Soldiershop: Battlefield
Morat 1476. La guerra all’ultimo sangue fra Carlo il Temerario e i confederati svizzeri
Luca Stefano Cristini
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2019
pagine: 102
Le guerre borgognone furono un grande conflitto che vide da una parte Carlo il Temerario, duca di Borgogna e la dinastia dei Valois, sovrani francesi con l’astuto Luigi XI, in queste guerre la Confederazione svizzera fu pesantemente coinvolta e giocò un ruolo decisivo. La guerra vera e propria scoppiò nel 1474 e negli anni successivi il duca di Borgogna, Carlo, fu sconfitto ben tre volte sul campo di battaglia. Prima a Grandson, poi a Morat e alla fine trovando anche la morte nell’ultima di queste battaglie, quella combattuta a Nancy. Per Il ducato di Borgogna queste guerre rappresenteranno la fine dello stato, tutti i suoi territori e quelli ad esso appartenenti divennero parte della Francia, mentre i possedimenti borgognoni nei Paesi Bassi e nella Franca Contea furono ereditati dalla figlia di Carlo I, Maria di Borgogna ed alla fine, visto il matrimonio di questa con Massimiliano trasmessi alla casata degli Asburgo. “Carlo di Borgogna perse a Grandson le ricchezze, a Morat perse l’onore, a Nancy perse la testa”
La battaglia di Anghiari 1440. Archeologia e storia di un campo di battaglia
Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, Fabrizio Formica
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2019
pagine: 88
Il 29 Giugno 1440, giorno di San Pietro, gli eserciti di Firenze e di Milano, guidati da Michelotto Attendolo e Giampaolo Orsini e da Niccolò Piccinino, si fronteggiarono nella pianura sotto Anghiari (indicata ancora adesso come "Piana della Battaglia"). Lo scontro si concluse al termine della giornata con la vittoria dei Fiorentini. La battaglia di Anghiari fu cruciale nella storia non solo della Toscana ma di tutta l’Italia del Rinascimento, e per la civiltà europea: quando il Duca di Milano abbandonò i territori in seguito alla sua sconfitta, Firenze e Cosimo de’Medici poterono approfittare della situazione per stabilizzare il proprio potere ed il proprio dominio sull'area. Questa fu considerata una delle vittorie definitive per Firenze che consolidò il proprio potere sulla Toscana, arrestando per sempre l’espansionismo visconteo verso l’Italia centrale, e ponendo le basi per la diffusione della cultura umanistica che dalla città gigliata sotto la protezione della Signoria Medicea si irradierà in tutta Europa, mentre Milano resterà per sempre confinata nella sua pianura, iniziando la propria decadenza che meno di un secolo dopo vedrà la fine dell’indipendenza ambrosiana...
La battaglia di Desio 1277. L’ascesa dei Visconti e la sconfitta dei Torriani
Alberto Peruffo
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2019
pagine: 86
L’ascesa dei Visconti e la sconfitta dei Torriani Era una fredda notte del 21 gennaio 1277 quando una folta schiera d’armati, sui cui stendardi garriva la biscia viscontea, faceva inaspettatamente irruzione all’interno della cerchia murata del villaggio fortificato di Desio. A guidare gli incursori vi era l’arcivescovo di Milano Ottone Visconti, deciso a chiudere definitivamente la partita con i guelfi Torriani, signori, fino a quel momento, di Milano. Sebbene la battaglia si risolvesse in una serie di violenti scontri lungo le vie e le piazze cittadine, senza avere un preciso andamento tattico, la contesa notturna vedrà, una volta per tutte, il trionfo del partito ghibellino guidato dall’alto prelato milanese. Quest’ultima fazione era, fino alla battaglia di Desio, il partito più debole nella lotta, reduce da diverse sconfitte subite precedentemente e con un seguito limitato a un gruppo di fuoriusciti ghibellini. Lo scontro non era solo tra guelfi e ghibellini fuoriusciti ma, soprattutto, tra due famiglie: i Visconti e i Della Torre, o Torriani. In una circostanza in cui la fazione ghibellina, filo-imperiale, era guidata da un alto prelato, l’arcivescovo di Milano...
La battaglia di Montaperti. Storia e cronaca di una battaglia del Duecento. Volume Vol. 1
Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, Mario Venturi
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2019
pagine: 90
Opera unica su due volumi, realizzata da tre grandi esperti della storiografia e della iconografia del medioevo italiano. Con decine di immagini a colori e moltissime tavole a tutta pagina. La battaglia combattuta a Montaperti tra i guelfi di Firenze e i ghibellini di Siena, con cui combatterono molti cavalieri tedeschi, mandati da re Manfredi di Hohenstaufen, e gli esuli fiorentini di parte ghibellina capeggiati da Farinata degli Uberti nel settembre del 1260 fu una delle più grandi del medioevo europeo. L’esercito senese inquadrava 18.000 fanti e 400 cavalieri senesi, oltre a 800 cavalieri tedeschi e ghibellini, più 200 mercenari. I fiorentini, erano 3.000 cavalieri e 30.000 fanti. I caduti fiorentini – escludendo gli alleati guelfi – furono oltre 10.000, una cifra spaventosa su una città di 75.000 abitanti, il 13% della popolazione maschile valida, buona parte dei quali massacrati a battaglia conclusa. La battaglia fu ben più che un episodio come tanti altri delle contese municipali tra le due città toscane: dal trionfo dei fuorusciti derivò la rovina del Popolo Vecchio, il governo nato con la costituzione fiorentina del 1250, e il conseguente ritorno ghibellino.
La battaglia di Montaperti. Storia e cronaca di una battaglia del Duecento. Volume Vol. 2
Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, Mario Venturi
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2019
pagine: 98
Opera unica su due volumi, realizzata da tre grandi esperti della storiografia e della iconografia del medioevo italiano. Con decine di immagini a colori e moltissime tavole a tutta pagina. La battaglia combattuta a Montaperti tra i guelfi di Firenze e i ghibellini di Siena, con cui combatterono molti cavalieri tedeschi, mandati da re Manfredi di Hohenstaufen, e gli esuli fiorentini di parte ghibellina capeggiati da Farinata degli Uberti nel settembre del 1260 fu una delle più grandi del medioevo europeo. L’esercito senese inquadrava 18.000 fanti e 400 cavalieri senesi, oltre a 800 cavalieri tedeschi e ghibellini, più 200 mercenari. I fiorentini, erano 3.000 cavalieri e 30.000 fanti. I caduti fiorentini – escludendo gli alleati guelfi – furono oltre 10.000, una cifra spaventosa su una città di 75.000 abitanti, il 13% della popolazione maschile valida, buona parte dei quali massacrati a battaglia conclusa.
La battaglia dei giganti. Marignano 13 e 14 settembre 1515
Filippo Donvito
Libro
editore: Soldiershop
anno edizione: 2018
pagine: 80
Nuova edizione tutta a colori con otto pagine in più. Il 13 e 14 settembre 1515, sui campi a nord di Melegnano (un tempo chiamata Marignano) venne combattuta la più grande battaglia del XVI secolo. Da una parte l'esercito del re di Francia Francesco I, forte di oltre 50.000 uomini e quasi 300 cannoni; dall'altra 20.000 svizzeri, la migliore fanteria dell'epoca, al soldo del duca di Milano Massimiliano Sforza. La posta in gioco era la signoria sul ducato di Milano, il più ricco stato della penisola italiana, rivendicato dai francesi per antichi diritti dinastici. Quest'epica battaglia, definita da un testimone oculare "non di uomini, ma di giganti", segnò la fine della Lombardia sforzesca e costrinse la Svizzera, fino ad allora potenza emergente sulla scena europea, a ritirarsi per sempre nel campo della neutralità.
1741: l'assedio di Cartagena de Indias. La storia del più grande disastro navale della storia britannica
Nicola Borello
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2017
pagine: 80
Rimasto poco conosciuto fino ai nostri giorni, l’assedio di Cartagena de Indias rappresentò il punto apicale di scontro tra Spagna e Gran Bretagna durante la cosiddetta Guerra dell’Orecchio di Jenkins (1739-42) e si risolse nel peggior disastro navale della storia britannica. Questo episodio venne però presto dimenticato in entrambi i paesi. In Gran Bretagna la sconfitta subì un processo di rimozione. Archiviato come un episodio sfortunato, causato da un morbo tropicale, il fallimento della spedizione a Cartagena de Indias venne sminuito e nascosto agli occhi dell’opinione pubblica interna. Forse troppo impegnata in quel momento a combattere per celebrare le sue vittorie, e forse non avendo capito pienamente la portata storica dell’evento, anche la Spagna si dimenticò presto dell’impresa di Cartagena de Indias. O, forse, preferì lasciarsela alle spalle, quando, a partire dalla fine della guerra di successione austriaca, subentrò una nuova fase distensiva nelle relazioni con la Gran Bretagna.
Roma contro Roma. L'anno dei quattro imperatori e le due battaglie di Bedriacum
Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, Luca Stefano Cristini
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2017
pagine: 88
La morte di Nerone nel giugno del 68 dopo Cristo getta l'Impero di Roma nel caos e in una guerra civile senza precedenti. È l'anno dei Quattro Imperatori. Pretoriani e legionari eleggono i propri imperatori che si affronteranno in una lotta senza quartiere: Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano. Un piccolo villaggio presso Cremona sarà per due volte il luogo dove si deciderà per due volte, a pochi mesi di distanza, il destino di Roma e del suo impero: Bedriacum. Qui, il 14 aprile del 69 l'imperatore Otone viene sconfitto da Vitellio, e questi, il 24 ottobre sarà disfatto da Antonio Primo, comandante le truppe di Vespasiano in una feroce battaglia notturna che vede impegnate ben dieci legioni e che si concluderà con l'assedio e la distruzione di Cremona, in un bagno di sangue senza precedenti nella storia romana. Da questo bagno di sangue ha inizio il regno di Vespasiano e dei Flavi, e l'epoca di maggiore sviluppo dell'Impero, che raggiungerà la sua massima espansione. Un lavoro destinato a fare testo su due delle battaglie più importanti della storia dell'Impero Romano...
La guerra civile Longobarda e la battaglia di Cornate. 689 DC la sconfitta dell'ultimo duca pagano
Alberto Peruffo, Luca Stefano Cristini
Libro: Libro in brossura
editore: Soldiershop
anno edizione: 2017
pagine: 80
La battaglia di Coronate fu combattuta nel 689 nella piana presso l’Adda tra Cornate d’Adda (anticamente Coronate) e Trezzo sull’Adda tra l’esercito del re dei Longobardi Cuniperto e quello dell’usurpatore Alachis. Lo scontro fu vinto dal legittimo sovrano, mentre il suo avversario cadde sul campo; la sua sconfitta segnò la fine della fronda ariana dei duchi longobardi dell’Austria, che si opponeva alla politica filo-cattolica della dinastia bavarese cui apparteneva lo stesso Cuniperto, e spianò la strada alla definitiva conversione di tutti i Longobardi al cattolicesimo. I due eserciti si scontrarono «tra lo strepitio delle trombe» e la battaglia si protrasse a lungo, perché nessuno dei due schieramenti accennò a lasciare il campo. A decidere le sorti dello scontro fu la morte di Alachis: ricevuta la notizia, le armate dell’Austria immediatamente sbandarono. L’esercito dell’usurpatore in fuga fu però incalzato da quello di Cuniperto, che passò a fil di spada quelli che riuscì a raggiungere e abbandonò all’affogamento nell’Adda gli altri. Il corpo di Alachis fu mutilato della testa e delle gambe.
La battaglia di Cortenuova e le ultime battaglie della Lega lombarda. Novembre 1237
Luca S. Cristini, Alberto Peruffo
Libro: Copertina morbida
editore: Soldiershop
anno edizione: 2015
pagine: 80
Breitenfeld 1631. Il superbo capolavoro tattico di Gustavo Adolfo
Luca S. Cristini
Libro: Copertina morbida
editore: Soldiershop
anno edizione: 2013
pagine: 80
La brulla mattina del 17 settembre 1631, due imponenti eserciti si affrontarono sui campi di Breitenfeld, un oscuro villaggio sassone non distante da Lipsia. L'incontro fu in qualche modo casuale, ma le due armate stavano guerreggiando da diversi mesi nella regione. Il comandante imperiale Jan T'serclaes Barone di Tilly, solitamente prudente, anziché ritirarsi convenientemente, decise di accettare lo scontro sia pure trovandosi in inferiorità numerica. Dopotutto, pensava di avere il vantaggio della posizione. Ha con sé circa 32.000 uomini, in gran parte esperti veterani ed un comandante in seconda, Pappenheim, noto e celebre per il suo coraggio e la sua audacia. Davanti a sé ha l'armata svedese di 23.000 uomini agli ordini del loro sovrano, Gustavo Adolfo II di Svezia insieme all'esercito protestante dell'elettore di Sassonia con altri 18.000 uomini. La battaglia ebbe fasi alterne, ma sera dopo ben sette ore di aspri combattimenti si contarono i caduti, a terra giacevano quasi 10.000 uomini, per la maggior parte imperiali, e altrettanti furono i prigionieri. Fu la grande vittoria di Gustavo Adolfo.
La guerra di Candia 1645-1669. Volume 2
Bruno Mugnai, Alberto Secco
Libro: Copertina morbida
editore: Soldiershop
anno edizione: 2012
pagine: 80
"Un'ora prima del tramonto del 19 luglio 1657, la galea ammiraglia del capitano generale da mar Lazzaro Mocenigo, pavesata con tutte le insegne dei diversi stati che avevano inviato le loro squadre alla flotta veneziana, passava a vele spiegate davanti ai Castelli seguita da altre dodici navi. Sconfitta nei giorni precedenti la flotta nemica, restava da risalire il canale e imporre la pace al sultano con i cannoni delle galee, ora che Istanbul si trovava indifesa e a poche miglia di distanza. Rimanevano soltanto da superare i forti avversari eretti sulle due rive del canale."