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Civitate Frequento. L'episcopio di S. Marciano in Bivino e la contea frequentina di Ecana in Principato di NEa Hea-Apula sulla via Appia di Andria e Canosa

Civitate Frequento. L'episcopio di S. Marciano in Bivino e la contea frequentina di Ecana in Principato di NEa Hea-Apula sulla via Appia di Andria e Canosa
Titolo Civitate Frequento. L'episcopio di S. Marciano in Bivino e la contea frequentina di Ecana in Principato di NEa Hea-Apula sulla via Appia di Andria e Canosa
Autore
Collana Città scomparse del Medioevo, 4
Editore ABE
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 158
Pubblicazione 2025
ISBN 9788872976883
 
35,00

 
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Enigmi di geografia medievale: i segreti di Aeculano e Frequento. Il lavoro di Sabato Cuttrera si configura come una complessa indagine storica volta a dimostrare come la storiografia tradizionale abbia errato nel localizzare centri nevralgici dell'antichità e del medioevo. La tesi portante è che città come Eca, Aeculano, Quintodecimo e Frequento non vadano cercate nelle loro attuali collocazioni irpine, ma in un'area geografica spostata verso la Puglia, tra il Foggiano, l'Andriese e il territorio di Trani. L'Autore inizia analizzando l'eredità degli Ecani di Castelvetere, legando il culto dei "30 martiri" non a Frigento, ma alla zona di Trecento presso Lucera. In questa visione, la città di Aeculana (o Aeculano) non corrisponderebbe a Mirabella Eclano, bensì a una "città della Porta" situata sul fiume Beletro, nei pressi di Trani. Questa zona sarebbe stata il cuore del potere normanno, ospitando il Principato di Boemondo e la reggia di Roberto il Guiscardo, quest'ultima identificata nel castello di S.Giovanni a Urano presso Canosa. Un punto cruciale della ricerca riguarda la via Appia Traianea. Cuttrera sostiene che il tratto diretto a Venosa toccasse una Quintodecimo situata presso Andria e non in Irpinia. Di conseguenza, anche la Valle d'Ansanto e la celebre Mefite descritta da Virgilio andrebbero riposizionate, poiché i siti irpini mancherebbero delle caratteristiche fisiche (come la grotta e il lago) descritte nelle fonti antiche. La stessa figura di San Marciano/Martiano, tradizionalmente legata alla fondazione dell'Episcopio Frigentino, viene qui ricollocata presso Vibino (Bivino) e Arpi, dove sarebbe nata la sua vera Civitate, a sua volta confusa con la successiva San Martino di Bovino. La parte centrale del testo spiega la "metamorfosi onomastica" avvenuta tra il X e il XII secolo. L'autore descrive un processo di dissoluzione e migrazione fonetica: a causa di eventi bellici e politici, i nomi delle città si sarebbero spostati insieme alle popolazioni. La Frigento irpina sarebbe dunque una ricostruzione tardiva operata da migranti avellinesi che "esportarono" il nome dell'antica Civitate Frequentina pugliese della Torre dei Pagani verso le montagne interne. Infine, l'indagine si sposta sulla struttura delle contee sotto i re normanni Ruggero I e Ruggero II e sulla conferma dei poteri ecclesiastici. Attraverso l'analisi delle Bolle papali (da Alessandro III a Innocenzo III), l'Autore ricostruisce la frammentazione del territorio in due diversi tenimenti chiamati Frigento: uno legato a S. Croce e l'altro a S. Silvestro. Il documento si chiude delineando il ruolo della Contea dell'Aquila e la definitiva stabilizzazione dei confini tra il demanio di Castelvetere e le nuove sedi vescovili, consolidando una geografia che, pur essendo quella giunta fino a noi, avrebbe occultato le reali radici storiche dei luoghi. L'ubicazione delle antiche città altomedievali da tempo è oggetto di studi senza però avvicinarsi a quella che potrebbe essere definita come la «verità storica». Spesso si è considerato il Medioevo come un periodo dalla bassa se non nulla mobilità, correndo il rischio di allontanarsi dall'unico percorso che uno storico dovrebbe compiere, l'analisi attenta e scrupolosa delle fonti. Con il cambiare dei centri di gestione del potere, e con le continue diatribe tra sovrani, inoltre, all'arduo compito di seguire il filo di una matassa ingarbugliata, si aggiunge anche la difficoltà nel dover «rettificare» se non le considerazioni, quanto le macchinazioni, a volte divenute «vangelo», di chi spesso si è spinto in avanti per il gusto di dare una longevità storica a questa o a quella città, risultata poi omonima di un'altra, sebbene in altra provincia. L'analisi che segue, dunque, basata su bolle papali, imperiali, elenco di tasse e pergamene coeve, può aiutare a dipanare le nebbie dell'incertezza, creata dalla moltitudine di fraintendimenti, gettando luce sugli avveni...
 

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