Libri di Elena Pontiggia
Nino Bernocco. Liricità dell'immagine
Elena Pontiggia, Gianfranco Bruno
Libro
editore: De Ferrari
anno edizione: 2009
pagine: 184
Ironica. La leggerezza dell'ironia
Valerio Dehò, Elena Pontiggia
Libro: Copertina morbida
editore: Grafiche Aurora
anno edizione: 2006
pagine: 116
Alberto Magnelli. Catalogo della mostra
Maurizio Fagiolo Dell'Arco, Luigi Cavallo, Elena Pontiggia
Libro
editore: Pagine d'Arte
anno edizione: 2001
pagine: 144
Paolo Minoli
Elena Pontiggia
Libro: Copertina morbida
editore: Giampiero Casagrande editore
anno edizione: 1991
pagine: 96
Renato Vernizzi. Catalogazione generale del percorso pittorico
Elena Pontiggia, Luca Vernizzi
Libro: Copertina rigida
editore: Monte Università Parma
anno edizione: 2010
pagine: 1276
Giovanni Lomi. Le trasparenze del Novecento
Elena Pontiggia
Libro: Copertina morbida
editore: Mauro Pagliai Editore
anno edizione: 2009
pagine: 128
La pittura di Lomi non ricerca la teatralità e ama soffermarsi su tutto quello che non è appariscente. I suoi paesaggi, le sue marine (che sono il suo soggetto più noto e più amato), le sue vedute della Vecchia Livorno, come quelle dei laghi lombardi, le sue campagne con greggi e pastori, i suoi angoli di cascinali dove qualche donna cuce all'ombra e nell'ombra, ci parlano di un'arte sommessa, che non persegue l'eloquenza o il clamore. Nell'ambito della tradizione macchiaiola della quale respira l'inclinazione al vero e la sincerità espressiva, Lomi si distingue per una particolare vocazione alla misura, evitando ogni tematica solenne, così come ogni aspirazione al sublime. Fondamentale, nel suo percorso artistico, resta la capacità di tradurre l'impressione in una rinnovata visione sintetica della realtà.
Italo Valenti. Disegni e acquerelli. Ediz. italiana e francese
Elena Pontiggia
Libro: Libro in brossura
editore: Pagine d'Arte
anno edizione: 2010
pagine: 64
Al momento della mostra di opere su carta alla Galerie Arts et Lettres di Vevey esce un nuovo libro di carte inedite accompagnate dal commento di Elena Pontiggia: Italo Valenti elogio della leggerezza e da una scelta di poesie di Anne Valenti de Montet in francese. "È singolare che un'epoca come la nostra, che proclama di amare la leggerezza e in cui tutto aspira (anche troppo) ad essere light e soft; un'epoca in cui Calvino ha potuto scrivere un Elogio della leggerezza e Kundera parlare di una insostenibile leggerezza dell'essere, non abbia ancora ricordato a sufficienza, o comunque abbia ricordato meno di quanto avrebbe dovuto, l'opera di Italo Valenti, che di un'arte lieve e leggera è uno dei maestri." "La sua pittura, comunque, ha sempre mantenuto un legame, un punto di contatto con la realtà e, anche se volessimo definirla astratta (benché ormai la contrapposizione tra astrattismo e figurazione, che tanto divise gli animi negli anni quaranta e cinquanta, non abbia più ragione di essere), dovremmo adottare per lei quella suggestiva formula che Paul Klee usava per sé: 'Io sono un astratto con qualche ricordo'." (Dal testo di Elena Pontiggia)
Cesare Breveglieri. Ediz. italiana e inglese
Libro: Libro rilegato
editore: Manfredi Edizioni
pagine: 240
La collana Artisti del Novecento ritrovato, ha per scopo di riproporre all’attenzione del mondo dell’arte di oggi alcuni maestri del Novecento, un tempo conosciuti e poi lentamente dimenticati nel corso dei decenni. Solo quegli artisti del secolo scorso, quindi, che non fanno parte del Mainstream attuale sono deliberatamente inclusi in queste pubblicazioni. Visto poi che queste figure artistiche non hanno sino a ora goduto del dovuto apprezzamento da parte di Fondazioni o istituzioni culturali simili, con l’aggravante, per ovvie ragioni anagrafiche, che non è più possibile per loro esigerlo direttamente, la Fondazione Volker Walter Feierabend si è sentita in dovere e piacere di assumersi il compito di rivalorizzarli grazie ai volumi a loro dedicati.
Lettere e testimonianze
Gustav Klimt
Libro: Libro in brossura
editore: Abscondita
anno edizione: 2024
pagine: 112
Fondatore della Secessione Viennese, protagonista della pittura della Vienna imperiale agli inizi del Novecento, nell’epoca cioè in cui l’Austria fu definita «il laboratorio dell’Apocalisse», Gustav Klimt (1862-1918) è stato uno dei maestri dell’arte europea del ventesimo secolo. Il volume riunisce organicamente, per la prima volta in Italia, le sue lettere più significative. Delinea così un suggestivo ritratto psicologico dell’artista: prima turbato dalla relazione clandestina con Alma Mahler, allora minorenne; poi legato a Marie Zimmermann (una modella da cui ebbe due figli) e alla stilista Emilie Flöge, la donna che frequentò tutta la vita, con cui intrattenne un carteggio fittissimo e inspiegabilmente distaccato. Oltre alle lettere sono raccolte le testimonianze di amici, familiari, artisti che gli furono vicini, e che gettano luce sui suoi rapporti con Rodin, Schiele e l’ambiente viennese. «Non valgo molto con le parole, non sono capace di parlare e di scrivere, soprattutto se devo dire qualcosa di me o del mio lavoro. Anche se devo scrivere una semplice lettera mi prende l’angoscia, come se avessi la nausea» confessa Klimt stesso, in una pagina qui pubblicata. Ma proprio le sue difficoltà e le sue reticenze ci fanno capire qualcosa di lui, che altrimenti non avremmo potuto conoscere.
De Chirico e l'oltre. Dalla stagione «barocca» alla neometafisica (1938-1978)
Libro: Libro in brossura
editore: Silvana
anno edizione: 2022
pagine: 192
Il volume, che comprende circa settanta opere provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, ricostruisce due importanti momenti della pittura dechirichiana: la stagione “barocca” e la stagione neometafisica. La prima si sviluppa dal 1938 al 1968, quando de Chirico (che nel 1939 lascia Parigi e torna in Italia, dividendosi fra Milano e Firenze, prima di stabilirsi nel 1944 a Roma, dove rimarrà fino alla morte) si ispira a Rubens, ma anche a maestri diversi, da Dürer a Raffaello e Delacroix. Le sue opere non sono realiste, ma vogliono creare un mondo ideale e irreale, una finzione più vera del vero. “Noi amiamo il ‘non vero’”, scrive. E anche: “La realtà non può esistere nella pittura perché in generale non esiste sulla terra”. Le opere “barocche”, dunque, nonostante il loro apparente naturalismo, sono ancora meta-fisiche (letteralmente “al di là della natura”): sono cioè una metafisica della natura, rappresentano una natura che in natura non esiste. Il de Chirico “barocco”, inoltre, misurandosi con i maestri antichi e dipingendosi in abiti del passato, mette in discussione la modernità: è anzi il primo postmoderno. L’ultima parte è dedicata alla stagione neometafisica, cioè al decennio 1968-1978, in cui de Chirico riprende a dipingere manichini, Piazze d’Italia e altri enigmi, con nuove rielaborazioni e invenzioni. La neometafisica si differenzia dalle copie, che l’artista esegue quasi tutta la vita, per un mutamento di motivi e di significato. Con un’accentuata ironia, colori più accesi e cadenze più giocose, de Chirico si stacca dalla visione nichilista degli anni dieci e reinterpreta in forme più serene, anche se non prive di qualche malinconia, i temi del passato. Alla pittura pastosa della stagione “barocca” sostituisce una pittura fondata sul disegno e sulla costruzione nitida delle forme.

