Libri di Leonardo Arigone
Oltre l'«arché»
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2025
pagine: 230
Attraverso contributi che intrecciano riflessioni sulla filosofia, la politica e il linguaggio, questa raccolta di saggi esplora la storia e le trasformazioni di un concetto cardine del pensiero occidentale, l’arché, nei suoi significati di principio, fondamento e comando. Da Platone e Aristotele, che intesero l’arché come principio originario e fondamento essenziale, a Kant, che ne rielaborò il ruolo in ambito epistemologico, fino a pensatori contemporanei come Benjamin, Arendt e Schürmann, che ne decostruirono la pretesa di universalità per proporre modalità di pensiero decentrate e contingenti: il testo analizza la crisi della metafisica e traccia nuovi sentieri di indagine. Testi di: L. Arigone, A. Cavalletti, D. Di Cesare, F. Fronterotta, F. Guercio, F. Luzi, F. Rambaldini, N. Schneider, F.V. Tommasi, F. Vega.
Erich Auerbach e Walter Benjamin tra figura e Jetztzeit. Una considerazione teologico-politica
Leonardo Arigone
Libro
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 138
Nel 1892 Erich Auerbach e Walter Benjamin nascono nel quartiere berlinese di Charlottenburg da famiglie dell'alta borghesia ebraica. Dell'amicizia personale e della stima intellettuale tra i due rimangono diverse tracce nelle rispettive opere e sei lettere scambiate tra il 1935 e il 1937, nelle quali si conserva il ricordo di un passato ormai annichilito dal nazionalsocialismo. Contro l'abolizione della storia operata da quest'ultimo, rileggendo Paolo di Tarso e Dante, Auerbach e Benjamin formulano i concetti di figura, la prefigurazione del Nuovo Testamento nell'Antico, e di Jetztzeit, l'attualizzazione del passato nel presente. Figura e Jetztzeit delineano così costellazioni dialettiche tra finito e infinito, storia ed eternità, creazione e redenzione opposte al dualismo gnostico. L'accusa di gnosticismo che Jacob Taubes, pure ottimo lettore di Auerbach, muove a Benjamin, quindi, si rivela contraddittoria e lascia spazio a una diversa interpretazione del rapporto tra Benjamin e Auerbach già intuita da Giorgio Agamben.

