Einaudi
Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino
Carlo Verdelli
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
Un magistrale reportage narrativo, in forma di pamphlet, che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare e sulle conseguenze del capitalismo digitale. Una dodicenne partecipa a una sfida lanciata sui social, va a scuola con una borraccia piena di vodka e finisce in coma etilico. Un bambino, scrollando TikTok, si imbatte in un gioco che consiste nel prendere più pastiglie di paracetamolo possibile e finisce in ospedale. La maestra di una scuola elementare muore in un incidente stradale causato dall’autista del pullman su cui viaggiava: l’uomo, invece di guardare la strada, digitava sul cellulare. Attraverso storie come queste a tratti scioccanti, Carlo Verdelli racconta una rivoluzione, quella dei telefonini e delle loro applicazioni, che sta modificando nel profondo tanto gli adolescenti quanto gli adulti. E della cui pericolosa enormità – anche per le ingerenze della tecnologia nella politica – nessuno sembra volersi occupare. «La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza».
Sull'antisemitismo
Mark Mazower
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 384
Di cosa parliamo, storicamente, quando parliamo di antisemitismo? Si può difendere l’idea di uno Stato palestinese o attaccare le politiche israeliane senza essere etichettati come antisemiti? Essere critici verso il sionismo rende automaticamente antisemiti? È consentito paragonare Israele al Sudafrica o, se vogliamo, al Terzo Reich? Gli ebrei possono dire cose che i non ebrei non possono dire? Chi può parlare a nome degli ebrei e chi no? Viviamo in una tempesta perfetta di incomprensione che soffoca il dibattito e inibisce una discussione ragionevole – oltre a impedire qualsivoglia autentico progresso. Mark Mazower ci mostra in modo chiaro e accurato come siamo arrivati a questo punto, cercando di fare luce piuttosto che attribuire colpe e responsabilità. Nel 1879 il giornalista tedesco Wilhelm Marr annunciò la nascita di una Lega degli antisemiti che si proponeva di impedire che agli ebrei fosse concessa una piena uguaglianza giuridica. Fu coniato così un sostantivo astratto: «antisemitismo». Il termine si è poi tristemente diffuso a livello globale con l’ascesa di Adolf Hitler e con il piano di sterminio del popolo ebraico portato avanti dai nazisti. Oggi decine di Paesi sono impegnati a combattere l’antisemitismo, ed esistono specifiche task force internazionali il cui compito è quello di sradicarlo. Nello stesso tempo, tuttavia, il consenso sul significato del termine tocca il suo minimo storico e vengono accusate di antisemitismo persone delle più svariate tendenze, dai seguaci del suprematismo bianco al segretario generale dell’Onu. Un tempo le cose erano meno complicate. In passato il nemico era senza dubbio l’estrema destra, da cui provenivano gli stereotipi razzisti, le teorie della cospirazione e il negazionismo dell’Olocausto. Adesso però la situazione è molto cambiata. Più di quattro quinti degli ebrei vivono in due Paesi, Israele e gli Stati Uniti, e questi ultimi garantiscono la supremazia militare del primo. Gli ebrei sono a tutti gli effetti considerati «bianchi» e per i movimenti anticoloniali la questione palestinese è sempre più rilevante. E le accuse di antisemitismo colpiscono la sinistra più che la destra. Eppure fino a mezzo secolo fa nessuno si sarebbe sognato di associare all’antisemitismo le critiche mosse allo Stato di Israele, mentre oggi le due cose vengono di continuo sovrapposte, a volte strumentalmente, a volte no. La stessa parola ha assunto un nuovo significato, con il rischio di diventare un’accusa generica usata per delegittimare posizioni legittime, delegittimandosi a sua volta. Mark Mazower, uno dei maggiori storici mondiali, ci offre una guida chiara e imparziale che mette in prospettiva la confusione del presente per dipanare una delle questioni più urgenti del contemporaneo.
Partenze
Julian Barnes
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 184
“Partenze” è la storia di due amori, quello fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quello fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean. È la storia dell’anziano jack russell Jimmy, deliziosamente ignaro della propria caninità. Ed è la storia di uno scrittore di nome Julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. I AM: Io Sono, naturalmente. Ma anche l’acronimo di Involuntary Autobiographical Memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel tè, nel caso di Proust), rievoca un preciso evento del passato. Illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? Se è vero che «la memoria coincide con l’identità e viceversa», sembrerebbe valere la prima ipotesi. D’altra parte, un ricordo non mediato dalla volontà, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, è davvero tale? E, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare. Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione. Anche quando deve fare i conti con la propria caducità, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, è il Julian scrittore a prendere il sopravvento. «È stato tutto molto interessante» è il suo commento, a proposito di bagni di realtà brutali, pratiche mediche invasive, e dell’invidiabile condizione del cane di Jean e Stephen, Jimmy, a differenza di lui ignaro della propria mortalità (nonché del fatto stesso di essere cane). “Partenze” è un’opera di fantasia, ma questo non significa che non sia vera; è un libro giocoso, arguto e irriverente, ma questo non significa che non stringa il cuore a ogni pagina. «Possiamo e dovremmo fidarci degli scrittori quando ci raccontano meravigliose bugie sui loro romanzi». Julian Barnes lo scrive a proposito di Marcel Proust. O forse no.
Lunario dei giorni insonni
Elvira Seminara
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 224
«Gli altri non sanno quanta vita si perdono, a usare la notte per dormire». Di giorno Iris ha imparato a vivere in disparte per tenere a bada ogni istinto di felicità, dopo un matrimonio naufragato e molti entusiasmi evaporati. Di notte, invece, passeggia sul lungomare sotto la luna, affinando l’arte di restare svegli. Ma l’insonnia è contagiosa, e in un settembre infuocato che non vuole più finire, il buio si popola di un’umanità bizzarra, dolente e tenera, capace di convincere Iris che la tristezza è un sentimento sovversivo di cui prendersi cura. E che non importa quanto siamo bravi a nasconderci, perché può comunque accadere che la vita ci venga a stanare. Iris non ha dubbi: per lei l’inferno sono gli altri. Il paradiso invece è Alert, l’insediamento umano più a nord del pianeta, dove riposano in ibernazione tutti i sogni che non ha realizzato. Ma ormai persino ad Alert i ghiacci si sciolgono, e lontano migliaia di chilometri, in un residence sul mare che è un perfetto campo di osservazione delle piccole assurdità umane, Iris affronta la sua solitudine durante un’estate senza fine, in cui anche la natura è in preda a un disastro che ci somiglia. A quasi cinquant’anni, dopo un matrimonio fallito, Iris si è trasferita lì a vivere con Jacopo. Condividono l’affitto e qualche mania, nient’altro. Lei lavora online insegnando letteratura a manager in cerca di citazioni pronte all’uso, e intanto compone mappe per orientarsi nel caos. Ma soprattutto si scopre parte di una stirpe antica e smisurata: quella degli insonni, creature di confine che abitano il tempo rovesciato della veglia. Una confraternita segreta, sparsa ovunque, fatta di chi teme i sogni perché sa che dicono il vero, e di chi, come lei, cerca nella notte una possibilità. Nelle sue passeggiate notturne incontra anche Aida, una vecchia vicina che ha dimenticato molte cose, inclusa la ragione di un dolore che però non la abbandona. Ed è questo legame, così strambo da apparirle innocuo, a dilatare improvvisamente il suo orizzonte. Perché per quanto tentiamo di resisterle, la vita si infiltra dappertutto. Elvira Seminara ha scritto un romanzo effervescente, ipnotico, in cui ci regala una protagonista spigolosa e stralunata il cui sguardo sa però sempre posarsi sulla bellezza nascosta del mondo.
Mi rifiuto di obbedire. Preferisco vivere e uccidere la guerra
Jean Giono
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 128
«Attorno a noi troppi ex pacifisti hanno obbedito, obbediscono, seguono pian piano i grandi movimenti, con stendardi strepitanti e fumo, camminano sui sentieri che portano agli eserciti e alle battaglie. Mi rifiuto di seguirli. Mi rifiuto di obbedire». Un inno contro il militarismo, la guerra, l’asservimento allo Stato, contro le efferate strategie di chi manda al massacro giovani in divisa. Un classico imprescindibile del pacifismo. «Quella di Giono è una prosa violenta, irriducibile, da esteta armato dei gloriosi anni Trenta, ma armato solo della sua rivolta» (Dalla postfazione di Giuliano Ferrara). Questo pamphlet del 1937 è composto da due testi esemplari del pacifismo radicale di Giono. Il primo, “Non posso dimenticare” – in parte appassionata e lucida invettiva contro le presunte ragioni che stanno dietro i conflitti tra gli Stati, in parte viscerale difesa della renitenza alla leva e del rifiuto di usare le armi – si conclude con un accorato ricordo dei tanti compagni perduti dallo scrittore nel corso del massacro del ’14-18. Il secondo raccoglie quattro capitoli inediti del romanzo “Le grand troupeau”. Qui il grande scrittore francese mette in scena, con il suo stile epico e popolare, le paure, i drammi, le crisi di coscienza di un gruppo di soldati trascinati nella spirale della Grande Guerra.
Storia della letteratura giapponese. Dalle riforme Meiji all'era digitale
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 528
Un viaggio di oltre centocinquant’anni, dalla modernità dell’epoca Meiji fino alle sperimentazioni ibride e transnazionali del XXI secolo. Questo volume offre una ricostruzione organica e aggiornata della letteratura giapponese moderna e contemporanea, mettendo in dialogo testi, autori e movimenti con i grandi snodi storici e sociali che hanno attraversato il paese. Dalle tensioni fra tradizione e occidentalizzazione ai romanzi politici della fine dell’Ottocento, dal naturalismo e dal «romanzo dell’io» fino al modernismo e alla letteratura proletaria, il lettore ripercorre l’evoluzione di un canone ricco e stratificato. Centrale è la frattura del 1945, con la nascita della letteratura della bomba atomica, voce dolorosa della memoria di Hiroshima e Nagasaki. Accanto ai grandi nomi – da Natsume Soseki a Mori Ogai, da Mishima Yukio a Oe Kenzaburo, da Murakami Haruki a Yoshimoto Banana – trovano spazio correnti femminili, “queer” e postmoderne, che hanno ridefinito ruoli di genere e linguaggi narrativi. Ampio rilievo è dato alla letteratura della precarietà, al boom del poliziesco, alla cultura pop e “otaku”, fino alle sperimentazioni transmediali e all’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura. Frutto di un lavoro collettivo, questo libro si rivolge a studenti, studiosi e appassionati, offrendo strumenti critici per comprendere la pluralità delle voci letterarie giapponesi e il loro dialogo con i traumi, le trasformazioni e le sfide di un Giappone in continua metamorfosi.
Questa feroce bellezza
Giuseppe Galliani
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 328
In una terra arsa e modellata dal vento, percorsa da profughi, assassini e peccatori in cerca di riscatto, un uomo prova a fare giustizia per un innocente. Ma la verità ha un prezzo e sono in molti a volerla nascondere. Giuseppe Galliani riporta i gesti umani alla loro radice primordiale in un esordio di purezza feroce, che esplora il confine tra violenza e grazia. Il tenente della Forestale Ian Dabrowski è arrivato da un anno in una delle ultime steppe d’Europa, fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica, e ha imparato presto che la frontiera promessa può trasformarsi in un campo di battaglia. Nel pieno di un inverno nevoso, il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita. Il caso è archiviato come suicidio, ma il forestale non è convinto. Inizia così la sua indagine ufficiosa per scoprire che cosa è davvero accaduto, mentre il fratello del ragazzo, accecato dal dolore, è determinato a vendicarsi. Le loro strade incrociano quelle di individui senza scrupoli, giunti da ogni parte per prendersi ciò che resta di un miraggio di libertà. Sullo sfondo di un paesaggio che è specchio e palcoscenico del destino, si consuma una tragedia in cui non c’è salvezza possibile, solo il riconoscimento dell’ordine profondo delle cose. Un romanzo teso come un crime, in cui il linguaggio diviene dimora dell’anima, atto di redenzione del mondo attraverso la bellezza.
Il silenzio è rivoluzione. Ascoltare il suono segreto della vita
Nicoletta Polla-Mattiot
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
Nell’epoca del rumore onnipresente, riscoprire e coltivare il silenzio è un atto politico, una forma di resistenza: il punto di partenza per una nuova ecologia sociale ed esistenziale. Un libro emozionante, che ci insegna a sentire ciò che non fa rumore. Da sempre il silenzio inquieta. Evoca paura e disagio. È l’ultimo gesto, la fine. La nostra società – iperveloce, perennemente connessa – non tollera l’assenza, la rimuove. Viviamo, senza rendercene conto, in un sottofondo incessante di parole, distrazioni, stimoli. Il rumore, digitale e sociale, sta saturando ogni interstizio dell’esperienza. Parlare è la norma, tacere è sospetto. Eppure, nel flusso di sollecitazioni in cui siamo immersi, la vera rivoluzione è il silenzio, che non è una semplice assenza di suoni, ma un terreno fertile dove possono nascere il pensiero, la creatività, la consapevolezza e l’empatia. Attraverso un percorso che fonde autobiografia, arte, neuroscienze, spiritualità, filosofia e sociologia, questo libro è un appello a riabilitare il silenzio come risorsa vitale, non come vuoto da temere. Dalle pause nel rumore urbano alle camere anecoiche, fino alle strategie di marketing che trasformano la quiete in bene di lusso, ogni pagina ci invita a mettere il silenzio al centro delle nostre vite, e a rivendicarlo in quanto spazio politico e collettivo. Nicoletta Polla-Mattiot ci accompagna così in un viaggio rigenerante alla scoperta del silenzio come riserva di senso, che, senza moralismi né nostalgie, ci pone una domanda urgente: possiamo reimparare a tacere per capire meglio chi siamo e ciò che diciamo?
Il Il dentifricio radioattivo e altre scorie di famiglia
Joe Dunthorne
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 224
Quando scova in un cassetto le memorie del bisnonno, brillante chimico e inventore del dentifricio radioattivo, Joe Dunthorne è convinto di portare alla luce l’epopea di una famiglia ebreo-tedesca in fuga dalle persecuzioni naziste. Presto, però, si rende conto che quella che sta dissotterrando è una storia ben diversa, un intreccio di menzogne e non detti volti a nascondere un’altra, indicibile realtà. Joe Dunthorne dà vita a un memoir di commovente tenacia, che affronta con sagacia ed empatia gli scheletri e i fantasmi in grado di tenere sotto scacco intere esistenze. Quando Joe Dunthorne si sposa, la madre gli regala un anello: un eliotropio nero screziato di rosso che, a detta della donna, era «scampato ai nazisti» nel 1935 – o forse no? A poco a poco, Dunthorne comincia a sospettare che le cose non siano andate esattamente come ha sempre pensato, e che la storia della sua famiglia ebreo-tedesca in realtà sia una narrazione creata ad arte per nascondere qualche segreto particolarmente scomodo. Mentre rovista in casa della nonna alla ricerca di documenti d’archivio, si imbatte in un corposo faldone intitolato “Le memorie di Siegfried Merzbacher”. Siegfried è il suo bisnonno, che grazie all’invenzione del dentifricio radioattivo aveva ottenuto un posto importante in un laboratorio di armi chimiche a Oranienburg, «il borgo sonnolento in cui Berlino nascondeva i suoi segreti», ed è proprio in quelle carte che sono sepolte tutte le “scorie di famiglia”. Nelle pagine di quelle memorie, tra una ricostruzione storica e un aneddoto d’infanzia, Dunthorne scopre che Siegfried ha nascosto una lunga confessione, che getta un’ombra scura sulla sua parabola esistenziale: piano piano, prende forma un’indagine in cui coesistono sensi di colpa e tentativi di autoassoluzione, ammissioni e omissioni – un’indagine senza esclusione di colpi, in cui Dunthorne accetta di rinunciare alla narrazione eroica a cui aveva sempre preferito credere pur di «capire qual è il cemento che tiene insieme le mie verità». Con l’estro di un giallista, la precisione di uno storico e, soprattutto, la verve comica di un romanziere che sa fare dell’ironia un vero e proprio motore narrativo, Dunthorne dà vita a un memoir familiare di straordinaria effervescenza, capace di tenere col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Senza mai cedere al pathos, scava tra le carte di Siegfried, le biblioteche pubbliche e le macerie del nazismo, e un po’ alla volta dissotterra la storia che la sua famiglia aveva tentato di seppellire – una storia che abbraccia Germania, Turchia, Scozia e Stati Uniti, e che si staglia sullo sfondo di una domanda esistenziale: su quali menzogne abbiamo costruito la nostra vita e quanta verità siamo disposti a sopportare?
Procne Machine
Carmen Gallo
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 112
Il lungo viaggio di due sorelle dal passato del mito a un presente su cui si allungano ombre di violenza che minacciano corpi e voci. “Procne Machine” è una macchina di associazioni e metamorfosi, come quella che trasforma Procne in una rondine e sua sorella Filomela, con la lingua tagliata, in un’usignola dal canto memorabile: «Ho immaginato di sentirle cantare, entrambe. Di seguirne nel bosco le tracce, le fughe, i nascondimenti». È anche un attraversamento della cultura occidentale guidati dal volo e dal canto degli uccelli: dal titolo che riecheggia l’“Hamletmaschine” di Heiner Müller a Eschilo e Coetzee, passando per Shakespeare, Keats, Eliot, fino a Laurie Anderson e Lou Reed. L’intima matrice autobiografica («Ho sempre avuto paura di voi») alimenta e fa proliferare l’immaginazione, animando una creatura ibrida che pensa e si ripensa, esplorando le possibilità della più recente poesia contemporanea: a calibrati componimenti in versi seguono «microsaggi» in prosa, un poemetto dalle suggestioni leopardiane, libere traduzioni di testi classici, la descrizione analitica di un quadro surrealista di Ernst. Un viaggio sulle tracce di una storia che contiene altre storie, esercizi di violenza e compassione, ma anche la speranza di un canto a venire. A partire da una domanda: «Com’è possibile difendersi da ciò / che ci minaccia o ci reclama dall’alto».
L'ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica
Niccolò Zancan
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 156
«Lo senti questo silenzio? È la fabbrica che sta morendo». L’ultimo operaio di Mirafiori sta per andare in pensione. L’ultimo che ha indossato la tuta blu, l’ultimo che ha visto l’Avvocato Agnelli e che ha tifato Juventus per riconoscenza. Non è più Cipputi, perché è un operaio ancora più disilluso e solo, essendo ormai uscito persino dalle parole del mondo. Se ne va in dissolvenza, testimone di un passaggio storico. Mirafiori era la più grande fabbrica d’Europa. Oggi restano 4080 operai addetti alla produzione, ma sono quasi sempre in cassa integrazione. Fissano il vuoto dai palazzi costruiti per loro, che si stanno spopolando come la città che li aveva accolti. Niccolò Zancan è dovuto andare via da Torino per mettere a fuoco le cose. Ed è dovuto tornare per trovare l’ultimo operaio e ascoltare la sua storia unica e fiera, prima che tutto questo mondo – novecentesco – svanisca dietro la curva del secolo. Anche in questo libro Zancan riesce a raccontare la cronaca urticante del nostro presente attraverso uno stile poetico suo peculiare, senza venir meno alla critica sociale e civile.
Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri
Riccardo Staglianò
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 176
Diffidate di chi propone soluzioni facili. Per i problemi seri ne esistono poche e la disuguaglianza economica alle stelle è senz’altro un problema serissimo. Eppure, se non soluzioni, almeno strade giuste da percorrere se ne intravedono rispetto a quelle sbagliate imboccate sin qui. Tra le più ovvie ci sarebbe quella di ripensare il sistema fiscale in modo che torni, come prevede la nostra Costituzione, a chiedere di più a chi ha di più per alleggerire il carico di chi ha di meno. Oggi le cose stanno all’opposto. Il 7 per cento più ricco degli italiani paga meno tasse di quanto faccia un onesto rappresentante del ceto medio. Per correggere la rotta si potrebbe iniziare da una misura semplice, dagli effetti rapidi e – guardando ai sondaggi – anche estremamente popolare: una patrimoniale sui multimilionari. Una tassa sin qui considerata radioattiva solo perché spiegata malissimo. Questo libro prova a raccontarla meglio per far capire che sarebbe nell’interesse di tutti, ricchi compresi.

