Libri di Neil Labute
Plays 2. Re(l)azioni («La sedia della pietà» – «La terra dei morti» – «Some Girl(s)» – «Helter Skelter» – «Nel buio del bosco»)
Neil LaBute
Libro: Libro rilegato
editore: Editoria & Spettacolo
anno edizione: 2024
pagine: 260
Il "fil rouge" delle opere selezionate è quello delle tempeste emotive e delle derive del comportamento innescate in seno ai rapporti umani, a tutti i livelli e in modo tanto più dirompente quanto più tali rapporti sono affettivamente significativi. Si tratta di "relazioni", certo. Ma se la "l" della parola la confiniamo tra parentesi, otteniamo l'immediata trasformazione in "reazioni". E cos'è un rapporto umano se non una sequenza, sovente coatta, di azioni e retroazioni, stimoli e risposte, messaggi e contro-messaggi? Le re(l)azioni che LaBute mette sotto la lente del microscopio sono sommerse o negate (La sedia della pietà); ambivalenti, tra amore e odio, solidarietà e rancore, pudore e lascivia (Nel buio del bosco); sottilmente e "amabilmente" manipolatorie (Some Girl(s)); asincrone, su binari paralleli che per definizione non riescono a incontrarsi (La terra dei morti); impulsive, estreme, definitive (Helter Skelter).
Plays 1. Trilogia della bellezza: La forma delle cose-La grassona-Buoni motivi per essere attraenti
Neil LaBute
Libro: Libro rilegato
editore: Editoria & Spettacolo
anno edizione: 2014
pagine: 242
Tre testi di Neil LaBute che formano una trilogia sull'ossessione del mondo contemporaneo per l'aspetto fisico: "The Shape of Things" (2001), "Fat Pig" (2004) e "Reasons to be Pretty" (2008). In tutti e tre il tema dell'essere "carini", esteticamente gradevoli e socialmente omologati, è centrale. L'aspetto fisico non deve disattendere i propri gusti personali e quelli dell'ambiente sociale di riferimento: molti tra i personaggi di LaBute finiscono quindi col permettere al giudizio degli altri di dominare le proprie vite e di determinare le proprie scelte, anche a costo di rinunciare alla felicità in nome del pensiero comune. D'alta parte, la società consumistico-capitalista invita tutti noi ad essere adatti a questo mondo fatto di belli/magri. Ma LaBute non esprime giudizi. Piuttosto, è un generatore di domande e, nella tradizione del teatro post-moderno americano, lascia al pubblico il compito di trovare le risposte. Il teatro di LaBute cerca di abbattere il filtro emotivo della quarta parete, per ingaggiare lo spettatore in un processo di identificazione non rassicurante, in una riflessione sulla liquidità delle esistenze e dei legami, in una condivisione profonda delle emozioni.

