Officina Libraria
Michelangelo e le finestre inginocchiate
Amedeo Belluzzi
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 240
La ricerca prende spunto dalle finestre che Michelangelo realizza durante la prima fase della sua carriera architettonica nell’angolo di palazzo Medici a Firenze, dove sono chiuse le arcate della loggia quattrocentesca. Durante il XVI secolo si dicono inginocchiate le finestre al piano terreno con le inferriate in aggetto e davanzali sorretti da mensole che, oltre al caratteristico profilo a S, possono assumere un’ampia gamma di configurazioni e un’estensione variabile: un tipo di finestre che non ha precedenti nell’architettura antica e non compare nei trattati rinascimentali. L’approfondimento di varie questioni relative alle inginocchiate medicee, dalla cronologia agli studi grafici, è la premessa per il loro inquadramento critico nell’esperienza architettonica di Michelangelo. Sono inoltre indagati i riflessi dell’inserimento di ampie finestre nel registro inferiore: una novità per i palazzi fiorentini, che valorizza il piano terreno dal punto di vista funzionale e ornamentale. Lo studio dei manufatti che schermano le aperture, come inferriate, gelosie, scuri, impannate, vetrate, si collega alla particolare attenzione riservata alle relazioni percettive fra esterno e interno, incentrate sul tema della riservatezza. Le inferriate sporgenti favoriscono gli affacci, ma le convenzioni sociali limitano la presenza delle donne alle finestre. L’interrogativo se Michelangelo abbia progettato altre finestre di questo genere risulta controverso e riguarda soprattutto porta Pia a Roma. Le inginocchiate ottengono una limitata diffusione a livello nazionale, mentre la loro fortuna si consolida nel tempo a Firenze, dove diventano un motivo caratteristico dell’ambiente urbano e costituiscono occasioni propizie per reinventare i prototipi di Michelangelo.
I cantieri in Europa nel Cinquecento: architettura e decorazione. Volume Vol. 1
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 298
Nello sviluppo storico del cantiere cinquecentesco architettura e decorazione costituiscono un imprescindibile binomio, due aspetti complementari non soltanto dal punto di vista materiale. A Roma nel corso del XVI secolo tale interazione diventa dominante e assume caratteri nuovi: la pluralità di competenze, prevista fin dalle prime fasi progettuali, e la collaborazione tra i diversi artefici, la coesistenza di tradizioni tecniche e stilistiche di diversa provenienza geografica e una nuova organizzazione del lavoro, rendono il cantiere lo scenario principe nel quale misurare prima l’emergere, poi l’affermarsi, infine il declinare di nuovi linguaggi lungo il XVI secolo. "Il cantiere nel Cinquecento: architettura e decorazione. I. Roma" è concepito come prima tappa di un progetto che intende rileggere la storia del cantiere architettonico e artistico del XVI secolo. Attraverso casi di studio particolarmente eloquenti il volume mira a una rilettura delle imprese romane nella loro cornice storiografica e a una nuova raccolta ed elaborazione di dati su tecniche, soluzioni e materiali impiegati, con l’intento di avviare un’inedita riflessione sull’interazione tra questi aspetti. Oggetto della ricognizione è dunque lo studio delle dinamiche di funzionamento dei cantieri nei loro esiti tecnici e formali, al fine di riflettere sul processo con cui si affermarono modelli destinati a una diffusione europea.
Raphael painter and architect in Rome
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 96
In occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) si propone un testo per scoprire dipinti e architetture eseguiti a Roma dall’arrivo nell’Urbe nel 1508 alla morte nel 1520. Aggiornate e complete dei dati essenziali, le schede esplicative illustrano l’ampio ventaglio della produzione matura del Raffaello pittore, dagli affreschi alle pale d’altare ai ritratti eseguiti per Roma o oggi lì conservati, e permettono di individuare e di comprendere le tracce dell’attività del Raffaello architetto. Si svolge attraverso le opere il racconto dell’appassionante stagione romana dell’artista, impegnato nel continuo rinnovamento del proprio linguaggio di pittore nel dialogo travolgente con Michelangelo, nella gara con Sebastiano del Piombo, nella spinta possente delle sollecitazioni fornite dal repertorio antico della scultura, nel nuovo impegno come caposcuola, alla guida di una bottega che farà da modello per tutto il secolo e oltre, e si segue il definirsi proprio a Roma dei suoi interessi di architetto e degli obiettivi che egli matura sul fronte dell’architettura moderna su sollecitazione di Bramante e poi di altri, nella sfida costituita dal confronto con i resti degli edifici antichi, in uno scambio costante con gli umanisti, come Pietro Bembo e Fra Giocondo, suoi ferventi interlocutori, committenti, sostenitori. Il testo non trascura di segnalare le opere non accessibili legate all’operato del Sanzio, quali, in Vaticano, le Logge o l’Appartamento del cardinal Bibbiena, o quelle che da architetto egli non poté realizzare ma di cui ci restano suoi progetti, o che vennero distrutte (Palazzo Branconio dell’Aquila), e dedica un’attenzione speciale, per la forza del suo rapporto con il presente, alla lettera a Leone X scritta da Raffaello e da Baldassarre Castiglione, riconosciuta come primo documento di una consapevole riflessione sull’urgenza della conservazione dell’architettura e dell’arte del passato alla quale oggi più di allora siamo chiamati a rispondere.
La Germania di Tacito da Engels al nazismo
Luciano Canfora
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 88
Studiare la ricezione della Germania di Tacito consente di capire aspetti cruciali della formazione della coscienza nazionale tedesca. In questo libro Luciano Canfora prende in esame la fortuna dell’opuscolo tacitiano nella cultura tedesca tra il 1871 e l’avvento del nazismo al potere. «Con propositi e orizzonti diversi», spiega Canfora nella Nota posta in apertura a questa nuova edizione, «sia Engels che, per parte loro, alcune frange dell’/élite/ nazionalsocialista» guardarono alla Germania tacitiana allo scopo di «liberarsi di Roma». Ad accomunare tali sforzi di appropriazione di segno opposto c’era il comune rifiuto di un’«oppressione che si era riproposta in varie forme nel corso del tempo, fino all’esperimento ambiguo dell’impero francese del primo e del secondo Bonaparte. Ma anche questa reazione», ricorda Canfora, «poteva, a sua volta, assumere connotazioni ambigue – e brutalmente razziali – come accadde appunto nella mitizzazione degli “antichi Germani” da parte delle SS di Himmler, infaticabile e insoddisfatto cacciatore del manoscritto Balleani della Germania tacitiana».
Tra Rivoluzione e Risorgimento. Repertorio delle opere stampate a Milano (1796-1848)
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 1052
Il volume fornisce un elenco di tutte le opere stampate a Milano in un periodo cruciale della storia della città e della stessa penisola. L’arco temporale considerato, tra la fine dell’Antico Regime e l’inizio della Primavera dei popoli, vide la città trasformarsi da centro librario marginale, con una produzione numericamente limitata e principalmente di natura religiosa ed encomiastica, in un vero e proprio punto di riferimento in ottica nazionale. La stagione aperta con il 1796 rilanciò l’attività editoriale di Milano, inserendo la città all’interno dei più importanti flussi librari europei. Come è avvenuto questo cambiamento? Quali attori economici, culturali e politici ebbero un impatto su tale processo? Quali furono le opere a stampa che contribuirono a costruire l’universo culturale della modernità? Il senso di questo repertorio è da ricercarsi negli elenchi di libri qui raccolti per la prima volta, divisi per editore, ai quali si aggiungono schede biografiche utili a ricostruire e tracciare l’attività di ogni singolo stampatore-libraio-editore. I tre saggi introduttivi che li accompagnano hanno lo scopo di inquadrare e contestualizzare le liste, fornendo al ricercatore alcuni strumenti di lettura per aprire uno sguardo nuovo sull’argomento.
La spada e la memoria. Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino: i condottieri del Duomo di Firenze fra storia, arte e conservazione
Libro: Libro rilegato
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 128
Nel Duomo di Firenze i laici non avevano diritto alla sepoltura, a meno che non si trattasse di personalità di spicco, che per particolari benemerenze avessero meritato il pubblico riconoscimento di eroi della patria. È il caso di due grandi condottieri, l’inglese John Hawkwood (alias Giovanni Acuto) e il marchigiano Niccolò da Tolentino, che fra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento perirono mentre erano al servizio della repubblica gigliata. Tuttavia la riconoscenza di Firenze andò oltre l’assegnazione del prestigioso luogo di sepoltura, giacché a distanza di pochi decenni la rappresentazione dipinta dei loro cenotafi, sormontati dalle loro figure a cavallo, fu commissionata a due grandi artisti come Paolo Uccello e Andrea del Castagno, i cui rispettivi capolavori a fresco decorano ancora oggi la parete sinistra di Santa Maria del Fiore. Nelle pagine di questo libro l’analisi storico-artistica e la ricostruzione della vicenda conservativa dei due dipinti si uniscono nel richiamare l’attenzione sulla loro straordinaria «capacità di esprimere la valenza non solo civica ma perfino patriottica della cattedrale fiorentina».
Une passion italienne. Les Jacquemart-André collectionneurs
Giancarla Cilmi
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 492
«Una risorta casa del Rinascimento italiano» è il titolo che lo storico dell'arte italiano Lionello Venturi diede all'articolo che pubblicò nel 1914 in occasione dell'inaugurazione del museo Jacquemart-André. Édouard André (1833-1894) proveniva da una famiglia di ricchi banchieri protestanti. La sua ricchezza e le sue conoscenze gli permisero di diventare rapidamente un amateur il cui gusto, come era noto a tutti i protagonisti del mondo artistico del tempo, divenne sempre più raffinato. Nélie Jacquemart (1841-1912), di origini modeste, raggiunse il successo grazie al suo talento di ritrattista. Nulla sembrava unire queste due personalità così diverse. Tuttavia, dopo il loro matrimonio nel 1881, la loro passione per il Rinascimento italiano li spinse a creare un museo privato unico nel loro hôtel particulier parigino al 158 di Boulevard Haussmann - come faranno in seguito all'Abbazia Reale di Chaalis - dove dipinti, sculture e oggetti d'arte contribuivano a ricreare l'atmosfera di un palazzo fiorentino del XV secolo. Per quasi trent'anni, grazie ai numerosi viaggi in Italia, la famiglia André strinse legami d'affari e di amicizia con i più famosi antiquari italiani, tra cui Stefano Bardini e Michelangelo Guggenheim, e coltivarono rapporti stretti con i maggiori esperti dell'epoca, come Wilhelm von Bode e Georges Lafenestre, che li aiutarono ad acquistare più di 2.500 opere dai principali centri artistici italiani. Questa collezione, simbolo di una raffinata eleganza, unica ancora oggi, fu lasciata in eredità all'Institut de France nel 1912, con l'obiettivo di farne un museo aperto al pubblico. Attraverso l'analisi del modus operandi della coppia, supportata dallo studio di numerosi documenti (lettere, fotografie, fatture d'acquisto, contratti) conservati negli archivi del museo parigino e in quelli dei loro corrispondenti italiani, questo libro cerca di gettare nuova luce su questa magnifica collezione.
Robert Klein. A meteor in art history and philosophy. Ediz. italiana, inglese e francese
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 400
Sebbene Robert Klein (1918-1967), noto per la sua erudizione e l'originalità della sua ricerca, sia stato una figura capitale, se non addirittura paradigmatica, per il campo della storia dell'arte del XX secolo, non è ancora stato dedicato uno studio approfondito alla sua opera. Klein già negli anni Cinquanta si impegnò a ripensare lo studio dell’arte del Rinascimento a partire dalla nozione aristotelica di technè, molto prima che questo ramo degli studi prendesse piede e in controtendenza rispetto alla consolidata connessione tra produzione artistica rinascimentale e ideali neoplatonici. Per lui, l'opera manierista era destinata a creare stupore e meraviglia, invitando lo spettatore a interrogarsi sul processo tecnico: una combinazione di intelligenza e abilità manuale, che ne ha reso possibile la realizzazione in questa forma specifica. Come testimoniano le carte e i manoscritti inediti recentemente scoperti, la technè e il Manierismo sono state ben lungi dall'essere le uniche preoccupazioni di Klein, che con grande originalità si è occupato di numerosi altri temi, tra questi l'arte mnemonica, il paragone, il sogno e la responsabilità. Questo libro, frutto di un convegno organizzato nel 2018 da Villa I Tatti, dal Kunsthistorisches Institut di Firenze e dall'Institut national d'histoire de l'art (INHA) di Parigi per il centenario dalla nascita, fa luce sulle ricerche e sul percorso intellettuale di un importante storico dell'arte e filosofo del secolo scorso.
Dürer e gli altri. Rinascimenti in riva all'Adige. Catalogo della mostra (Trento, 6 luglio-13 ottobre 2024)
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 472
Johannes Cochlaeus nella sua Brevis Germaniae Descriptio rammentava nel 1512 che «Trento è la frontiera della Germania verso l'Italia, dove gli abitanti parlano la lingua italiana e la tedesca». Su questa frontiera, e sugli scambi artistici che ne sono nati durante il Rinascimento, il Castello del Buonconsiglio organizza una grande mostra per festeggiare il centenario della sua istituzione come museo (1924-2024). Il passaggio di Albrecht Dürer in Trentino, avvenuto nel 1494-1495, costituisce un episodio di grande rilevanza nella carriera del maestro norimberghese e nelle dinamiche dei rapporti artistici fra la Germania e l’Italia, lasciando tracce non indifferenti nella regione di Trento e nei territori dell’Adige. La mostra con il suo catalogo si propongono di visualizzare la presenza – fugace ma particolarmente significativa – di Dürer in Trentino con disegni, acquerelli, incisioni e dipinti, evidenziando come, e in quali modi, la sua arte abbia stimolato gli artisti locali a trovare nuove forme espressive. Sarà poi l'occasione per registrare la presenza di altri artisti d’oltralpe nel territorio, come Martin Schongauer e Friedrich Pacher, oltre a ricostruire l'attività dei coevi pittori italiani, quali Marcello Fogolino, Girolamo Romanino e Dosso Dossi, attivi al servizio del vescovo Bernardo Cles, promotore della costruzione e della decorazione del Magno Palazzo al Castello del Buonconsiglio e consigliere di Massimiliano I, presso cui prestò servizio lo stesso Dürer.
Raffaello. 500 anni dopo
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 424
A partire dal centenario del 1983, che segnò una svolta importante nella storia degli studi sul maestro urbinate, quasi tutte le opere di Raffaello sono state oggetto di nuove ricerche, di indagini scientifiche e di restauri. Il catalogo delle opere dell’artista estremamente ridotto negli studi tra Otto e Novecento per via di una visione troppo restrittiva e unilaterale (Raffaello come pittore della grazia e dell’armonia) si è allargato recuperando tutta la fase finale della sua carriera, che i contemporanei avevano vissuto come un apice ineguagliabile, ma che il gusto romantico e purista aveva rifiutato, distribuendo le opere tra allievi e collaboratori. Si è così restituita la titanica complessità dell’artista, che è tornato a essere considerato uno dei più straordinari innovatori di tutti i tempi, e si sono affermate nuove tecniche di indagine, comprendendo meglio l’utilità dello studio delle tecniche e delle pratiche esecutive di quella che sarà una bottega esemplare non solo per i contemporanei, ma anche per i secoli a venire. Il convegno Raffaello 1520-2020, organizzato dall’Università della Campania «Luigi Vanvitelli», in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, si è proposto di offrire un'occasione di confronto tra i maggiori studiosi europei del maestro urbinate e di consentire una riflessione e una discussione comune su alcuni dei temi principali emersi in questi decenni di studi e delle numerose prospettive di ricerca aperte.
La villa Altoviti ai Prati di Castello. Eclissi di un paesaggio fluviale
Alice Silvia Legé
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 228
Nel 1524 il banchiere fiorentino Bindo Altoviti acquista per sé e per i suoi «heredi una vigna posta dierto a Castel Santo Agnolo», presso un’ansa del Tevere che si affaccia strategicamente verso il porto di Ripetta. Circondato da vigneti, canneti e orti, il casino nobile e il suo giardino si incardinano in una struttura composita, nobilitata da una loggia affrescata da Giorgio Vasari nel 1553. Mai completamente indagata dalla critica, villa Altoviti fu gravemente danneggiata da un incendio durante l’assedio del 1849 alla neoproclamata Repubblica Romana. Il ritrovamento di due inventari, integralmente trascritti in appendice, permette al volume di ripercorre la storia della proprietà, fino alla sua definitiva scomparsa, quale vittima dell’urbanizzazione selvaggia che seguì l’Unità d’Italia. Elemento focale nel paesaggio rurale del Tevere, villa Altoviti rivaleggiava con la più nota proprietà di Agostino Chigi, l’attuale villa Farnesina. Alla fortuna iconografica della riva del Tevere ai Prati di Castello, luogo di promenades e oggetto di interesse vedutistico, è dedicato il saggio di Alessandro Cremona, storico dell’arte e dei giardini, che, attraverso la ricognizione del cospicuo materiale figurativo prodotto tra Sei e Ottocento, ne evidenzia le singolarità ricostruendo le vicende della limitrofa villa di Montesecco, aneddoticamente identificata come la casa di Claude Lorrain.
Torino operaia e fascismo. Una storia orale
Luisa Passerini
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2024
pagine: 276
Questo libro, pubblicato per la prima volta quarant’anni fa e tradotto in inglese pochi anni dopo, è basato sulla memoria di circa settanta donne e uomini nate/i tra il 1884 e il 1922, intervistate/i nella seconda metà degli anni settanta, comparata con una serie di fonti d’archivio (rapporti di polizia, cinegiornali dell’Istituto Luce, documenti giudiziari). I protagonisti, appartenenti alla classe operaia torinese, raccontano la loro visione della vita, della storia, di se stessi, evocando il periodo fascista e il rapporto ambivalente tra Mussolini e le masse. Si delinea così un quadro multiforme della Torino operaia degli anni venti e trenta nel secolo scorso: i divertimenti e le canzoni popolari, la condizione delle donne, l’atteggiamento verso i meridionali, la religione, il fascismo nella vita di tutti i giorni. Ne emerge un quadro di piccoli episodi di «resistenza» quotidiana come graffiti e scherzi, una cravatta rossa o una vecchia canzone socialista, ma anche da eventi traumatici come l’aborto, unico mezzo di controllo della fertilità largamente disponibile ancorché clandestino. Un capitolo finale è dedicato a un evento «mitico» della Torino operaia e antifascista: il silenzio degli operai della Fiat in risposta al discorso del duce, nel corso dell’inaugurazione della Fiat Mirafiori nel 1939. Il testo combina approcci mutuati dalla storiografia, dall’antropologia, dalla psicologia e dalla microsociologia, offrendo un ampio spettro di forme narrative e metodologiche e una riflessione sui meccanismi della memoria e sul suo rapporto con il presente in cui è elaborata. La sua riproposta invita ad attualizzare il ruolo centrale di una categoria politica e sociale come la vita quotidiana in quanto luogo privilegiato della soggettività, e a prendere in considerazione quanto i «grandi mutamenti» devono a «decisioni individuali».

