UTET
Il circolo di poesia della Stasi. Una strana storia di spie e sonetti nel pieno della guerra fredda
Philip Oltermann
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 266
Berlino Est, 1982. Il morale della popolazione è al minimo e l’esito dello scontro fra superpotenze appare ancora incerto. Il ministero per la sicurezza di stato della Ddr è alla ricerca di una nuova arma nella guerra contro il sistema occidentale, e si fa strada un’ipotesi sorprendente: combattere il nemico attraverso rime e versi. Vagliare i messaggi e la corrispondenza dei sospetti non era sufficiente, occorreva comprendere le figure retoriche, entrare nei meccanismi poetici, padroneggiare il linguaggio segreto degli avversari per stanarli tra le pieghe dei versi e per controbattere sul piano dello stile e dell’immaginario le minacce della dissidenza. In un esperimento che oggi appare incredibile, una delle forze di polizia segreta più temibili della storia europea cercò allora di reclutare e trasformare in un’arma del regime la più vaga delle discipline letterarie. Il circolo di poesia della Stasi è la storia di un nucleo di agenti segreti che si riunirono fino alla caduta del Muro per imparare a scrivere versi lirici. Una volta al mese, nell’ala paramilitare del ministero per la sicurezza di stato ad Adlershof, un luogo così segreto da non essere nemmeno presente nelle mappe di Berlino, ex agenti, giovani reclute e veterani della Seconda Guerra Mondiale si incontravano sotto la guida del poeta Uwe Berger per imparare il pentametro giambico, gli schemi delle rime e i sonetti petrarcheschi. Man mano che si immergevano nella poesia, però, gli agenti cominciarono a mettere in discussione l’ideologia di stato: lo studio approfondito non radicalizzò in loro la linea incrollabile del Partito, ma portò alcuni membri del circolo a esprimere gli stessi dubbi che i cittadini nutrivano al di fuori della macchina burocratica. Philip Oltermann ha trascorso anni a rovistare negli archivi della Ddr, a ripescare volumi perduti di poesia da scantinati ammuffiti e a rintracciare i membri superstiti di questa società di “poeti rossi” per raccontare la straordinaria storia vera del potere di sedizione della poesia.
Logica dei paradossi. Esercizi di ginnastica filosofica ai confini del pensabile
Ermanno Bencivenga
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 197
Nel 1947 Kurt Gödel, sotto gli occhi dell’amico Albert Einstein, entrò in una pericolosa discussione con il giudice che doveva accordargli la sospirata cittadinanza statunitense. Gödel era infatti convinto che la Costituzione degli Stati Uniti, faro della democrazia, celasse in sé il germe della dittatura nell’articolo v, che regola gli emendamenti alla costituzione stessa. Giocando sul principio dell’autoreferenzialità, Gödel sosteneva che, permettendo di fatto la modifica di articoli che si presumevano immodificabili, la costituzione made in USA aprisse la strada a una possibile evoluzione antidemocratica. Al più grande logico moderno non era sfuggita, nascosta tra le righe, l’ombra del celebre paradosso del mentitore, il granello di caos che rischia di inceppare l’intero meccanismo logico delle regole. Questo, come molti altri paradossi, sembra all’apparenza quanto di più antilogico ci possa essere, la negazione stessa del ragionamento lineare. Eppure un tale scarto filosofico è la perfetta rappresentazione della ginnastica mentale che occorre per allenare la mente nella palestra della logica. Partendo da esempi concreti tratti dalla storia e dall’esperienza comune, con incursioni nell’arte, nel calcio e nella letteratura, Ermanno Bencivenga traccia un’insolita storia del pensiero attraverso i suoi inciampi, mostrandoci come i paradossi non siano uno scherzo linguistico, ma lo strumento fondante del ragionamento. In Logica dei paradossi il filosofo mette spericolatamente insieme Zenone e Kant, gli Eagles e Sartre, Locke e le barzellette su Pierino, Spinoza e i koan zen, Wittgenstein e il poker, mostrandoci come ogni occasione comune sia buona per aggiungere un tassello alla storia del pensiero, ma anche come il più piccolo esercizio mentale possa essere veicolo di complessità. Perché trovare la soluzione logica a un problema apparentemente insolubile ci permette di spostare ogni volta più in là il confine del pensabile.
Drovetti l'Egizio. L’avventurosa vita del collezionista alle origini del Museo Egizio di Torino
Giorgio Caponetti
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 278
Oltre 150 papiri, 5000 gioielli (compresi numerosi scarabei), 150 statue, decine di mummie. Questa è solo una parte del patrimonio che nel 1829 Bernardino Drovetti riportò con sé in Italia dall’Egitto, dove aveva passato gli ultimi ventisette anni della sua incredibile vita. Nato nella provincia piemontese, Drovetti si era mostrato da subito ambizioso e intraprendente. Soldato nell’esercito napoleonico impegnato in Egitto, poi ufficiale di campo del generale Gioacchino Murat durante le campagne d’Italia, nel 1802 fu mandato ad Alessandria d’Egitto, prima come viceconsole, poi come console generale di Francia incaricato di avviare dei nuovi rapporti commerciali con il Cairo. Ma Drovetti non si limitò alla sua pur prolifica attività diplomatica alla corte del viceré della Sublime Porta ottomana, Mehmet Alì Pascià. Appassionato di reperti e scavi, ancora prima che gli esploratori inglesi cominciassero le spedizioni per completare gli spazi bianchi rimasti nelle mappe del globo, si avventurò per l’Egitto a caccia di antichità e monumenti, intercettando la neonata passione europea per l’archeologia. Per anni Drovetti “l’Egizio” si destreggiò abilmente tra i rivolgimenti della storia, tra imperi che crollavano, guerre civili e abdicazioni, facendo arrivare in Italia le ricchezze che costituiscono oggi il nucleo iniziale del Museo Egizio di Torino, oltre a svariati pezzi finiti poi ad arricchire le sale del Louvre, del Neues Museum di Berlino, o le collezioni esposte a Vienna, Ginevra e Monaco.
La storia ci salverà. Una dichiarazione d'amore
Carlo Greppi
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 262
Non troverete neanche una data, in questo libro. E non è un caso. Che la storia sia fatta solo di date, archivi, pietre e polvere è un triste equivoco. Che possa essere ridotta a una noiosa materia di obbligo scolastico è un peccato mortale. Che non serva più e sia poco adatta ai tempi dei social network, è una menzogna pericolosa. La dichiarazione di amore per la storia di Carlo Greppi parte dalla passione giovanile per i pirati e i ribelli: personaggi come Robin Hood, William Wallace, Don Chisciotte e Lawrence d’Arabia. E si snoda attraverso un percorso che dalla rivolta di Spartaco arriva al crollo del Muro di Berlino, dalle Storie di Erodoto ci porta alla guerra civile spagnola, dalla vita di Gesù giunge fino all’attacco terroristico delle Torri Gemelle. Un percorso non solo indietro nel tempo, ma dritto verso il cuore che pulsa al centro del nostro bisogno, desiderio, ossessione di fare storia: cos’è il bene e cos’è il male? Chi siamo noi? Cosa avremmo fatto se fossimo stati diversi, nati in un tempo e in un luogo lontani? Era destino che le cose andassero come sono andate, o si poteva cambiare il corso degli eventi? E se è lecito rispondere a queste domande per il passato, come si può non porsele per il presente? Per farsi aiutare in questa nuova e attualissima apologia della storia, Greppi chiama a raccolta i suoi “eroi imperfetti”, da George Orwell a Simone Weil, da Jorge Semprún a Primo Levi, fino a Marc Bloch, lo storico francese del Medioevo che scelse di prolungare il proprio impegno intellettuale unendosi alla Resistenza, sacrificandosi per la nostra libertà. Perché la storia, quella autentica, deve essere etica, universale, autocritica, reattiva e partigiana – una storia che possa servirci da guida per imparare a interpretare il presente, ma soprattutto per comprendere noi stessi. Perché solo così la storia ci salverà.
La scimmia armata. L'arte della guerra e l'evoluzione della società
Peter Turchin
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 301
Nel 2010, Peter Turchin, un professore di entomologia passato a studiare la storia delle società umane, predisse, con l’aiuto dei suoi modelli matematici, che il 2020 sarebbe stato un anno di terribili tensioni sociali. Dieci anni dopo, la sua fama di Nostradamus è diventata mondiale, vista la sorprendente accuratezza delle sue previsioni. Ma è davvero possibile comprendere e predire la storia dell’uomo usando la matematica? In questo libro, Peter Turchin inizia a svelare al lettore comune i metodi e i risultati di decenni di ricerche. «L’uomo è un animale sociale», sosteneva Aristotele più di duemila anni fa. Evolutivamente parlando, in effetti, la capacità umana di lavorare insieme supera quella di ogni altra specie, e la cosa veramente stupefacente è che abbiamo iniziato la nostra rapida scalata al vertice della classifica solo negli ultimi diecimila anni, superando termiti, api e formiche, le altre (poche) specie altamente collaborative del nostro pianeta. L’evoluzione genetica forse non può spiegare fino in fondo l’anomalia che ci ha reso l’animale ultrasociale che siamo oggi, ma la cooperazione sembra essere il fondamento del nostro progresso. Appena un centinaio di anni prima di Aristotele, però, Eraclito diceva che «la guerra è il padre di tutto e il re di tutto». Ed è in effetti innegabile che la storia dell’umanità sia costellata di battaglie fratricide, violenze e genocidi, una tendenza che avrebbe dovuto essere soppressa in funzione della sopravvivenza. E invece ci intratteniamo con sport in cui la vittoria è segnata dalla prevaricazione sull’altro, creiamo sistemi economici basati su disuguaglianze di potere macroscopiche, siamo circondati dagli scontri e dalla simulazione della guerra da tutte le parti. Ma allora l’uomo è votato alla cooperazione o al conflitto? Peter Turchin trova una risposta applicando le modellizzazioni matematiche all’indagine storica e sociologica: la verità è che il grande motore dell’ultrasocialità umana, paradossalmente, è stato proprio il conflitto. È grazie alla guerra e alla competizione che si è affermato uno spirito di uguaglianza, e i nostri miracolosi poteri di cooperazione sono stati forgiati nel fuoco della lotta tra gruppi sempre più vasti e organizzati. Dagli assassini dell’età della pietra alle cattedrali orbitanti dell’era spaziale, dagli antichi re assetati di sangue al primo imperatore vegetariano dell’India, La scimmia armata ci guida attraverso la storia dell’umanità, mostrandoci le vere chiavi dello sviluppo sociale.
I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991
Paolo Nori
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 223
Quando per un viaggio organizzato si ritrova nel ruolo insolito di guida tra le strade di San Pietroburgo, Paolo Nori scopre che i turisti sono più interessati a visitare la casa dove nella finzione abitava il protagonista di "Delitto e castigo" che non la sede della polizia dove Dostoevskij fu nella realtà processato. E d'altra parte è per noi più reale Anna Karenina delle sue contemporanee in carne e ossa, perché come diceva Sklovskij: «Quello che c'è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sui giornali e nelle enciclopedie». Così, dopo quarant'anni di frequentazione, tra libri letti, amati e tradotti, Nori scrive il suo "Corso sintetico di letteratura russa", che di accademico ovviamente non ha nulla. Esilarante e rocambolesco, sbilenco e a suo modo intimo, passa in rassegna le idiosincrasie e il genio dei grandi autori: da Puskin che per primo e forse per caso abbandona l'aristocratico francese per scrivere «nella lingua dei servi della gleba», creando di fatto il romanzo russo, a Erofeev che in piena dissoluzione dell'Urss riempie di bestemmie un capitolo del suo Mosca-Petuski, mettendo però cortesemente in guardia le lettrici; da Tolstoj che in una lettera dice di non poterne più di scrivere «la noiosa, la triviale Anna Karenina» a Dostoevskij che si considera «un uomo felice che non ha l'aria contenta»; da Gogol' che dopo ogni (supposto) fiasco fugge all'estero fino a Brodskij che si fa dettare dall'agente del Kgb il motivo della sua stessa richiesta di espatrio. Eppure se anche davvero "I russi sono matti", hanno creato in appena due secoli una delle più grandi letterature mai esistite, capace di cogliere l'umorismo tragico dell'esistenza e di togliere l'"imballaggio" alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica perduta nell'uso, di cogliere l'intraducibile byt (diciamo per semplicità: la vita) nel suo farsi, di costruire romanzi pieni, come diceva un detrattore di Puskin, di «scenette insignificanti da vite insignificanti», ma che forse proprio per questo ancora oggi ci sembrano più veri del vero.
Non si può più dire niente? 14 punti di vista su politicamente corretto e cancel culture
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 256
Proposte di legge per contrastare le discriminazioni, discussioni parlamentari sui sostantivi femminili, regolamenti aziendali che sanzionano comportamenti inappropriati, circolari scolastiche su tematiche di genere, partite sospese per cori razzisti. Da tempo i temi distinti ma incrociati di politicamente corretto e cancel culture sono all’ordine del giorno, investendo la sfera privata e quella pubblica, i litigi in famiglia o tra amici e le prese di posizione su giornali cartacei, programmi televisivi, podcast, blog, riviste online e social network. Sono temi che spopolano proprio sui social, dove macinano commenti e polemiche, creando una frattura in un certo senso politicamente inedita: nella contrapposizione tra chi nega l’esistenza della cancel culture e chi si lamenta che “non si può più dire niente” non viene per forza ricalcato il dualismo classico tra sinistra e destra, o tra progressisti e conservatori. Vediamo infatti che il licenziamento di un attore o il macero di un libro innescano discussioni infuocate anche tra persone che su molti altri temi (economici, politici, sociali) sono perfettamente d’accordo. Che cosa sta succedendo? Mentre i media cavalcano il dibattito rilanciando pseudonotizie acchiappaclick su censure a Omero o Biancaneve, la contrapposizione tra i fronti si consuma per lo più in litigate pubbliche sui social o singoli interventi lanciati online o offline come una voce nel deserto, attorno a cui si rinserrano i ranghi della rispettiva fazione. Ognuno finisce sempre così per parlare ai convertiti, senza che si costruisca un dibattito che sia anche un dialogo costruttivo. Come antidoto alla polarizzazione, in questo libro si incontrano idealmente quattordici persone che non sono affatto d’accordo tra loro, ma sono disposte a sedersi a un tavolo di confronto. Ognuna ha scelto di inquadrare il tema secondo i suoi campi di interesse, le sue esperienze e professionalità: linguistica, televisione, comicità, filosofia, storia, sociologia, teatro, pedagogia, politica e quant’altro. Così, nel cercare una risposta alla domanda Non si può più dire niente?, questi quattordici punti di vista aprono inevitabilmente ad altre domande e risposte, che restituiscono complessità al nostro intricato presente. Autori: Matteo Bordone, Elisa Cuter, Federica D’Alessio, Giulio D’Antona, Federico Faloppa, Liv Ferracchiati, Vera Gheno, Jennifer Guerra, Christian Raimo, Daniele Rielli, Cinzia Sciuto, Neelam Srivastava, Laura Tonini, Raffaele Alberto Ventura.
Storia dei templari in otto oggetti
Franco Cardini, Simonetta Cerrini
Libro: Copertina rigida
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 365
Gerusalemme, 1120: nel cielo chiaro del mattino, dove prima risuonava il canto del muezzin, ora vibrano i rintocchi bronzei della campana del Tempio di Salomone. In questo luogo mistico, crocevia dei fedeli di varie confessioni, hanno da poco preso dimora i chierici guardiani dei caravanserragli e delle vie di pellegrinaggio verso la Città Santa. Da questa nuova casa hanno tratto il nome: templari. Ma di quella campana che tenne a battesimo i milites Christi oggi non resta che una fotografia in bianco e nero, scovata tra le carte d'archivio ora al museo Rockefeller. Con questa campana comincia la Storia dei templari in otto oggetti di Franco Cardini e Simonetta Cerrini, entrambi convinti che la Storia non si trovi soltanto racchiusa nei libri, ma anche e forse soprattutto nei reperti che il tempo lascia dietro di sé. Così una chiave, un cucchiaio, un sigillo, una formula magica, un reliquiario, un portale si rivelano scrigni prosaici di verità liberate dalla polvere del passato, dalle incrostazioni delle leggende. Questi oggetti raccontano in modo nuovo e originale la vicenda dei templari, ripercorrendone gli snodi principali e le sottotrame più segrete: conosceremo la reliquia della Vera Croce rubata da un sacerdote che, pentito, decide di lasciarla in custodia ai templari di Brindisi prima di essere gettato tra le onde; seguiremo le rocambolesche peripezie di Ruggero di Flor, il templare che si fece corsaro, e assisteremo alla retata francese in cui furono catturati più di mille milites tra cui Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell'ordine. Risolveremo l'enigma dell'architettura templare, scopriremo che cosa aprivano le chiavi del Tempio e che cosa significa l'immagine dei due cavalieri sul loro misterioso sigillo; vivremo la quotidianità dei riti del cibo e del vino, la fedeltà che legava ogni templare al suo cavallo. Infine, sulla scia delle fantomatiche logge massoniche e rosacrociane, evocheremo la resurrezione postuma del loro mito tra verità e mistero, complotti e chimere, tutto infuso idealmente nell'ultimo oggetto, una preziosa tiara neotemplare del XIX secolo. Con rigore storiografico e viva curiosità, Cardini e Cerrini guidano il lettore tra le teche illuminate di un museo ideale, mostrando ancora una volta come la Storia si nasconda nei dettagli, spesso superando di slancio la fantasia dei romanzi.
Tra scienza e politica. Una autobiografia
Gianfranco Pasquino
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 270
Gianfranco Pasquino nei suoi primi lunghi ottant'anni di vita e attività è stato molte cose: allievo ed erede di Norberto Bobbio e Giovanni Sartori, docente a Harvard, editorialista nei principali quotidiani, ospite impertinente dei talk show, ma anche “quasi sindaco” di Bologna – candidatura avventurosa, per la quale nutre qualche rammarico. Però sono più numerose le gioie, le soddisfazioni e le vicissitudini a lieto fine dentro questa autobiografia, in cui Pasquino dipana il filo della memoria Tra scienza e politica, con sapienza e leggerezza. Lo vediamo muovere i primi passi accademici a Torino, nelle aule universitarie che Nicola Abbagnano disertava senza avvisare, sostituito prontamente da un giovane assistente sconosciuto che iniziava gli studenti alla semiotica (era Umberto Eco). Lo seguiamo poi negli Stati Uniti, dove ha la fortuna di approdare da ragazzo durante anni cruciali per la storia mondiale: siamo accanto a lui quando, allo scoppio delle tensioni per la guerra in Vietnam, durante un incontro con Robert F. Kennedy non riesce a trattenersi dal porgli una domanda scomoda sulle lacune delle indagini riguardanti la morte del fratello JFK. E via via lo ritroveremo poi coordinatore del Dizionario di politica diretto da Bobbio e Matteucci, frequentatore dei college di Oxford e Cambridge (ma anche dell'Old Trafford), testimone della fine del Pci al congresso di Rimini, sostenitore di Napolitano al Quirinale (che nel ringraziarlo via mail sembrava tuttavia declinare l'invito, dicendosi umilmente «lieto della mia carica di senatore a vita»), animatore di riviste e pungolatore di avversari, arguto elzevirista e soprattutto fedelissimo tifoso del Toro. Non mancano infatti i ricordi personali e le persone importanti della sua vita privata, sfiorata con il pudore che si confà a un torinese doc. Tra un seminario di Norberto Bobbio, un dissidio con Eugenio Scalfari e una stoccata a Matteo Renzi, Pasquino si dimostra tuttora un politologo «troppo imprevedibile» (come lo definì polemicamente Ferruccio de Bortoli), che non si è limitato a studiare, ma si è impegnato in politica e in parlamento per contribuire a cambiare l'Italia. Un intellettuale outsider tra le circostanze del destino, che grazie a una intelligenza affilata e a occasioni fortunate (nonché a una notevole dose di autoironia) si è ritrovato non solo testimone d'eccezione, ma comprimario illustre del secondo Novecento.
Il lungo Covid. La prima indagine sulle conseguenze a lungo termine del virus
Agnese Codignola
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 231
Che cosa succede quando il Covid non passa? Nonostante la guarigione certificata dai tamponi, almeno un paziente su dieci continua a lamentare sintomi riconducibili all'infezione da Sars-CoV-2. Questa sindrome si chiama Long Covid. Dall'attuale pandemia di Covid-19 alle cronache della Spagnola e altre celebri epidemie: un'indagine inedita tra medicina, biologia e storia, sulle tracce degli effetti a lungo termine del virus sul nostro corpo. Dopo due anni, il mondo sta imparando a contrastare il Covid-19, e soprattutto a conviverci. Ma c'è un'ombra sul nostro futuro, finora ignorata in nome dell'emergenza: tra i pazienti ufficialmente guariti, uno su dieci (secondo alcuni studi addirittura uno su tre) non esce di fatto dalla condizione di malattia. Affaticamento estremo, difficoltà di concentrazione, dolore al petto, deficit polmonari, persino lo sviluppo di malattie autoimmuni come il diabete: il cosiddetto “Long Covid” è una sindrome mutevole con oltre duecento sintomi diversi. E, al contrario di quel che si potrebbe pensare, colpisce soprattutto chi ha contratto la forma lieve dell'infezione, compresi bambini e ragazzi. Agnese Codignola, giornalista scientifica e farmacologa di formazione, ricostruisce questa storia, che in un certo senso è il paradigma di tutte le storie di nuove malattie sconosciute: all'inizio i medici non credono ai pazienti “guariti”, riconducendo i sintomi persistenti a somatizzazioni e generiche isterie. Proprio dalle loro testimonianze Codignola inizia allora la sua indagine, aggirandosi tra questi fantasmi del presente: milioni di persone in tutto il mondo che, dal basso, combattono perché una malattia dai contorni nebulosi venga riconosciuta come sindrome specifica da studiare e, se possibile, curare. Inoltrandoci tra gli indizi, però, e mettendo a confronto i dati delle prime ricerche di laboratorio, scopriamo che pur nella novità il Long Covid assomiglia ad altre sindromi del passato, come la pandemia di encefalite letargica che si diffuse poco prima della Spagnola, a inizio Novecento. O come la misteriosa sindrome che colpì le infermiere di Los Angeles tra il 1934 e il 1935. C'è forse un pattern nei meccanismi delle grandi pandemie virali della storia? Che cosa fanno davvero i virus al nostro sistema immunitario? Dopo aver raccontato giorno per giorno gli sviluppi della pandemia di Covid-19 per “Il Sole 24 Ore”, Agnese Codignola conduce la prima indagine documentata sulle conseguenze a lungo termine del virus. Perché, se non ci diamo da fare subito, il lungo Covid rischia di essere la prossima emergenza sanitaria globale.
Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma
Nello Trocchia
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 181
È il 20 agosto 2015 quando per la prima volta l’Italia si accorge dell’esistenza del clan Casamonica. I petali piovono sul piazzale davanti alla chiesa di San Giovanni Bosco, mentre le note del Padrino accompagnano l’arrivo di una carrozza funebre scortata dai vigili urbani. Sulla facciata della chiesa, c’è un grande ritratto di Vittorio Casamonica su cui campeggia la scritta “Re di Roma”. Da allora, abbiamo visto al telegiornale video di pestaggi efferati, giornalisti minacciati e percossi, ruspe e abbattimenti nelle periferie romane. Eppure a Roma tutti conoscono i Casamonica già da decenni. Sono sempre stati lì, piccoli faccendieri durante il dominio della Banda della Magliana, amici di boss che arrivavano dal sud in cerca di un porto sicuro all’ombra del Cupolone, o di politici e uomini dello spettacolo bisognosi di droga o di un prestito. Per tutti sono i Nullatenenti, gli zingaracci. Mentre le istituzioni si limitavano a derubricarli a fenomeno minore, i Casamonica prosperavano: sulle minacce e la violenza cieca hanno edificato un impero fatto di discoteche, locali, palestre, concessionarie di lusso e ville sontuose. Si sono accreditati come agenzia criminale di servizi, vera e propria cerniera tra il mondo di sotto, della periferia disagiata, e il mondo di sopra, dei circoli esclusivi ai Parioli e dei salotti bene di Via Veneto. Partendo da testimonianze inedite e resoconti giudiziari, Nello Trocchia costruisce l’inchiesta: il primo ritratto della famiglia criminale a capo di Roma. Districandosi nel complesso albero genealogico raccoglie le storie di boss pittoreschi e spietati, e di donne feroci e manesche; di vittime coraggiose e di uomini che, nonostante abbiano perso tutto, vivono ancora nel terrore della famiglia. Il risultato è una radiografia impietosa di una città in fin di vita, invasa di metastasi in ogni organo, in ogni tessuto: una malattia estesa, a cui lo Stato non sembra capace di trovare rimedio.
Senza distogliere lo sguardo. Una storia di impegno civile
Antonio Silvio Calò
Libro: Copertina rigida
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 116
Tutti abbiamo visto le immagini dei corpi dei migranti che galleggiavano nel Mediterraneo, i bambini morti sulle spiagge, i visi smagriti e timorosi di chi ha messo la propria vita nelle mani del mare, sognando di navigare verso un paese capace finalmente di restituirgli sicurezza e dignità. Nel 2015, davanti all'ennesima macabra cronaca di un disastro, Antonio Silvio Calò ha sentito la sua coscienza gridare. Voltarsi dall'altra parte non era più possibile. Mentre la politica si divideva tra indignato immobilismo e odio virulento, Calò e la sua famiglia hanno deciso di aprire la propria casa a sei migranti. Da quel momento la loro vita è cambiata in modo radicale. La conoscenza dei ragazzi e lo studio di un programma di inserimento sono andati nel corso degli anni di pari passo con un'attenta riflessione sui concetti di accoglienza e integrazione, libertà e privilegio. Premiato dal presidente Mattarella con la croce al merito, nominato Cittadino europeo dell'anno nel 2018, Calò, professore di storia e filosofia, attraverso la sua esperienza ricostruisce un decalogo civile, una nuova educazione pubblica, indissolubilmente legata alle nostre radici cristiane, in cui lo stato di diritto non travalica mai l'empatia, in cui l'indifferenza non è più un'opzione.

