Pacini Giuridica: Quaderni de L'altro diritto
Lasciare una buona traccia. Per uno stile democratico dell’insegnante di diritto
Christian Crocetta
Libro: Libro in brossura
editore: Pacini Giuridica
anno edizione: 2024
pagine: 232
Chi insegna all’università può farlo in modo appassionato ed entusiasta? Perché un docente deve avere l’anima del ricercatore? E perde di autorevolezza il docente che abbandona una didattica frontale per agevolare la partecipazione degli studenti? Sono alcune delle domande che abitano questo volume, a partire dal pensiero pedagogico di Paulo Freire, John Dewey, bell hooks, don Milani ed altri “maestri” del nostro tempo, ripresi e attualizzati alla didattica del diritto nel contesto scolastico e universitario. Il saggio mette così a fuoco i limiti di pratiche di insegnamento depositarie e passivizzanti e auspica una didattica giuridica capace di valorizzare dialogo e rispetto, partecipazione e ricerca, pensiero critico e apprendimento dall’esperienza. Il testo pone attenzione, poi, alla formazione degli studenti dei primi anni dei corsi giuridici (approcci, linguaggio, argomentazione, categorie) e all’apporto didattico di sociologia del diritto e law and humanities, prima di tratteggiare una didattica del diritto con stile e finalità democratiche e come strumento primario per l’educazione civica.
Europa umana. Scritti in onore di Paulo Pinto de Albuquerque
Libro: Libro in brossura
editore: Pacini Giuridica
anno edizione: 2021
pagine: 816
Carcere senza fabbrica: povertà, lavoro forzato e welfare
Giuseppe Caputo
Libro: Libro in brossura
editore: Pacini Giuridica
anno edizione: 2020
pagine: 320
La teoria e la storia della moderna penalità sono riconducibili a due letture che si presentano come antitetiche: quelle riformiste e quelle revisioniste. Quelle riformiste vedono nella nascita della prigione, basata sulla pratica del lavoro forzato, una tappa centrale per l’adozione di un sistema punitivo “umano” volto alla correzione morale e sociale dei condannati. Quelle revisioniste considerano il carcere-fabbrica un laboratorio per la trasformazione del povero ozioso in operaio docile, individuando nel lavoro forzato carcerario uno dei tratti distintivi della penalità moderna, un dispositivo di generalizzazione della cultura borghese lavoro-centrica. Entrambi gli approcci convergono nell’enfatizzare il ruolo del lavoro carcerario, ma cadono nell’errore di privilegiare lo studio della retorica che ha accompagnato il modello di carcere rieducativo, rispetto all’esame della concretezza giuridica e sociologica del fenomeno che ha indubbi riflessi anche sul suo inquadramento teorico. "Carcere senza fabbrica", attraverso una articolata genealogia storica e socio-giuridica del lavoro forzato carcerario dallo Stato liberale ad oggi, mostra come il progetto correzionalista di assimilazione del carcere alla fabbrica sia rimasto, nel caso italiano, un dogma ideologico, presente nella retorica di alcuni dei riformatori, ma non recepito nella legislazione e tantomeno nelle pratiche di governo. Ne emerge un idealtipo di penitenziario molto lontano da quello elaborato dalla critica foucaultiana e dalla storiografia revisionista. Il sistema legale dell’esecuzione penale italiano, ieri come oggi, appare volto, secondo l’intramontabile principio di deterrenza, a perseguire, con modalità considerate come economiche ed umane, lo scopo della punizione della povertà, piuttosto che quello della sua correzione.
L'eguaglianza di genere tra mutamenti sociali e nuove tecnologie. Percorsi di diritto antidiscriminatorio
Serena Vantin
Libro: Libro in brossura
editore: Pacini Giuridica
anno edizione: 2018
pagine: 112
Attraverso una chiave di lettura giusfilosofica, il volume propone una riflessione su alcuni aspetti fondamentali del diritto antidiscriminatorio, a partire dalle questioni di genere. In particolare, mediante una specifica interpretazione dei principi di eguaglianza e di libertà personale, mira a cogliere l'impatto delle discriminazioni di genere, delle strategie di gender mainstreaming e di women's empowerment (così come stabilite dalla Conferenza di Pechino del 1995 e con riferimento a una dimensione "relazionale" dell'autonomia), nonché delle trasformazioni prodotte dalle tecnologie informatiche nei rapporti tra i sessi.

