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Libri di A. Gigli (cur.)

I musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza

I musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza

Libro: Copertina morbida

editore: Skira

anno edizione: 2016

pagine: 112

I musei civici di Piacenza sono ospitati nel maestoso complesso architettonico che comprende il cinquecentesco palazzo dei duchi Farnese, signori di Piacenza dal 1545, e la cittadella trecentesca, eretta dai Visconti, che avevano consolidato il loro potere in città sin dall'inizio del XIV secolo. Il progetto del palazzo, voluto dalla figlia naturale dell'imperatore Carlo V di Spagna, Margherita d'Austria, e dal marito Ottavio Farnese, venne affidato a uno dei più celebri architetti del tempo, Jacopo Barozzi detto il Vignola, che stava lavorando alla villa di Caprarola per il gran cardinale Alessandro. I musei si sviluppano sui diversi piani del palazzo e comprendono: l'armeria, composta di circa 400 pezzi, le sale delle sculture e degli affreschi, i Fasti farnesiani, dipinti voluti dal duca Ranuccio II per celebrare i suoi illustri predecessori, le collezioni di vetri e ceramiche, il Museo del Risorgimento, la Pinacoteca, il Museo Archeologico e il Museo delle Carrozze, fra i più prestigiosi d'Italia, non solo per la varietà e la ricchezza dei pezzi presenti, ma soprattutto per la loro integrità. Tra le eccellenze troviamo il tondo di Sandro Botticelli, raffigurante la Madonna adorante il Bambino con san Giovannino, e il Fegato di Piacenza, modello in bronzo di fegato di pecora, rara testimonianza diretta di pratiche religiose etrusche, legato alla divinazione ad opera degli aruspici.
14,00 €

Il tondo di Botticelli a Piacenza

Il tondo di Botticelli a Piacenza

Libro: Copertina morbida

editore: 24 Ore Cultura

anno edizione: 2006

pagine: 157

Piacenza custodisce nel suo Museo Civico, ignorata da molti, da oltre un secolo e mezzo, una preziosa opera di Sandro Botticelli. Si tratta d'un superbo tondo, raffigurante una Madonna che, inginocchiata, adora il Bambino alla presenza del piccolo San Giovanni Battista, entro un magnifico roseto fiorito e contro un fondo di paesaggio che si perde in liquide e svaporanti lontananze. L'opera è documentata per la prima volta con sicurezza in un inventario, datato 1642, relativo ai beni di Federico II Landi, custoditi presso il Castello di Bardi sull'Appennino parmense: "un'ancona tonda con cornice grande a festoni dorata con Nostra Signora e Bambino". Non ne abbiamo più notizia fino al 1860, quando il castello passò al Demanio del Regno d'Italia: il tondo venne allora riscoperto ed assegnato alla città. Misteriose rimangono la committenza e la destinazione originaria dell'opera, e numerose sono state le ipotesi circa la cronologia del dipinto avanzate dagli studiosi. Ora, il restauro condotto nel 2004, accompagnato da una serie di sofisticate indagini diagnostiche, ci fornisce nuovi, preziosi elementi di conoscenza "materiale" del dipinto, come notizie sui restauri precedenti, sul sistema di costruzione della preziosa cornice intagliata e dorata, sulle tecniche esecutive e sulla natura dei pigmenti.
40,00 €

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