Libri di Pierluigi Terenzi
I cantieri pubblici dopo la peste nera. Lavoro, accountability e impatto sociale (secoli XIV-XV)
Libro
editore: EDIFIR
anno edizione: 2024
pagine: 223
Il volume tratta il tema del lavoro e dell'impatto sociale nei cantieri pubblici in età preindustriale, approfondendo in particolare il caso dei lavori del Trecento per il Duomo di Firenze.
Reti italiche. Spazi e relazioni politiche da Roma alle Alpi nei tempi di Dante (1260-1330)
Libro: Libro in brossura
editore: Viella
anno edizione: 2023
pagine: 396
Questo volume offre una prospettiva inedita nello studio dell’Italia politica all’epoca di Dante Alighieri che supera le indagini tradizionalmente centrate sulla dimensione municipale e sulle istituzioni comunali. Assumendo come contesto di riferimento la geografia politica dell’impero, si indagano le reti di relazione tra attori non solo cittadini ma anche sovralocali. Emerge così un’immagine originale del variegato configurarsi degli spazi politici del regnum Italiae tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, senza centri o protagonisti predeterminati. È come se questo libro cercasse di descrivere la forma delle nuvole: un modo nuovo per raccontare la ricchezza e la fantasia dell’esperienza politica di quel periodo.
Gli Angiò in Italia centrale. Potere e relazioni politiche in Toscana e nelle terre della Chiesa (1263-1335)
Pierluigi Terenzi
Libro: Copertina morbida
editore: Viella
anno edizione: 2019
pagine: 383
Fra Due e Trecento, l'Italia centrale vide fra i suoi protagonisti gli Angiò, la dinastia francese che subentrò agli Svevi nel regno di Sicilia. L'esperienza angioina in Toscana e nelle terre della Chiesa è stata a lungo considerata una parentesi nello sviluppo dei comuni italiani e posta in relazione alla variabile capacità del papato di controllare i propri territori. In realtà, gli Angiò si radicarono in quelle regioni e ne diventarono attori politici stabili. Leader dei guelfi italiani, furono vicari della Toscana e dell'Italia imperiale, rettori di Romagna, senatori di Roma, podestà e signori di alcune città e referenti politici di molte altre. Come riuscirono a ottenere il potere? Quali gruppi li sostenevano o li osteggiavano nelle città? Come potevano convivere culture politiche all'apparenza tanto diverse come quella monarchica, quella papale e quella comunale? Questo volume, superando la frammentazione storiografica e le generalizzazioni, offre la prima indagine organica sugli Angiò in Italia centrale, per rispondere a queste e altre domande legate a uno dei temi più controversi della storia medievale, attualmente al centro di nuove riflessioni: le signorie cittadine.
L'Aquila nel regno. I rapporti politici fra città e monarchia nel Mezzogiorno tardomedievale
Pierluigi Terenzi
Libro: Libro in brossura
editore: Il Mulino
anno edizione: 2016
pagine: LXV-728
Fra le città del regno di Napoli, l'Aquila aveva una fisionomia peculiare ma al contempo rappresentativa della dialettica politica fra i centri urbani e la corte. Questo volume affronta il tema dei rapporti città-monarchia, proponendo una lettura articolata e originale del ruolo dell'Aquila nel regno tardo-medievale. La ricerca si sofferma sulle istituzioni cittadine, mostrando il sistema di governo e le pratiche politiche messe in atto dall'élite locale; sulla società urbana, evidenziando le forze protagoniste della scena politica; sul potere personale del conte di Montorio Pietro Lalle Camponeschi, uno dei personaggi più originali della storia aquilana. Alla disamina degli ambiti di carattere "collettivo", in cui si svolgeva il rapporto (fedeltà, fisco, giustizia), si accompagna l'analisi delle modalità effettive della sua realizzazione (rapporti personali interni ed esterni al regno, circolazione del personale politico, conflitti circostanziati), nonché il ruolo che ebbe il territorio cittadino. Questo volume fa emergere l'immagine di una città pienamente integrata nel sistema-regno, capace di sfruttare la sua forza politica per portare ai massimi livelli la negoziazione della propria sudditanza. Negoziazione che, pur nell'asimmetria fra i soggetti che la praticavano, emerge come fattore determinante del rapporto città-monarchia.

