Libri di Anna Maria Hábermann
L'ultima lettera per Tibor
Anna Maria Hábermann
Libro: Libro in brossura
editore: Giuntina
anno edizione: 2001
pagine: 121
Una delicata storia d'amore si intreccia drammaticamente alla storia della Rivoluzione ungherese del '56. Filo conduttore del racconto è l'ultima lettera che Chiara scrisse, nel 1956, a Tibor, il giovane ungherese di cui era innamorata. La lettera, che non giunse mai a destinazione, verrà resa a Chiara, da un messo dell'ambasciata ungherese, solo dodici anni dopo. Rileggendola, Chiara rivive il passato e trascina il lettore in un' atmosfera carica di tensione che, attraverso una progressiva introduzione al clima politico dell'epoca, sfocerà nella Rivoluzione. In un crescendo, ritmato dalle trasmissioni radio che invocano l'aiuto dell'Occidente al popolo in rivolta contro l'occupazione sovietica, si giunge alla fuga di Chiara da Budapest.
Il labirinto di carta
Anna Maria Hábermann
Libro
editore: Proedi Editore
anno edizione: 2021
Viaggio della memoria attraverso le lettere di una famiglia scomparsa ad Auschwitz. Edizione arricchita con documenti, materiali inediti e un nuovo capitolo di questa avvincente storia.
Il labirinto di carta
Anna Maria Hábermann
Libro
editore: Proedi Editore
anno edizione: 2014
pagine: 208
"Nel titolo compaiono parole che mi riguardano: infatti sono l'ultima discendente della famiglia Hábermann, unica possibile voce narrante di una storia che, senza le mie ricerche e la mia testimonianza, sarebbe rimasta sepolta nel silenzio che l'ha sempre circondata. Una storia che mi è caduta addosso come un macigno, inattesa e travolgente, dopo la scomparsa dei miei genitori. Era il 1985 quando nel doppiofondo della cassaforte di casa ritrovai alcuni documenti che sollevavano il velo sul passato della mia famiglia. Per me, figlia unica, nata da una coppia cattolica, fu uno shock scoprire quante cose ignorassi su mio padre. Non riuscivo a capacitarmene. Mi pareva impossibile essere stata tenuta all'oscuro di tutto ciò che intuivo da certi foglietti scritti in ungherese, lingua che non avevo mai imparato. Missive con lo stemma della Croce Rossa indirizzate a papà, firmate da sua sorella, zia Inci. L'aver scoperto dall'incartamento del Ministero della Razza che mio padre era sulla lista delle persone da espellere dall'Italia per le sue origini ebraiche - fino a quel momento a me ignote - faceva sì che le parole "deportálásból, deportálva" assumessero un significato sinistro. Fu così che si spalancò davanti ai miei occhi il sipario su un dramma di cui non avevo avuto sentore, né fra le mura di casa, né fuori di esse. Ero costernata, incredula. Trascorsero altri quindici anni prima che affrontassi il mistero del silenzio con cui i miei genitori avevano tentato di proteggermi".
Il labirinto di carta
Anna Maria Hábermann
Libro
editore: Proedi Editore
anno edizione: 2010
pagine: 176
"Nel titolo compaiono parole che mi riguardano: infatti sono l'ultima discendente della famiglia Hábermann, unica possibile voce narrante di una storia che, senza le mie ricerche e la mia testimonianza, sarebbe rimasta sepolta nel silenzio che l'ha sempre circondata. Una storia che mi è caduta addosso come un macigno, inattesa e travolgente, dopo la scomparsa dei miei genitori. Era il 1985 quando nel doppiofondo della cassaforte di casa ritrovai alcuni documenti che sollevavano il velo sul passato della mia famiglia. Per me, figlia unica, nata da una coppia cattolica, fu uno shock scoprire quante cose ignorassi su mio padre. Non riuscivo a capacitarmene. Mi pareva impossibile essere stata tenuta all'oscuro di tutto ciò che intuivo da certi foglietti scritti in ungherese, lingua che non avevo mai imparato. Missive con lo stemma della Croce Rossa indirizzate a papà, firmate da sua sorella, zia Inci. L'aver scoperto dall'incartamento del Ministero della Razza che mio padre era sulla lista delle persone da espellere dall'Italia per le sue origini ebraiche - fino a quel momento a me ignote - faceva sì che le parole "deportálásból, deportálva" assumessero un significato sinistro. Fu così che si spalancò davanti ai miei occhi il sipario su un dramma di cui non avevo avuto sentore, né fra le mura di casa, né fuori di esse. Ero costernata, incredula. Trascorsero altri quindici anni prima che affrontassi il mistero del silenzio con cui i miei genitori avevano tentato di proteggermi".

