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Cantari fiabeschi arturiani

Cantari fiabeschi arturiani
Titolo Cantari fiabeschi arturiani
Curatore
Collana Biblioteca medievale, 76
Editore Carocci
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 194
Pubblicazione 11/1999
ISBN 9788879842037
 
17,80 €

A partire dalla metà del Trecento i cantari costituirono una sorta di "poesia per tutti", che trionfava, codificata nella forma dell'ottava rima, sulle piazze dei comuni italiani. Questa narrativa breve conosce un ampio spettro di possibilità (epico-cavalleresche storiche, rnitologiche, agiografiche, novellistiche), ma il filone fiabesco e leggendario resta pur sempre il più antico e il più tipico. I cantari fiabeschi arturiani, per lo più irrelati rispetto ai grandi romanzi della "matière de Bretagne", appaiono saldamente legati ad un luogo (la corte di Artù), alle sue convenzioni (grandi assemblee, richiesta di soccorso,vanti, inchieste..) e alle sue situazioni topiche (impegno di vendetta, duelli per conquistare una dama, fanciulle a rischio di subire violenza, castelli incantati, giganti..). I testi che qui si presentano editi criticamente, sottratti alle occasionali e antiquate edizioni dove erano disperdi - Carduino, Il Falso Scudo, Astore e Morgana, Lasancis, Galasso dalla Scura Valle - acquistano forza e significato proprio dal fatto di essere raccolti così da sottolineare alcuni elementi comuni. Essi rivelano una sorta di narrativa "sommersa", quella delle piazze, cara agli artigiani più o meno alfabetizzati, ma nota e ascoltata anche da meno sprovveduti personaggi, siano l'autore della Tavola Ritonda o il frate Evangelista Fossa traduttore di Seneca e dì Virgilio o il conte Matteo Maria Boiardo.
 

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