Libri di P. F. Pieri (cur.)
Le figure della cura. Pratiche psicoterapeutiche e pratiche filosofiche
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2015
pagine: 317
"A questa ricerca partecipano sedici pensatori italiani provenienti da ambiti disciplinari diversi e diversamente confinanti tra loro: dalla psicologia all'estetica, dalla filosofia teoretica alla psichiatria, dalla psicoterapia variamente orientata alla filosofia antica, alla storia della scienza e altro ancora. Gli studi che si raccolgono hanno in comune l'intento di cogliere le pratiche psicoterapeutiche e quelle filosofiche allorché nel loro intrecciarsi vengono a configurare differenti modi in cui si esercita la cura. Attraverso questa occasione - dove, nel dialogo, ciascuno ha avuto modo di chiarificare la propria prospettiva - è stato infatti possibile discutere della cura e approfondirne le varie declinazioni. Pensando in un tale spazio, nel mentre la stessa vita concretamente si svolge, è nato un vero e proprio confronto difficile ma certamente né inutile né noioso. Molte sono le domande che i vari contributi hanno finito con il veicolare. Rinviando alla loro meditata lettura, qui si può intanto anticipare che gli interrogativi vertono su cosa aver cura, attraverso cosa si cura, dove accadono le varie pratiche della cura, e quali sono le possibili immagini dei tragitti di cura." (i curatori)
Atque. Dove comincia la malattia mentale. Il problema della diagnosi
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2015
pagine: 303
Il problema della diagnosi è una sorta di ombelico denso della psichiatria ma anche della psicologia, dove confluiscono tutte le discussioni, gli orientamenti, i punti di vista, spesso radicalmente differenti, che lacerano il tessuto teoretico, clinico e pragmatico di queste discipline. Esso è attraversato dalle questioni metodologiche, ontologiche e genericamente linguistiche che riguardano ogni tentativo nosografico. È attraversato dalle questioni etiche e terapeutiche che riguardano la relazione del sapere con una buona prassi clinica. È attraversato dalle questioni culturali che modulano le diverse tipologie e i diversi significati che il processo diagnostico può assumere. È attraversato dagli interrogativi sociali che riguardano le conseguenze nel mondo della vita della prassi diagnostica. È possibile che sia attraversato, infine, dalle pressioni strettamente economiche dovute alle innegabili influenze di attività produttive direttamente innestate sulle categorie diagnostiche. La suddivisione dei saggi che proponiamo nelle tre sezioni - riflessioni, clinica e cultura - è puramente operativa e non riflette in alcun modo il tentativo di semplificare la complessità dei singoli saggi perché parlare della diagnosi significa, anche nel caso dei discorsi più specificamente orientati, sfiorare tanti di quegli ambiti e toccare tante di quelle aperture da rendere disperato qualsiasi tentativo di classificazione tematica.
Prima e terza persona. Forme dell'identità e declinazioni del conoscere
Libro
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2013
pagine: 224
"Danilo Cargnello, in un saggio dedicato alla "Ambiguità della Psichiatria", riproponeva a tutti gli psichiatri che tentassero di essere consapevoli del fondamento epistemico del loro pensare e del loro fare, la realtà della posizione dilemmatica della psichiatria, che, come scriveva, "costringe chi la esercita a oscillare tra un aver-qualcosa-di-fronte e un essere-con-qualcuno". Confrontati con l'apparente aporia di queste due posizioni, verrebbe voglia di rispondere: né l'una, né l'altra, bensì tutte e due - anche se occorre ribadire, con Cargnello, di mai "sorpassare il limite di quella distanza critica per cui un uomo non risulta più tale, ma solo qualcosa". L'esercizio della psicopatologia si fonda anche su questo: su una fluida modulazione della distanza intersoggettiva, di continuo oscillando fra l'immedesimazione nei vissuti dell'altro e la distaccata riflessione sulla densità dei significati che essi veicolano. E soltanto posizioni di un estremismo radicale - o costante immedesimazione o costante oggettivazione - conducono a psichiatrie opposte e forse impossibili. Del resto Jaspers sottolineava la inadeguatezza di una osservazione senza partecipazione, in un ambito, come appunto quello psicopatologico, nel quale l'unico strumento che il ricercatore ha è se stesso (...)." (Arnaldo Ballerini). Con un saggio di Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe.

