Il labirinto è un mito subliminale, come un grembo o un mitreo di sibille politonali, e il suo percorso ha la funzione alchemica di trasmutare la realtà visiva e percettiva in nuova substantia esperienziale. In questo luogo di percezioni indistinte ed ingannevoli, il filo di Arianna che dà tregua e cura all'affanno del cammino è rappresentato dalla parola, dalla voce che si fa materia cercando di percorrere indenne le spire strette di una mente contorta ed affascinata. Il riferimento è alla parola intesa come rito di passaggio, pura magia evocativa della realtà, artificio e sacrificio praticato nel tentativo di dare vera carne all'incanto della vita. Il richiamo è alla parola ritrovata, che aspira a farsi udire da chi la pronuncia come se fosse per la prima volta. Il Cammino in questo ideale labirinto tende a poter vivere la parola come Nemesi: dea della Provvidenza che con i suoi incantesimi chiede fiducia e gratitudine; fata inquieta perché replica all'umana urgenza di creare, di appartenere in modo attivo all'universo, dando così una risposta spontanea, prima ancora che escatologica, alla paura dell'impermanenza.
Nel labirinto delle fate inquiete
| Titolo | Nel labirinto delle fate inquiete |
| Autore | Claudio Ongarato |
| Editore | Youcanprint |
| Formato |
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| Pagine | 100 |
| Pubblicazione | 01/2011 |
| ISBN | 9788866180418 |

