È questo un esordio assoluto che si impone per varie ragioni. In primo luogo, naturalmente, per la maturità espressiva e per l’energia del linguaggio che attraversa e sostiene una serie di testi che vengono a costituire un vero e proprio libro, la cui fisionomia risulta già molto netta. Un elemento caratterizzante è nella necessità, evidente, felicemente pervasiva, di cogliere il senso del proprio esserci, nella realtà del presente, anche o soprattutto nel legame indissolubile con un passato dal quale emergono luoghi, situazioni, momenti dell’esperienza indimenticabili. Tutto questo, lo si intuisce bene, non tanto per un disegno o un progetto, quanto per una necessità interiore, quasi ossessiva, che porta a galla brandelli di esistenza. Michele Hide introduce nei testi paesaggi, personaggi, residui mnestici, che si sono accumulati nel tempo in un vasto deposito forse ancora in gran parte da visitare. Come quel baule del quartiere di Zurigo, appunto Zollikön, che dà il nome alla raccolta. E quanti altri nomi, ebraici, percorrono queste pagine! Nomi carichi di suggestioni e strati di memoria, nomi importanti per l’autore e suggestivi, misteriosi per il lettore che ne viene attratto.
Il baule di Zollikön
| Titolo | Il baule di Zollikön |
| Autore | Michele Hide |
| Curatore | M. Cucchi |
| Collana | I quaderni de La collana, 3 |
| Editore | Stampa 2009 |
| Formato |
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| Pagine | 28 |
| Pubblicazione | 01/2019 |
| ISBN | 9788883363030 |

