero Loritello nell'aprile del 1088, quando ricevette visita, a Traina. Bisognava decidere sull'ordinamento ecclesiastico relativo ai riti delle sue chiese greche e latine, chiedendogli di abbracciare la causa di Matilde di Toscana per la liberazione del Nord delle truppe tedesche riappacificando anche tutto il Comitato di Sicilia. A lui si deve anche il riavvicinamento con l'Imperatore bizantino, cominciato nel 1088, avendo come obiettivo l'unione delle chiese di rito diverso, esortando gli stessi cristiani a difendere la chiesa orientale, il che significò guerra dichiarata all'Imperatore francofono. Il Concilio di Melfi del 1089 annunciò la sospendere ogni contrasto, procedendo ad una riorganizzazione dei feudi e progettando un reclutamento di massa di militari. Fu quindi redatto uno statuto scritto dai comiti di tutto il viceregno imperiale dei Franchi, Re di Roma, con sede a Castelcapuana che anticipava un giuramento solenne che ricordasse la Santa Trevia da tenersi nel 1090.
Regina Heapula, Canosa di Eca presa dai Guelfi nel 1093. Ducato di Barletta, Principato di San Leucio
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2020
pagine: 120
Una serie di comitati militari capuani e caetani, organizzati dai normanni di Neapolis Gaeta, cioè i dell'Aquila di patria siracusana, dopo aver detronizzato Capua, vicecapitale del Regno di Roma e fondato Ad Novas a Casertavecchia, si avviarono così in Puglia per togliere i territori agli eredi del Guiscardo. Ebbero l'obiettivo di annientare Borsa, sedendo lo Zio Ruggiero I a Bari, come antiduca di Puglia, benché fosse difeso e spalleggiato da Salernitani e greci. Li guidava il Gran Duca Ruggiero Loritello dei dell'Aquila di Gaeta, di antica stirpe dei Blosseville della Normandia. Occorreva fondare chiese di rito latino nel territorio dei greci e assorbirne le rendite per neutralizzare i nemici comuni. Il Comitato casertano dei militari tricaricensi partì dalla Cittadella dove si insediatono a loro volta i dell'Aquila di Ruggiero I di Gaeta, che fu Loritello, per occupare le Terre di San Giovanni Rotondo, cioè subito a Borsa la terremotata Benevento, lasciandolo senza Urbe antica delle Terre Beneventane, e sottrarle al Ducato Apulia del figlio Guiscardo, per annetterle al nuovo Ducato di Bari guidato dallo Zio Ruggiero I, a sua volta fratello del fu Re di Rama. I Lorotelli normanni di Gaeta, intanto, crearono da zero la cittadella capofila della nuova regione pugliese, la nuova città del Capo rispetto alla Napolis di provenienza, che avrebbe sottomesso la distrutta Equa-Eca-Troia del Golfo della Magna Grecia dove si trovavano.
Le Vicarie Vaticane del 1379. Aversa, Nocera, Ariano, Lecce: le quattro parti del regno di Napoli senza più regina
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2019
pagine: 160
IL REAME SI SPACCA in 4: LE vicarie papali - Copertino è Giustiziere avignonese delle Calabrie - La Vicaria di Lecce: prima del Principato di Taranto - La Vicaria di Stabia: ante Principato di Salerno - Principato di Benevento dalle Vicarie di Tocco e Lesina - La Pace di Avignone e l'isola di Sicilia ai Catalani - Regno di Sicilia Ultra (Napoli) e Citra Italia (Bari) - L'ex Regno in 4 parti a 4 Viceré della Curia Vaticana - Carlo III figlio a Luigi Durazzo Viceré di Salerno 2. l'eredita' dei del balzo di andria - Raimondo I Del Balzo, Camerario e Zio di Francesco - La morte di Raimondo I dei Del Balzo d'Andria - L'eredità non restituita: Giacomo usurpa Taranto - Dux dei Brienne e Bretoni liberano Lecce e Taranto - L'antiregno Citra ha sede a M. Scaglioso di Tricarico - E' Luigi dei Brienne di Copertino che libera Lecce - Del Balzo accetta il riscatto dalla Regina e si allontana 3. raimondELLO a dux contro i tarantini - Giacomo Imperatore erede senza Principato - Raimondo II a nuovo gonfaloniere dal 1376 - Carlo III e Margherita S.Severino dall'Imperatrice - La Regina si risposa con Ottone di Brunswick - Giovanna eleva Clemente ad antipapa: lo scisma - Ascoli al Savoia e Gaeta a Clemente, Ancona a Urbano - La Regina spodesta i Del Balzo e scatena la guerra - Raimondo II Orsini generale della Regina 4. carlo re a roma, giovanna adotta luigi II - Raimondello Orsini il Principe fatto Dux Venosa - S.Severino scippa Matera ai Del Balzo per la Regina - Carlo della Pace, di Zara, su Firenze, Arezzo e Verona - Margherita e figlio Ladislao a Roma per Carlo Re - Il provenzale Luigi ufficializzato erede da Giovanna - Carlo III occupa la Reggia: Giovanna si arrende - Giovanna salvata dai Provenzali fugge a Muro 5. il trono ai durazzo, senza taranto - Dieci Sanseverino scelgono Luigi che cala su Napoli - Carlo perde il Principe di Taranto: Luigi su Ischia - Raimondello assedia i Del Balzo passati con Carlo III - Caserta respinge i Durazzo, Urbano sbarca a Napoli - Giovanna fugge a Bari con Luigi di Lussemburgo - Raimondello a Barletta tampina Luigi su Ariano - Corona per Carlo III e Margherita Sanseverino 6. giovanna muore, luigi I re di sicilia a bari - L'ex sovrana è uccisa, Re Luigi e l'antipapa pronti - Il Parlamento di settembre: caserme in ogni città - Carlo erede d'Ungheria, Luigi II di Sicilia dal 1381 - Fu Luigi I il Re di Sicilia Citra a Bari (1383-93) - Muore Amedeo di Savoia, Vicario di Luigi I 7. LUIGI II DI TARANTO RE DI PUGLIA A TRICARICO - Un Luigi II Re di Tricarico a Taranto per 10 anni - Re Carlo dà Capua a Batillo e Arezzo ad Alberigo - Lo stendardo del Papa per la crociata contro Luigi - L'erede di Luigi I amerà Lucia e Valentina Visconti - Chi è il Re Luigi a Civitate Tarenti de Tricarici? - Muoiono Re e Pietro di Lussemburgo a Bisceglie - Urbano a Nocera sceglie Raimondello contro Carlo - Carlo III è Re d'Ungheria il 31 dicembre 1385 - Re Luigi II e Giovanna II fratellastri di Carlo III
La duchesca e il testamento di Alfonso II
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2017
pagine: 144
Elementi biografici sulla duchessa Ippolita Sforza, su Giovanna d'Aragona e sui re di Napoli.
La conquista di Carlo VIII del 1495. L'Aquila, Napoli, Capua, Ischia, Salerno
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2017
pagine: 96
L'entrata di Carlo VIII in Capua e Aversa. L'ingresso a Napoli del 20 febbraio. Sosta a Poggioreale, poi a Castelcapuano. Fuoco amico sulla città dai castelli aragonesi. Ucciso il prigioniero fratello del Gran Turco. Carlo s'accorda col Papa e gli regala Benevento. Presa Castelnuovo, Spagnoli in Sicilia: accordo?. Ai Francesi piacevano le donne napoletane. Il Principe Federico tratta col nemico. Il Re è perso: tradito dal castellano di Ischia. Il nemico lascia beni a Juana che parte per Messina. L'ultima a cadere fu Gaeta. Carlo è ormai padrone e ordina le giostre. Carlo VIII prende e lascia Napoli. Federico festeggia in Puglia, ma Carlo è sul trono. L'incoronazione a Re di Napoli. Il giuramento dei baroni e le tasse. Carlo va via e non paga gli alleati. Il Viceregno francese.
La congiura dei baroni del 1485. Salerno, Lecce, Ariano, Matera
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2017
pagine: 144
L'invasione ungherese del 1348. Napoli, Benevento, Aversa, Foggia, Reggio
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Copertina morbida
editore: ABE
anno edizione: 2016
pagine: 128
Amanti e bastardi di re Ferrante il Vecchio. Da Diana di Sorrento alla duchessa di Amalfi (con ampia appendice sulla moglie Giovanna) 1465-1485
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2014
pagine: 80
Forse fu più potente del padre Alfonso d'Aragona, di certo ne seguì le orme, il pensiero. Da lui apprese l'arte della guerra e l'arte dell'amore. Le amanti furono tante e alcune divennero concubine. Re Ferrante il Pidocchio fu un giovane dalle mille energie e amò Diana Guardato lasciando Sorrento sottosopra. Da lei ebbe Ilaria, Giovanna e Maria e tutte lasciarono un fantasma: chi aleggia a Vico e chi fra Atrani e Amalfi, quasi a tandem con gli spiriti della Vicaria di Stabia. Poi il Re divenne Ferrante il Vecchio e il posto di Diana fu occupato da Giovanna Caracciolo e Donna Eularia. Altri figli, il nepotismo e storie pittoresche legate ad Enrico e al figlio cardinale avvelenati coi funghi. Altri fantasmi, altre storie. Poi il matrimonio con Giovanna III d'Aragona.

